03/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Le accuse di Sarkozy alla Siria portano alla rottura diplomatica. Sulla pelle del Libano
“La Siria ha deciso di porre fine alla cooperazione con la Francia per la soluzione della crisi libanese”. Walid al-Moallem, ministro degli Esteri siriano, si è fatto ieri portavoce del risentimento di Damasco verso il presidente francese Nicholas Sarkozy, incontrando il presidente Mubarak in Egitto, ha attaccato tre giorni fa il governo della Siria.

il ministro degli esteri siriano moallemRottura diplomatica. “La Francia non avrà più contatti con la Siria fin quando Damasco non avrà dato prova della sua volontà di lasciare che il Libano elegga in modo concordato un nuovo presidente”, ha dichiarato Sarkò, che da subito ha basato il suo appeal politico sulla fermezza e sull'allergia alle mezze misure.
Crisi diplomatica in atto, dunque, sull'asse Damasco – Parigi, anche se il tavolo della partita è il Libano, sempre più paralizzato dall'incapacità di eleggere un presidente della Repubblica.Il prossimo tentativo per trovare un accordo, che ormai in linea di massima pare raggiunto attorno alla figura del capo delle forze armate Michael Suleiman, andrà in scena al parlamento di Beirut l'11 gennaio prossimo, dopo 11 tentativi andati a vuoto e dopo che a fine novembre è scaduto il mandato di Emile Lahoud.
L'exploit di Sarkozy denota che la Francia ha perso la pazienza e che ritiene responsabile del blocco il fronte filo-siriano, vicino a Damasco come e quanto lo era prima che le truppe della Siria lasciassero il Libano nel 2005.

il presidente francese sarkozyPromesse e interessi. Non a caso, all'inizio di dicembre, Sarkozy aveva telefonato al presidente siriano Assad, chiedendo con chiarezza che Damasco la smettesse di interferire con la politica interna libanese. Il colloquio, considerate le dichiarazioni del primo cittadino di Francia, non deve essere andato per il meglio, anche se Moallem ha specificato ieri che era stato raggiunto un accordo tra i due presidenti.
Il nuovo presidente libanese sarebbe stato scelto con il consenso delle parti, dopo la formazione di un governo di unità nazionale, che avrebbe provveduto a una nuova legge elettorale. Per la Siria però, secondo quanto dichiarato ieri dal suo ministro degli Esteri, gli Stati Uniti remano contro, perché un accordo di questo genere non può prescindere dal consenso di Hezbollah. Gli Usa non vedono di buon occhio un coinvolgimento della milizia sciita filo-iraniana nei giochi di potere sul futuro del Libano, ma Hezbollah è una realtà della quale non è possibile non tener conto.

una seduta del parlamento libaneseNeo colonialismo. Lo screzio diplomatico, ancora una volta, ha sottolineato come esista ancora una forma invasiva da parte della grandi potenze d'intendere gli affari interni dei paesi ritenuti strategici. E il Libano non fa eccezione. Se infatti Sarkozy accusa la Siria di interferire nella vita libanese, tradisce allo stesso tempo l'assoluto coinvolgimento di Parigi nel destino di Beirut. La Francia, dopo la Prima Guerra mondiale e il dissolvimento dell'Impero Ottomano, governò il Libano fino al 1943, quando il 'paese dei cedri' ottenne l'indipendenza, anche se le truppe francesi abbandonarono il paese solo tre anni più tardi. Ma Beirut, non a caso chiamata la 'Parigi del Medio Oriente', restò il punto di riferimento della politica estera francese nel quadrante.
La Francia non è mai rimasta estranea alla politica interna libanese, anche durante gli anni della guerra civile (1975 – 1990), facendo spesso leva sui cristiani libanesi come elemento di garanzia dei propri interessi nel paese. Adesso Parigi ha anche rilevato il comando della missione Unifil, il contingente Onu inviato in Libano dopo la guerra tra Hezbollah e Israele del 2006.
L'atteggiamento neo gollista di Sarkozy lascia intravedere una Francia sempre più protagonista in politica estera, a cominciare dal Libano.

Christian Elia

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