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Fallimento apparente. “Si tratta di ordini ufficiali che
riguardano la IV divisione dell'esercito di stanza nella zona del
Guaviare, dove avrebbe dovuto avvenire la liberazione di Clara Rojas,
del suo figlioletto Emmanuel e della ex deputata Consuelo González
– racconta il giornalista da anni impegnato nella difesa dei
diritti umani –. Proprio lì, si sono verificati scontri
pesantissimi, in particolare contro il blocco 39 delle Farc, che
sembra essere quello incaricato di consegnare i tre ostaggi a
Chávez”. Starebbe dunque qui la ragione dell'apparente
fallimento della missione orchestrata dal presidente venezuelano,
assieme a una missione internazionale e alla Croce Rossa, che però
non demorde. “Gli emissari della Cruz Roja sono ancora lì,
pronti a riprovarci. Bisogna vedere se Uribe lo permetterà”,
precisa Dionis, che sposa la tesi di coloro che vedono in Alvaro
Uribe il principale ostacolo a ogni tipo di scambio umanitario, sia
che si tratti di 3 o di 45 prigionieri politici. “Uribe è
corrotto, è il capo dei paramilitari, è un mafioso
narcotrafficante e non ha nessuna intenzione di arrivare a nessun
tipo di accordo di pace. E non lo dico io, lo dicono i fatti. Del suo
entourage sono ormai 57 gli indagati per corruzione e per forti
legami con paras e narcotraffico, e lui è colui che tira le
fila. Come si può credere nella buona fede di un simile
personaggio?”.
Fine anno amara. Per l'anziana madre di Clara Rojas, la
speranza di riabbracciare finalmente la figlia, da quasi sei anni
ostaggio delle Farc, e il nipote, nato tre anni fa in cattività
da una relazione con un guerrigliero, è scemata l'ultimo
giorno dell'anno: un comunicato della guerriglia destinato a Chávez
annunciava che l'operazione era resa impossibile dal massiccio
intervento militare dell'esercito colombiano. Una notizia che ha
fatto andare su tutte le furie il presidente venezuelano, che ha
accusato Uribe di essere “un bugiardo e di minare la terza fase
delle operazioni di liberazione degli ostaggi”, decidendo però,
in segno di buona volontà, di lasciare 4 elicotteri
venezuelani a Villavicencio, la zona del sud del Guaviare dove
avrebbe dovuto avvenire la consegna dei tre prigionieri.
Dubbi. “E' una vicenda che non regge -
interviene Dionis - perché è dal 30 novembre che il ministero della
Difesa va divulgando questa notizia, ma Uribe l'ha fatta sua solo un
mese più tardi. In tutto questo tempo, perché un esame
che ha bisogno di pochi giorni non è stato ancora
fatto? E in più, coloro che sposano questa tesi fanno
riferimento a quanto avrebbe detto sul piccolo John Frank Pinchao, il
poliziotto che è riuscito a scappare dalle Farc. La ferita a
un braccio, le varie malattie conseguenza della malnutrizione e della
scarsa igiene, tutte cose che Pinchao va raccontando soltanto adesso,
e che mai cita né nel libro appena pubblicato né nelle
centinaia di interviste rilasciate subito dopo la fuga. Non è
strano?”. Stella Spinelli