Dai pozzi alle quotazioni di mercato, il barile di greggio moltiplica il valore per sei, sette volte. Chi ci guadagna.
L'estrazione di un barile di greggio,
alla bocca del pozzo, costa fra uno e due dollari. La raffinazione
dieci, o poco più. Se i due dati sono veritieri, e lo sono
perché risultato di numerose inchieste, c'è un evidente
e stupefacente distanza fra il valore industriale dell'estrazione e
raffinazione e il valore finanziario del barile, che ha toccato, sul
mercato americano, quota cento dollari per poi perdere qualche punto.
Le profezie peggiori, quelle che indicavano negli anni passati la
salita del prezzo del greggio non si sono solo avverate, sono state
addirittura sorpassate dalla realtà. E fra le cause
dell'andamento del prezzo del petrolio ce ne è una che sta
prendendo il sopravvento: la finanziarizzazione delle materie prime e
l'effetto speculativo che si gioca sui mercati di fondi e titoli.

Andrea Di Stefano è giornalista
economico e direttore del mensile Valori, legato a Banca Etica. A
PeaceReporter ricostruisce gli
anelli della catena che sta causando l'aumento sproporzionato dei
prezzi, che si ripercuotono sulle economie nazionali, quindi sui
singoli cittadini-consumatori. La chiave sta nei contratti
futures,
contratti a termine con il quale una controparte si impegna ad
acquistare o vendere merci, titoli o valuta a una certa scadenza e a
un determinato prezzo. In un mercato che ha creato
originariamente i contratti
futures anche per proteggersi
dalla variazione de prezzi del petrolio e delle monete si è
verificata una trasformazione che ha dato spazio a strumenti per
compiere forti speculazioni
“Oggi sia all'indice Nimex di new
York, come all'Ipex di Londra sono operativi tanti soggetti che
comprano e vendono futures sul petrolio, ma che in realtà
non sono interessati all'acquisto della materia prima, quanto al
guadagno reso possibile da una dinamica speculativa”.
Un esempio?
“Il più clamoroso è
quello di un hedge fund ( fondi ad alto rischio) americano
fallito per una sbagliata speculazione sul prezzo del gas. Il Senato
degli Stati Uniti fece un'inchiesta e scoprì che questo fondo
aveva costituito e operato con posizioni che erano pari a un quarto
dell'intero consumo annuale di gas delle famiglie americane.
Evidentemente questa posizione speculativa permetteva guadagni
enormi, stimati in 10 milioni di dollari al mese. Ma il fondo fallì.
Questi mercati non sono regolamentati e non è da oggi che il
ministro tedesco delle finanze propone di mettere una tassa contro la
speculazione dei contratti futures, una sorta di Tobin tax.
Non ci sono dati precisi, perchè il Nimex non li rende
pubblici, ma secondo stime attendibili meno del 10 percento del
volume dei contratti futures, che si stipulano ogni giorno, prevede
la consegna reale del petrolio. Questo provoca una dinamica di
ripercussione gigantesca sui prezzi del mercato tradizionale”.
Chi c'è dietro a questi
fondi?
“Prevalentemente operatori del
settore privato, soprattutto hedge funds. Poi diversi fondi
di investimento, come quelli costituiti anche da banche famose come
l'Abn Amro, che ha creato strumenti finanziari sulle materie prime. E
poi le compagnie petrolifere, che non mancano certo di ricavarsi un
ruolo da protagonista in questo mercato, in cui hanno solo da
guadagnare. Non ci sono notizie su fondi sovrani, pubblici o semi
pubblici, anche se non è inverosimile che ve ne siano di area
mediorentale, perché quei paesi hanno accumulato negli ultimi
anni un'enorme liquidità, grazie a questo tipo di
speculazione. Una liquidità che investono in ogni settore”.
Perché
non esiste una regolamentazione del mercato finanziario legato alle
materie prime?
“Questa è una delle polemiche
più forti fra esponenti politici europei e banche centrali.
Esistono anche dei mercati senza regolamentazione (OTC Over the
counter) in cui è possibile costruire posizioni speculative
senza che nessuno ti controlli o ti fermi. È un problema
collettivo, internazionale, sul quale le autorità non riescono
a intervenire perché nell'ideologia de 'il mercato prima di
tutto' si sono sviluppati strumenti finanziari sempre nuovi che non
sono regolamentati e controllati. Si inizia ora a discutere di una
qualche forma di regolamentazione, ma fino a quando questo tema
rimane distante dall'opinione pubblica, c'è interesse a far sì
che il mercato si regolamenti da solo. Cosa che, evidentemente,
il mercato non è in grado di fare”.