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Il campo per profughi palestinesi di Nahr el Bared, a Tripoli, nel
nord del Libano, che prima dell'estate 2007 ospitava oltre 30 mila
profughi, oggi è un cumulo spopolato di macerie.
Dalla
fine di settembre fino al 10 ottobre, il campo è stato
sigillato e posto sotto il controllo dell'esercito, che ha impedito a
chiuque di entrare per valutare i danni. A inizio novembre le
autorità hanno permesso alle prime famiglie, 5mila, di
ritornare nel campo di Nahr el Bared. Ma il livello della distruzione
ha impedito a molte di quelle di tornare a viverci, e anche le
strutture temporanee allestite dall'agenzia per i profughi
palestinesi delle Nazioni Unite, Unrwa, all'esterno del campo si sono
rivelate inadeguate. Mentre dunque la gran parte degli abitanti del
campo, profughi due volte, attende impaziente nei già
affollatissimi campi di Beddawi e Ain el Helwe, infuriano le accuse
contro l'esercito libanese, che secondo molti palestinesi e operatori
umanitari sarebbe stato responsabile di buona parte dei saccheggi e
delle distruzioni. Molte delle abitazioni sono state svaligiate,
distrutte, e sui muri sono state trovate scritte minacciose contro i
palestinesi, comunemente odiati da buona parte dei libanesi.
Gallery: Il ritorno dei primi profughi
Diversi
donatori internazionali e Ong locali hanno offerto fondi per
consentire al più presto il ripristino del campo, e un
comitato per la ricostruzione è stato istituito per sveltire
le pratiche. Le donazioni più consistenti sono giunte
dall'Arabia Saudita e dal partito di Hariri, Mustaqbal, oltre che
dall'Unrwa. Tuttavia la ricostruzione del campo procede a rilento, lo
ammettono le stessde Nazioni Unite, che però lamentano anche
l'intransigenza dei profughi, che non accettano sistemazioni
alternative al ritorno al loro campo. “Tornare a Nahr el Bared” è
diventato per molti di loro uno slogan, come lo era “Tornare in
Palestina”. Nel frattempo, però, cresce anche l'insofferenza
della popolazione dei campi verso i profughi, molte delle strutture
di accoglienza sono state allestite nelle scuole, e questo ha reso
impossibile l'attività didattica fino ai primi di dicembre.Naoki Tomasini