03/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Salta la consegna dei tre ostaggi. Le Farc e Chavez accusano Uribe di tramare contro l'accordo
“Venerdì notte le Farc hanno dato le coordinate al venezuelano Hugo Chávez e poco dopo l'esercito colombiano ha attaccato proprio quella zona. Questo è quanto. Alvaro Uribe mente quando dice che nella zona non si verificano operativi da settimane”. Gregorio Dionis, direttore di Radio Nizkor, ha le idee chiare su quanto sta accadendo in Colombia intorno all'annunciata liberazione dei tre ostaggi in mano alla guerriglia. E questa sicurezza gli deriva da prove concrete, più esattamente comunicati dell'esercito, l'ultimo del 26 dicembre scorso.

La madre di Clara Rojas con Hugo ChavezFallimento apparente. “Si tratta di ordini ufficiali che riguardano la IV divisione dell'esercito di stanza nella zona del Guaviare, dove avrebbe dovuto avvenire la liberazione di Clara Rojas, del suo figlioletto Emmanuel e della ex deputata Consuelo González – racconta il giornalista da anni impegnato nella difesa dei diritti umani –. Proprio lì, si sono verificati scontri pesantissimi, in particolare contro il blocco 39 delle Farc, che sembra essere quello incaricato di consegnare i tre ostaggi a Chávez”. Starebbe dunque qui la ragione dell'apparente fallimento della missione orchestrata dal presidente venezuelano, assieme a una missione internazionale e alla Croce Rossa, che però non demorde. “Gli emissari della Cruz Roja sono ancora lì, pronti a riprovarci. Bisogna vedere se Uribe lo permetterà”, precisa Dionis, che sposa la tesi di coloro che vedono in Alvaro Uribe il principale ostacolo a ogni tipo di scambio umanitario, sia che si tratti di 3 o di 45 prigionieri politici. “Uribe è corrotto, è il capo dei paramilitari, è un mafioso narcotrafficante e non ha nessuna intenzione di arrivare a nessun tipo di accordo di pace. E non lo dico io, lo dicono i fatti. Del suo entourage sono ormai 57 gli indagati per corruzione e per forti legami con paras e narcotraffico, e lui è colui che tira le fila. Come si può credere nella buona fede di un simile personaggio?”.

Marulanda, capo FarcFine anno amara. Per l'anziana madre di Clara Rojas, la speranza di riabbracciare finalmente la figlia, da quasi sei anni ostaggio delle Farc, e il nipote, nato tre anni fa in cattività da una relazione con un guerrigliero, è scemata l'ultimo giorno dell'anno: un comunicato della guerriglia destinato a Chávez annunciava che l'operazione era resa impossibile dal massiccio intervento militare dell'esercito colombiano. Una notizia che ha fatto andare su tutte le furie il presidente venezuelano, che ha accusato Uribe di essere “un bugiardo e di minare la terza fase delle operazioni di liberazione degli ostaggi”, decidendo però, in segno di buona volontà, di lasciare 4 elicotteri venezuelani a Villavicencio, la zona del sud del Guaviare dove avrebbe dovuto avvenire la consegna dei tre prigionieri.

L'altra tesi. La risposta di Bogotá non si è fatta attendere e ha scatenato un putiferio. La tesi di Uribe sarebbe, infatti, che le Farc avrebbero interrotto l'accordo perché in realtà non hanno più Emmanuel, il figlio di Clara, il quale dal 2005 si troverebbe in una struttura statale di accoglienza. “I terroristi delle Farc non hanno scuse. Hanno sempre utilizzato la bugia e l'inganno”, ha precisato il presidente Uribe al suo arrivo a Villavicencio. Il capo di stato colombiano è convinto che quel bambino sia in realtà un certo Juan David Gómez Tapiero, consegnato al Bienestar Familiar di San José del Guaviare nel giugno 2005 da José Gómez, un uomo che disse di essere uno zio. Una versione che si baserebbe sul fatto che Gómez sembra aver confessato alla Procura di non essere parente del piccolo, definendolo “un bambino delle Farc”. A sciogliere ogni dubbio saranno le prove del Dna che da più parti sono state richieste, familiari in testa.

Clara RojasDubbi. “E' una vicenda che non regge -   interviene Dionis  - perché è dal 30 novembre che il ministero della Difesa va divulgando questa notizia, ma Uribe l'ha fatta sua solo un mese più tardi. In tutto questo tempo, perché un esame che ha bisogno di pochi giorni non è stato ancora fatto? E in più, coloro che sposano questa tesi fanno riferimento a quanto avrebbe detto sul piccolo John Frank Pinchao, il poliziotto che è riuscito a scappare dalle Farc. La ferita a un braccio, le varie malattie conseguenza della malnutrizione e della scarsa igiene, tutte cose che Pinchao va raccontando soltanto adesso, e che mai cita né nel libro appena pubblicato né nelle centinaia di interviste rilasciate subito dopo la fuga. Non è strano?”.
Non resta che aspettare i risultati dell'esame del Dna, che sarà effettuato non solo dagli incaricati del governo, ma anche da un esperto indipendente voluto dalla famiglia.

Ancora speranza. Intanto, Chávez va dicendo che “l'operazione non è finita, sta solo entrando in una nuova tappa. Fino a che non ci espelleranno dalla Colombia, continueremo a sperare”. Uribe, invece, per dimostrare, contro molte evidenze, la sua buona volontà, ha accettato la proposta del ministro degli Esteri venezuelano, Nicolás Maduro, di ricavare un corridoio smilitarizzato per l'uscita degli ostaggi. “Andiamo a vedere quel che succederà – conclude il direttore di Radio Nizkor – Vediamo fino a che punto Uribe e i suoi paesi spalla, Spagna e Stati Uniti, avranno la faccia di continuare a giocare con la vita degli ostaggi”.
 

Stella Spinelli

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