03/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Sono almeno 24mila i civili iracheni morti nel 2007. L'anno appena trascorso è stato anche quello con più vittime Usa: 899
''Le violenze in Iraq stanno diminuendo d'intensità, ma questo non toglie che per circa 24mila civili iracheni, per le loro famiglie e i loro amici, il 2007 sia stato un anno terribile''.
Questo il commento laconico che gli analisti di The Iraq Body Count (Ibc) hanno posto a margine del rapporto presentato ieri alla stampa.

Più di 80mila vittime civili. Ibc, un network di ricercatori universitari britannici e statunitensi, nato nel 2003 per calcolare l'impatto della guerra sui civili iracheni, monitora da quasi cinque anni il numero delle vittime non combattenti in Iraq. Restano quindi fuori dalle sue statistiche i miliziani armati, i militari della Coalizione e tutti coloro che, in qualche modo, sono parte in causa del conflitto iracheno. I ricercatori dell'Ibc si basano sulle testimonianze raccolte negli obitori, dalle organizzazioni non governative locali e da fonti giornalistiche in loco. E' evidente come il calcolo, che stima in almeno 87683 le vittime civili dall'inizio della guerra, nel marzo 2003, sia di gran lunga sottostimato.
Ma non per questo meno inquietante. Negli ultimi mesi, da più parti, si è sottolineato come il numero delle vittime e degli episodi di violenza sia calato grazie, secondo molti osservatori, a una migliore strategia di contenimento delle truppe straniere in Iraq. Per altri è invece un calo fisiologico della guerriglia ad aver ridotto il numero degli attacchi, mentre per altri ancora è l'innalzamento della qualità dell'addestramento di militari e poliziotti iracheni a portare dei buoni risultati.

Record di vittime militari Usa. La sostanza però, dopo cinque anni di guerra, quasi più della Seconda Guerra mondiale, è che in Iraq si continua a morire e altre 24mila vittime ne sono la testimonianza.
Stesso discorso per il fronte militare. Nei dati diffusi in occasione della fine del 2007, il comando militare Usa in Iraq ha reso noto che quello appena trascorso è stato l'annus horribilis per le truppe statunitensi in Iraq dall'invasione del paese nel 2003. Sono 899 i militari Usa morti negli ultimi dodici mesi, la cifra più alta dall'inizio della guerra.
Con loro, sale a 3904 il numero totale dei militari statunitensi che hanno perso la vita in Iraq dal 2003 a oggi, ai quali vanno sommati i militari di altri contingenti, che portano il numero delle vittime della Coalizione a 4211.
Più di 90mila morti dunque, senza contare tutti i guerriglieri dei quali nessuno tiene il conto. E senza contare che molti militari Usa sono stati dichiarati morti solo dopo un ultimo disperato volo verso gli ospedali militari statunitensi in Kuwait, in modo da non contabilizzarli nel conflitto in corso. Allo stesso modo restano esclusi dal conto tutti i civili morti che Ibc, per svariati motivi, non è riuscito a monitorare.

La guerra in casa. Ma non si muore solo al fronte. Secondo un'inchiesta del quotidiano statunitense Usa Today, pubblicata il 14 dicembre scorso, il 2007 è stato l'anno con il maggior numero di suicidi nelle forze armate Usa. Dall'inizio dell'anno al 27 novembre, sono 109 i soldati suicidi, secondo dati forniti dal Pentagono. Di questi sono 27 i suicidi avvenuti in Iraq e 4 quelli avvenuti in Afghanistan. Dal 1990, il maggior numero di suicidi (102) si era verificato nel 1992, dopo il primo conflitto in Iraq. La media del 2007 quindi, secondo la ricerca, è di 18,4 suicidi su 100mila, ed è la più alta da quando le forze armate hanno inaugurato questo tipo di statistica nel 1980. Tra i civili, la media è di 11 su 100mila (2004).
C'è davvero poco da festeggiare, anche perché nei discorsi di fine anno degli uomini più potenti della Terra, l'Iraq sembra finito in una sorta di dimenticatoio. Perfino nella corsa per le elezioni presidenziali negli Usa, l'Iraq non sembra più un argomento centrale.

Christian Elia

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