Scontri tra polizia e sostenitori di Odinga a Nairobi, ma nel Paese la situazione migliora gradualmente
Si è conclusa con un fiasco la manifestazione organizzata dal leader dell'opposizione,
Raila Odinga, a Uhuru Park, nel centro della capitale Nairobi. “I manifestanti
arrivano da tutte le parti, ma la polizia ha cordonato il parco e non fa avvicinare
nessuno”, riferiva per telefono stamane a
PeaceReporter A.A., un somalo che preferisce rimanere anonimo per questioni di sicurezza.
“C'è polizia ovunque ma i suoi sostenitori sono già stati dispersi a colpi di
idranti e lacrimogeni”. Tanto che il leader dell'opposizione, poco dopo le 14.00
ora locale, ha preferito annullare il raduno. Nella città negozi e uffici sono
deserti, dappertutto uomini delle forze di sicurezza.

In vista dei già previsti incidenti, oggi Nairobi è una città fantasma. Poche
macchine per strada, poca gente a parte i manifestanti. “Molti negozi sono chiusi,
altri sono stati saccheggiati”, prosegue A.A. “Si vedono anche reparti scelti
dell'esercito, sono loro che stanno lanciando le cariche più pesanti contro i
civili. La situazione è tesa, ma tutto sommato migliore di quanto ci si potesse
aspettare”.
Negli slum la tensione rimane alta: “a Mathare e Kibera ci sono stati nuovi scontri
nella notte”, fa sapere a PeaceReporter S.K., un Luo costretto a lasciare la propria casa a séguito delle minacce ricevuta
da parte delle gang di ragazzi Kikuyu. “Stanotte sono venuti a bussare alla mia
porta, mi sono dovuto nascondere sotto il letto” prosegue. “Per fortuna mia moglie
parla Kikuyu fluentemente e li ha convinti ad andarsene. La polizia è riuscita
a portarmi via da Mathare, non potevo rimanere. Il mio Kikuyu stentato e la mia
pelle molto scura mi identificavano subito come un Luo”. Le due principali etnie
tra le 40 che compongono il Kenya, Kikuyu e Luo si accusano a vicenda di genocidio
e pulizia etnica e si scontrano ormai da giorni al fianco dei loro sostenitori,
il presidente Mwai Kibaki da una parte e Raila Odinga dall'altra, protagonisti
dell'elezione più contestata nella storia del Paese.

Nonostante le aperture da parte di entrambi gli schieramenti politici e le pressioni
della comunità internazionale, tra i due leader è guerra aperta. Odinga non vuole
rinunciare alla presidenza, alla luce dei brogli che hanno caratterizzato le elezioni
dello scorso 27 dicembre, da cui Kibaki è uscito vincitore con un margine di poco
più di 200.000 voti. “I tempi sono maturi per un incontro, è la gente che lo chiede”,
prosegue S.K. Intanto, si moltiplicano gli appelli, anche da parte del procuratore
generale del Kenya, per la creazione di una commissione indipendente che indaghi
sullo svolgimento delle elezioni.
L'onda lunga dei massacri avvenuti tra il weekend e sabato, in cui almeno 300
persone sarebbero morte negli scontri tra Kikuyu e Luo, sembra rifluire, tanto
da spingere il governo a sostenere che gli incidenti avrebbero colpito solo il
3 percento del Paese. Rimane però molto alto il numero degli sfollati, circa 100.000
secondo l'ultimo conteggio della Croce Rossa, molti dei quali senza assistenza.
Anche a Nairobi la situazione non è migliore: fonti di PeaceReporter hanno riferito che almeno 400 famiglie sarebbero accampate nei pressi dell'aeroporto,
sotto la protezione dell'esercito che ha alcune basi nella zona.