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Sul
Kosovo non si tratta. L'Assemblea di Belgrado ha quindi approvato
a larga maggioranza il testo proposto dal governo, che in termini
eleganti ribadisce la posizione tenuta al negoziato in Austria sullo
status del Kosovo dal presidente Tadic e dal primo ministro
Kostunica. La Serbia, sul Kosovo, non tratta. Non sarà
l'adesione all'Ue la contropartita politica che Belgrado accetterà
come 'risarcimento' per l'indipendenza della provincia serba a
maggioranza albanese.
Atteggiamenti
e convinzioni. “La nostra posizione non è cambiata. Per
noi la Serbia ha una prospettiva europea, come tutti gli altri stati
dei Balcani occidentali. La questione dell'integrazione europea della
Serbia non è legata allo status del Kosovo”, ha prontamente
dichiarato un portavoce della Commissione europea. In realtà,
anche se nessuno lo dice, è vero il contrario. Al punto che
quella che potremmo definire la 'dottrina D'Alema', visto che ha uno
dei più agguerriti sostenitori dell'idea è proprio il
ministro degli Esteri italiano, prevede proprio l'integrazione Ue
della Serbia come bilanciamento alla perdita del Kosovo. Strategia
seguita fino alle estreme conseguenze, almeno stando alle velenose
dichiarazioni (soprattutto contro l'Italia) rilasciate dalla ex
procuratrice capo del Tribunale Penale internazionale Carla Del
Ponte, che a fine mandato ha chiaramente detto che il governo serbo
protegge i criminali Karadzic e Mladic e che Bruxelles ormai, pur di
porre fine al contenzioso sul Kosovo, è decisa a dimenticare.
Inoltre il 22 gennaio prossimo, con il secondo turno il 3 febbraio,
in Serbia si terranno le presidenziali. L'Ue non ha alcuna intenzione
di consegnare la vittoria ai radicali di Seselj e punta a offrire ai
politici serbi la carta dell'adesione Ue per accontentare l'opinione
pubblica serba.Christian Elia