28/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel Paese si assaltano banche, sedi di partito e stazioni ferroviarie
di gianluca Ursini
 
La mano dura dei militari prova a restaurare l'ordine tra i 160 milioni di pachistani, dopo il caos che aveva seguito la rabbia e il cordoglio per la morte di Benazir Bhutto.
 
scontri ieri a Lahore I morti accertati Dalla mattinata di venerdì 28 sono più di 30. Fonti governative nel pomeriggio di venerdì hanno portato a contare 31 morti negli scontri tra poliziotti e sostenitori del Ppp. Una ventina sono anche le banche finora date alle fiamme nel Sud. Le stazioni ferroviarie incendiate sono almeno una dozzina nel solo Sindh e una trentina i vagoni bruciati, dopo aver fatto scendere i passeggeri. Innumerevoli i bus pubblici e i semplici negozi per strada dati alle fiamme. Almeno tre sedi, lungo tutto il Paese, del partito di Pervez Musharraf sono state distrutte dagli infuriati sostenitori del Partito Popolare. La Lega Musulmana del Pakistan, frazione Q (questo il nome del partito del dittatore) ha subito attacchi a Karachi e Peshawar, oltre che Rawalpindi. Un candidato alle elezioni di martedì 8 gennaio è stato anche ucciso a Nord Ovest, nella valle di Swat, insieme con tre suoi sostenitori, dopo un comizio della Lmp-Q. Il fatto però non sembra correlato all'assassinio della leader Popolare, bensì ai disordini che hanno portato ad un mese di coprifuoco nello Swat a cavallo tra novembre e dicembre.
 
la polizia pattuglia KarachiLa rabbia. Nella notte gli scontri tra polizia e rivoltosi hanno lasciato due dozzine di feriti e cinque morti. Anche un poliziotto è stato ucciso in scontri nella notte nella megalopoli affacciata sul golfo del Bengala, dove circa dieci caserme di polizia sono state distrutte. In mattinata si è saputo anche d'altri quattro manifestanti morti a Hyderabad, terza città del Punjab. Nel nord della regione si erano registrati altri 16 morti in vari scontri, durante il funerale di Benazir. Nel pomeriggio la conta veniva aggiornata a 31 morti solo nel Sindh. Stamani sono ripresi i raid. A bruciare tre banche nella sola Karachi è stata un a folla di circa 5mila sostenitori del Ppp. Nella quinta città del Punjab, Multan, circa 7mila uomini hanno distrutto sette banche, tre pompe di benzina e due caserme della polizia, prima di venire caricati con gas lacrimogeni. Le cariche della polizia hanno ferito cinque manifestanti a Karachi nella giornata di venerdì, finora. Il servizio dei treni tra Karachi e la frontiera est del Paese, e tutto il Punjab è stato interrotto – ha detto il portavoce delle ferrovie Mohammed Kashkheli – perchè una decina di stazioni tutto intorno il Sindh sono in fiamme. Addirittura i binari che portano alla frontiera indiana sono stati divelti. Nella capitale Islamabad a protestare erano solo un migliaio, che hanno bloccato i quartieri commerciali della città bruciando roghi di copertoni per strada. Gridando “Benazir è ancora viva, con noi”, circa 4mila uomini del Pp a Peshawar, capoluogo della Frontiera di Nord Ovest, hanno assalito la sede locale della LmP-Q di Musharraf, saccheggiandola. La folla si è poi diretta verso gli uffici del partito musulmano maggioritario nella Provincia, devastandolo.
 
Benazir un mese faIl cordoglio Il primo ministro Mohammedmian Sumro ha ribadito che i tre giorni di lutto nazionale indetti dal presidente Musharraf non sposteranno la data delle elezioni. Il partito Popolare del Pakistan di Benazir ha invece indetto 40 giorni di lutto. Per impedire disordini con i circa 200mila supporter di Benazir che stanno accorrendo al mausoleo di famiglia ad onorare la salma, il capo dei Rangers della regione del Sindh (da cui provengono i Bhutto) Asad Ali, ha detto di aver ordinato ai suoi uomini di “sparare a vista” su ogni manifestante che dia in escandescenze o non marci compostamente verso la veglia funebre. Gli agenti schierati in tutto il Sindh sono 16mila, di cui 10mila nella sola Karachi, capoluogo e città più popolosa del Paese con 15 milioni d'abitanti. Il corteo funebre è partito dal villaggio d'origine dei Bhutto, Naudero, con una bara di mogano avvolta nel drappo verde, rosso e nero del Partito Popolare. Garhi Khuda Baksh è il nome del sito del mausoleo, vicino il villaggio di Larkana. Lì riposavano già i corpi del padre di Benazir, Zulfiqar, impiccato dai militari, e dei suoi due fratelli Shanahnwaz e Murtaza, uccisi da mani misteriose. Un pezzo di storia pachistana. Una storia di lutti e rabbie represse, e sospetti. Nella redazione di Karachi del giornale 'Asia times', è arrivata la fantomatica rivendicazione di tale Mustafa Abu el Yazdi, sedicente “capo della rete di Al Qaida” nel Pakistan, che avrebbe detto “abbiamo 'terminato' il maggiore 'asso nella manica' americano nel Paese”.
 

Gianluca Ursini

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