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Oltre un milione e mezzo di morti ogni anno fra Asia, Africa e America
Latina causati dai fumi che inquinano l’aria delle abitazioni.
Per l’Organizzazione mondiale della sanità il fumo causato
dall’utilizzo in casa di combustibili solidi è una delle quattro cause
principali di morte e malattia nei paesi in via di sviluppo. Per
esempio, secondo quanto riportato dalla rivista medica The Lancet ,
l’esposizione per tutto il giorno delle donne a stufe e fornelli
quadruplica il loro rischio di sviluppare malattie polmonari croniche
ostruttive, con progressiva difficoltà nella respirazione; inoltre, pur
essendo necessarie ancora ricerche, sono stati segnalati collegamenti
anche tra inquinamento domestico e basso peso dei bambini alla nascita,
mortalità infantile, cataratta e cancro.
Sulle pagine di The Lancet, Cowan Coventry, a capo della britannica
Intermediate Technology Development Group (ITDG) che a fine novembre
dello scorso anno ha pubblicato un rapporto sull’argomento e sulla
necessità di interventi urgenti, ha d’altra parte sottolineato come, a
causa della povertà, ben una persona su tre sia costretta a cucinare
accendendo piccoli fuochi proprio nel centro dell’abitazione, con
conseguente diffusione nell’aria dei prodotti nocivi di combustione.
Una possibilità per ridurre gli effetti tossici dei fuochi domestici
sarebbe passare a combustibili più sicuri da questo punto di vista,
come gas o cherosene, e attrezzare in modo adeguato l’abitazione, per
esempio prevedendo camini per le stufe e cappe per i fornelli. Ma se il
cambio di combustibile potrebbe migliorare l’aria respirata, è
indispensabile contemporaneamente affiancare la riorganizzazione delle
mura domestiche e l’utilizzo di strumenti sicuri, per non incorrere in
un altro tipo di incidenti, come le ustioni per l’esplosione di stufe a
gas o cottura dei cibi in zone a rischio. L’Iraq ne è un esempio.
«Uno dei principali problemi sanitari nel Nord Iraq è legato
all'altissimo numero di ustionati, adulti e bambini. Dall'inizio delle
attività chirurgiche nel 1997 al febbraio 2002 Emergency ha curato, nel
reparto ustionati pediatrici di Sulaymania, 3.021 bambini tra 0 e 12
anni e 1.993 in quello di Erbil (dove il reparto è stato aperto nel
maggio 2000)» spiega Donatella Farese, desk officer per i progetti Iraq
e Palestina di Emergency. «Si tratta, nel 90 per cento dei casi, di
incidenti domestici da liquidi bollenti (acqua, tè, latte) o esplosione
di stufe a gas. Le precarie condizioni di vita, inoltre, della maggior
parte delle famiglie dei villaggi costringono le donne a cucinare
usando mezzi di fortuna e direttamente sul pavimento: mete facilmente
raggiungibili per i bambini piccoli. Meno frequenti, ma dalle
conseguenze molto più gravi, sono le ustioni provocate dall’elettricità
o da sostanze chimiche. Si tratta di dati ancora più importanti se si
pensa alla percentuale dei decessi nel caso di ustionati adulti».
Parlando di ustioni negli adulti, vi è purtroppo anche un altro aspetto
da considerare. Il numero di donne ustionate è addirittura doppio
rispetto a quello degli uomini, e se questi ultimi sono quasi solo
vittime di incidenti, le prime scelgono anche questo terribile mezzo
per suicidarsi.
«I casi di suicidio femminile, sempre più frequenti, sono dovuti a
difficoltà sociali: povertà estrema, matrimoni forzati e spesso
violenti. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di giovani donne tra
i 15 e i 30 anni che - se non muoiono - sono costrette a tornare alla
dura vita di prima, completamente sfigurate e senza alcun supporto
psicologico. La grave situazione e la concreta impossibilità di
affrontarla da parte delle strutture locali hanno spinto le autorità di
entrambe le città a chiedere a Emergency di ampliare i criteri di
ammissione nei reparti ustionati. A giugno 2003 e luglio 2003 sono
state inaugurate le due nuove strutture per ustionati adulti. Ogni
struttura comprende tre corsie (due femminili e una maschile) e due
stanze per l'isolamento, per un totale di 20 posti letto, i servizi e
un reparto di fisioterapia» conclude Donatella Farese.