28/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Parlamento serbo approva una risoluzione che sgancia il Kosovo dall'adesione a Ue e Nato
“Qualsiasi trattato venga firmato dalla Serbia, incluso l'Accordo di Associazione e Stabilizzazione con l'Unione europea deve rispettare il principio del mantenimento della sua sovranità e integrità territoriale”. Letto, visto e approvato ieri dal Parlamento serbo, con 220 voti a favore, 14 contrari e tre astenuti.

kostunica e tadicSul Kosovo non si tratta. L'Assemblea di Belgrado ha quindi approvato a larga maggioranza il testo proposto dal governo, che in termini eleganti ribadisce la posizione tenuta al negoziato in Austria sullo status del Kosovo dal presidente Tadic e dal primo ministro Kostunica. La Serbia, sul Kosovo, non tratta. Non sarà l'adesione all'Ue la contropartita politica che Belgrado accetterà come 'risarcimento' per l'indipendenza della provincia serba a maggioranza albanese.
Nella stessa risoluzione approvata ieri si specifica che lo stesso discorso vale anche per la Nato. Quindi nessuna adesione al Patto Atlantico se verrà, secondo Belgrado, violata la sovranità territoriale della Serbia. Il Parlamento serbo ha anche ribadito di ritenere 'illegale' la missione civile (che dovrebbe essere composta da almeno 1800 uomini, tra poliziotti e magistrati), approvata il 14 dicembre scorso a Lisbona dai capi di Stato e di governo dell'Ue, che dovrebbe rimpiazzare la Nato in Kosovo. Almeno fino a quando questa missione non sarà approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove Belgrado conta sul veto della Russia.

d'alemaAtteggiamenti e convinzioni. “La nostra posizione non è cambiata. Per noi la Serbia ha una prospettiva europea, come tutti gli altri stati dei Balcani occidentali. La questione dell'integrazione europea della Serbia non è legata allo status del Kosovo”, ha prontamente dichiarato un portavoce della Commissione europea. In realtà, anche se nessuno lo dice, è vero il contrario. Al punto che quella che potremmo definire la 'dottrina D'Alema', visto che ha uno dei più agguerriti sostenitori dell'idea è proprio il ministro degli Esteri italiano, prevede proprio l'integrazione Ue della Serbia come bilanciamento alla perdita del Kosovo. Strategia seguita fino alle estreme conseguenze, almeno stando alle velenose dichiarazioni (soprattutto contro l'Italia) rilasciate dalla ex procuratrice capo del Tribunale Penale internazionale Carla Del Ponte, che a fine mandato ha chiaramente detto che il governo serbo protegge i criminali Karadzic e Mladic e che Bruxelles ormai, pur di porre fine al contenzioso sul Kosovo, è decisa a dimenticare. Inoltre il 22 gennaio prossimo, con il secondo turno il 3 febbraio, in Serbia si terranno le presidenziali. L'Ue non ha alcuna intenzione di consegnare la vittoria ai radicali di Seselj e punta a offrire ai politici serbi la carta dell'adesione Ue per accontentare l'opinione pubblica serba.
Allora perché il voto di ieri? La sensazione è che sia Tadic che Kostunica hanno capito da tempo che l'amaro calice andrà bevuto, ma contano di farlo dopo aver mostrato di averle tentate tutte.

Christian Elia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità