Il giornalista pachistano Ahmad Ejaz parla della fine del sogno di democrazia per tutti i pachistani laici
di gianluca Ursini
“E' stata una emozione troppo forte. Sono amareggiato, era l'unica speranza per
tutti i pachistani che credono nella democrazia”
Ahmad Ejaz Al telefono ha una voce commossa, ed è facile capirlo. A due settimane dalla
prima intervista con
PeaceReporter, per il suo Paese è stato un avvicendarsi di avvenimenti tragici. Benazir Bhutto
è stata uccisa da poche ore. “Rientro ora da una manifestazione davanti l'ambasciata
pachistana a Roma, eravamo una cinquantina ad esprimere il nostro dolore, elaborare
il lutto. Parecchi reggevano dei cartelloni, scritti in hurdu, inglese e italiano:
“La Morte di un sogno: la democrazia”. Non può immaginare quante persone mi hanno
chiamato in questa giornata, in lacrime, telefonando da Bergamo Vicenza Bolzano,
tutte le comunità in cui si riuniscono i 70mila pachistani che vivono in Italia”.
“Giovedì Guardavo la tv pachistana e mi sono messo a piangere. Non riesco più a sentire
le assurdità che era venuto a dire in tv il portavoce del Governo. Musharraf ha
commesso un ultimo errore fondamentale: ha accusato pubblicamente dell'attentato
i talebani, mentre il Partito di Benazir ha detto chiaramente che sono delle frange
del governo ad aver pianificato l'attentato..”
Poco credibile che siano stati i talebani o Al Qaida?
“Se volevano proprio uccidere la Bhutto, che oltretutto era uno dei pochi interlocutori
credibili che rimanevano per i talebani pachistani, perché non l'hanno fatto nei
suoi otto anni di esilio a Dubai? Lì la famiglia Bin Laden è di casa. Le imprese
di costruzione dei Laden hanno costruito mezzi Emirati.. I sauditi si muovono
come nel giardino di casa a Dubai: avrebbero potuto ucciderla in qualsiasi momento..”
Quali le sue reazioni dopo la notizia?
“Non ci volevo credere, speravo che Benazir Bhutto fosse solo ferita e potesse
sopravvivere; io non mi considero un sostenitore del Ppp, ma tutti abbiamo pianto
per il suo omicidio, è stata la fine della speranza di una nazione democratica
per tutti noi. E' il giorno più triste”
Anche chi come lei non appoggia il Ppp, quindi..
“Benazir adesso si stava presentando con una nuova immagine, rispetto ai suoi
due primi mandati, rovinati dalle accuse di corruzione. Voleva farsi vedere come
una donna autonoma, anche rispetto alla figura del padre. Una politica di statura
mondiale che aveva allacciato ottimi rapporti sia con l'Unione europea, che con
gli Stati Uniti (Democratici e Repubblicani), come pure l'India, ma soprattutto
ottimi relazioni con la diaspora dei nostri 70 milioni di emigrati”
Chi può prendere il suo scettro?
“Nessuno, per adesso. In famiglia, la suocera è troppo anziana e malata, anche
se è una persona eccezionale (Nusrat ha fatto da reggente nel partito dopo l'arresto
e l'esecuzione del padre di Benazir, Zulfiqar ndr) mentre i figli sono giovani,
il maggiore ha 19 anni, ma soprattutto sono cresciuti nel terrore, non potrebbero
assumersi questa responsabilità. Anche nel partito, tutti i funzionari sono cresciuti
all'ombra della famiglia Bhutto,e ora saranno disorientati. Il Ppp come partito
si è sviluppato con il Martirio come primo valore..”
Curiosa coincidenza, i Bhutto sono sciiti, hanno il culto del martirio, in primis del profeta Ali..
“Esatto. Ma adesso io sono molto preoccupato per il futuro del mio Paese. La
situazione è imprevedibile. Temo che ritorni la legge marziale, anche se sarebbe
la fine per Musharraf. Ma comunque il generale Musharraf si è oramai compromesso
per non aver saputo combattere i talebani quando era il momento, e per come sta
gestendo la crisi, malissimo”
Non è la fine del regime militare..
“No, purtroppo a questo punto prevedo ancora per parecchi anni un regime comandato
dalle divise.. Il successore naturale di Musharraf secondo me è Ashfaq Kyiani,
che sta mantenendo un profilo basso, molto adatto a non farsi sommergere dalla
situazione. All'apparenza è una persona molto umile, ma ha un curriculum di tutto
rispetto. Si è formato nelle migliori accademie militari Usa..
Ed è molto vicino agli ambienti di governo Usa, come il vice capo della diplomazia
John Negroponte.
“Assolutamente. E' una garanzia per gli Stati Uniti, e per la prosecuzione dei
nostri ottimi rapporti con Washington”.
Per il suo Paese vede nero. E per il Ppp, che futuro prevede?
“Per il Pakistan è un terribile momento. A Karachi la situazione è esplosiva.
E io ho molta paura per i miei familiari che sono lì. Hanno di nuovo tagliato
ogni comunicazione, sia sulle linee fisse, che con i cellulari. Da due giorni
non riusciamo a parlare con le nostre famiglie in Pakistan. Il partito Popolare,
è una formazione che senza i Bhutto non avrà più ragione di esistere. Credo abbiano
esaurito la loro carica politica. Con l'annuncio che non concorreranno a queste
elezioni, difficile che li vedremo più per molti anni sulla ribalta. Ma il loro
capitale di voti, politico, non si disperderà: c'è una grossa novità in Pakistan,
il movimento degli avvocati. Sono loro che prenderanno il testimone di Benazir
per un Pakistan laico e democratico”.