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I democratici. Obama è stato votato dal 37,5 percento degli elettori democratici, contro il
29,7 percento di John Edwards e il 29,4 percento dell’ex first lady. I sondaggi prevedevano un testa a testa serrato tra i tre principali candidati
democratici, ma il risultato finale potrebbe avere un significato politico più
profondo ed effetti più duraturi di un semplice primo round. Edwards era tradizionalmente
considerato il terzo incomodo, ma aveva fatto una campagna elettorale intensa
nell’Iowa puntando molte delle sue carte sullo stato soprannominato “il granaio
d’America”: in pratica, rischia di essere già fuori dalla corsa verso la nomination. La Clinton sapeva che il suo vantaggio nei sondaggi a livello nazionale non
valeva nell’Iowa, e ha sempre ritenuto Obama il suo vero rivale – il più carismatico,
nonché l’unico capace di tenerle testa nella raccolta fondi per la campagna elettorale.
“Votatemi perché sono la più esperta e la più indicata per far cambiare rotta
agli Usa”, era in sostanza il messaggio di Hillary. Ma con otto punti percentuali
di distacco dal vero rivale, per lei l’Iowa è stato un fiasco e ora non può permettersi
di perdere nel New Hampshire, dove i sondaggi prevedono (meglio: prevedevano,
in attesa dell’effetto Iowa) un fotofinish con Obama. La faccia funerea dell’ex
presidente Bill durante il discorso con cui Hillary ha ammesso la sconfitta diceva
tutto sull’umore del clan Clinton.
Trionfo inatteso nelle proporzioni. Barack Obama, invece, non poteva cominciare meglio e ha festeggiato con un comizio
di ringraziamento in cui ha dimostrato per l’ennesima volta di essere il candidato
più convincente quando parla in pubblico. “Dicevano che questo paese era troppo
diviso e insoddisfatto per tornare unito. Voi avete fatto quel che l'America potrà
fare nel 2008: proclamare che siamo un'unica nazione, un unico popolo e che è
arrivato il momento di cambiare”, ha detto Obama – quasi senza sorridere e con
deciso piglio presidenziale, come a dire: non vogliamo fermarci qui – scatenando
l’entusiasmo dei suoi fan. Tra di essi moltissimi giovani, a indicare una spaccatura
generazionale: il senatore dell’Illinois è stato votato dal 60 percento dei minori
di 25 anni, mentre la Clinton ha ottenuto la preferenza del 45 percento dei votanti
con più di 65 anni. Il successo di Obama è dovuto anche alla sua capacità di allargare
la base degli elettori alle urne, specialmente tra i giovani: si calcola che quest’anno
siano circa 220mila i democratici dell’Iowa che hanno partecipato ai caucus, contro
i 124mila di quattro anni fa. Trionfando nell’Iowa, stato dove solo due abitanti
su cento sono afro-americani, Obama ha anche cancellato i dubbi sulla sua capacità
di ottenere un consenso trasversale, per il timore che lui – figlio di padre kenyano
e madre bianca del Kansas – potesse essere considerato “troppo nero per i bianchi
e troppo bianco per i neri”.
I repubblicani. La sfida Clinton-Obama ha monopolizzato l’attenzione dei media: il loro duello
è più affascinante, e la società statunitense si aspetta che a novembre vinca
il candidato democratico. Ma ci sono anche i repubblicani. E tra loro ha vinto
facilmente (34 percento) l’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee, un ex pastore
battista fino a novembre praticamente sconosciuto nel resto degli Usa. Huckabee
aveva puntato forte sull’Iowa, e già a dicembre i sondaggi avevano evidenziato
il suo sorpasso ai danni di Mitt Romney, il mormone ex governatore del Massachusetts
che fino ad allora era il favorito indiscusso nel primo Stato ad andare al voto.
I forti valori cristiani impersonati da Huckabee sono stati decisivi nella sua
vittoria, dato che il 60 percento degli elettori nei caucus repubblicani dell’Iowa
si dichiara cristiano evangelico. Non potendo escludere un effetto-valanga in
suo favore dopo questo primo round vinto, Huckabee – nonostante la sua simpatia
e il suo messaggio populista – rimane però sfavorito nel resto d’America. Dispone
di meno soldi (in Iowa ha speso quattro volte meno di Romney) e ha idee economiche
e di politica estera vaghe, che lasciano perplessi i conservatori meno religiosi.
Sembra, in sostanza, un peso piuma rispetto a Obama (che non ha esperienza di
statista ma coniuga voglia di cambiamento e visione di un’America diversa) e alla
Clinton (che punta sulla sua esperienza “acquisita” da first lady e si è costruita una solida reputazione da senatrice di New York).
Le speranze degli altri repubblicani. Così, i repubblicani sconfitti guardano già alla rivincita nel New Hampshire.
Romney, che in Iowa ha ottenuto il 25 percento dei voti, prevale nei sondaggi
per le primarie di martedì ma il vantaggio su John McCain – terzo con il 13 percento
nei caucus – è minimo. L’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, che ha completamente
tralasciato l’Iowa ritenendo che le sue vedute relativamente progressiste su temi
come aborto e omosessualità non gli concedessero speranze in uno Stato così religioso,
tifa per vittorie alternate nelle primarie iniziali: così, contando di conquistare
la maggior parte degli oltre venti Stati che andranno al voto tra fine gennaio
e inizio febbraio, potrebbe far valere il suo vantaggio nei sondaggi a livello
nazionale.Alessandro Ursic