07/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La distruzione del campo profughi, la difficile ricostruzione e l'attesa del ritorno

Il campo per profughi palestinesi di Nahr el Bared, a Tripoli, nel nord del Libano, che prima dell'estate 2007 ospitava oltre 30 mila profughi, oggi è un cumulo spopolato di macerie.

Il campo di Nahr el Bared oggiA partire da giugno Nahr el Bared è diventato un campo di battaglia tra le forze dell'esercito libanese e i miliziani di Fatah al Islam, un gruppo jihadista infiltrato nel campo, mentre i civili tentavano di fuggire, in prevalenza verso il vicino campo di Beddawi, ma anche verso i campi in periferia di Beirut e Sidone. La battaglia ha però reso difficile l'evacuazione dei civili, al punto che gil ultimi profughi riuscirono a lasciare il campo solo verso la fine di agosto. L'esercito ha bombardato il campo, poco più esteso di un chilometro quadro, da giugno fino al 2 settembre, data ufficiale della cessazione delle ostilità, ma la battaglia ha provocato numerose vittime, sia tra i civili che tra le forze armate. Queste ultime pare che abbiano perso circa 150 soldati.
Gallery: La distruzione di Nahr el Bared 
 

Matrimonio nel campo distruttoDalla fine di settembre fino al 10 ottobre, il campo è stato sigillato e posto sotto il controllo dell'esercito, che ha impedito a chiuque di entrare per valutare i danni. A inizio novembre le autorità hanno permesso alle prime famiglie, 5mila, di ritornare nel campo di Nahr el Bared. Ma il livello della distruzione ha impedito a molte di quelle di tornare a viverci, e anche le strutture temporanee allestite dall'agenzia per i profughi palestinesi delle Nazioni Unite, Unrwa, all'esterno del campo si sono rivelate inadeguate. Mentre dunque la gran parte degli abitanti del campo, profughi due volte, attende impaziente nei già affollatissimi campi di Beddawi e Ain el Helwe, infuriano le accuse contro l'esercito libanese, che secondo molti palestinesi e operatori umanitari sarebbe stato responsabile di buona parte dei saccheggi e delle distruzioni. Molte delle abitazioni sono state svaligiate, distrutte, e sui muri sono state trovate scritte minacciose contro i palestinesi, comunemente odiati da buona parte dei libanesi.
Gallery: Il ritorno dei primi profughi

Profuga a Beddawi trasporta materassiDiversi donatori internazionali e Ong locali hanno offerto fondi per consentire al più presto il ripristino del campo, e un comitato per la ricostruzione è stato istituito per sveltire le pratiche. Le donazioni più consistenti sono giunte dall'Arabia Saudita e dal partito di Hariri, Mustaqbal, oltre che dall'Unrwa. Tuttavia la ricostruzione del campo procede a rilento, lo ammettono le stessde Nazioni Unite, che però lamentano anche l'intransigenza dei profughi, che non accettano sistemazioni alternative al ritorno al loro campo. “Tornare a Nahr el Bared” è diventato per molti di loro uno slogan, come lo era “Tornare in Palestina”. Nel frattempo, però, cresce anche l'insofferenza della popolazione dei campi verso i profughi, molte delle strutture di accoglienza sono state allestite nelle scuole, e questo ha reso impossibile l'attività didattica fino ai primi di dicembre.
Gallery: I profughi sono ancora a Beddawi 
 

Naoki Tomasini

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