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I sintomi della malattia sono simili a quelli dell’influenza: tosse,
febbre e anche polmonite. Queste caratteristiche la rendono simile
anche alla Sars, la malattia respiratoria acuta comparsa per la prima
volta in Cina: passata anch’essa dall’animale, verosimilmente un
roditore (zibetto), all’uomo, ha tenuto con il fiato sospeso il mondo
intero da febbraio fino a luglio dello scorso anno, tornando a far
parlare di sé per la comparsa di nuovi casi nelle ultime settimane.
Il Vietnam rivive quindi la paura di quei mesi, quando furono
registrati nel Paese i primi casi di Sars, segnalati dal medico
italiano Carlo Urbani, morto poi per quella malattia il 29 marzo 2003.
Un mese dopo la scomparsa di Urbani, l’Organizzazione Mondiale della
Sanità ( Oms )dichiarava il Vietnam libero dall’infezione, e ora il
Paese si trova ad affrontare questa nuova e diversa epidemia.
Il virus dell’influenza dei polli era già comparso nel 1997 a Hong
Kong: allora i morti furono sei su 18 casi. La sua mortalità, cioè il
numero di decessi causati dalla malattia rispetto alle persone
infettate, è molto alta, superiore a quella della Sars (per la quale
sono stati calcolati circa 800 decessi in tutto il mondo su quasi 8.500
persone infettate).
Dati questi numeri, ciò che preoccupa l’Oms e che potrebbe rendere la
malattia più contagiosa e peggiore della polmonite atipica, è che il
virus dell’influenza dei polli possa in qualche modo unirsi ai virus
dell’influenza umana, acquisendone alcune caratteristiche e potendo
così diffondersi da uomo a uomo.
Per ora comunque, questa possibilità di contagio non si è verificata.
Nel frattempo, in Vietnam, due milioni di polli sono morti per la
malattia o sono stati uccisi per impedirne la diffusione.
Alcuni casi di influenza avicola sono stati segnalati fra gli
animali anche in Sud Corea e in Giappone, dove sono state messe in
atto analoghe misure di prevenzione.