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I morti accertati Dalla mattinata di venerdì 28 sono più di 30. Fonti governative nel pomeriggio
di venerdì hanno portato a contare 31 morti negli scontri tra poliziotti e sostenitori
del Ppp. Una ventina sono anche le banche finora date alle fiamme nel Sud. Le
stazioni ferroviarie incendiate sono almeno una dozzina nel solo Sindh e una trentina
i vagoni bruciati, dopo aver fatto scendere i passeggeri. Innumerevoli i bus pubblici
e i semplici negozi per strada dati alle fiamme. Almeno tre sedi, lungo tutto
il Paese, del partito di Pervez Musharraf sono state distrutte dagli infuriati
sostenitori del Partito Popolare. La Lega Musulmana del Pakistan, frazione Q (questo il nome del partito del dittatore) ha subito attacchi a Karachi e Peshawar,
oltre che Rawalpindi. Un candidato alle elezioni di martedì 8 gennaio è stato
anche ucciso a Nord Ovest, nella valle di Swat, insieme con tre suoi sostenitori,
dopo un comizio della Lmp-Q. Il fatto però non sembra correlato all'assassinio della leader Popolare, bensì
ai disordini che hanno portato ad un mese di coprifuoco nello Swat a cavallo tra
novembre e dicembre.
La rabbia. Nella notte gli scontri tra polizia e rivoltosi hanno lasciato due dozzine di
feriti e cinque morti. Anche un poliziotto è stato ucciso in scontri nella notte nella megalopoli affacciata
sul golfo del Bengala, dove circa dieci caserme di polizia sono state distrutte.
In mattinata si è saputo anche d'altri quattro manifestanti morti a Hyderabad,
terza città del Punjab. Nel nord della regione si erano registrati altri 16 morti in vari scontri, durante
il funerale di Benazir. Nel pomeriggio la conta veniva aggiornata a 31 morti solo nel Sindh. Stamani sono ripresi i raid. A bruciare tre banche nella sola Karachi è stata un a folla di circa 5mila sostenitori
del Ppp. Nella quinta città del Punjab, Multan, circa 7mila uomini hanno distrutto
sette banche, tre pompe di benzina e due caserme della polizia, prima di venire
caricati con gas lacrimogeni. Le cariche della polizia hanno ferito cinque manifestanti
a Karachi nella giornata di venerdì, finora. Il servizio dei treni tra Karachi
e la frontiera est del Paese, e tutto il Punjab è stato interrotto – ha detto
il portavoce delle ferrovie Mohammed Kashkheli – perchè una decina di stazioni
tutto intorno il Sindh sono in fiamme. Addirittura i binari che portano alla frontiera
indiana sono stati divelti. Nella capitale Islamabad a protestare erano solo un
migliaio, che hanno bloccato i quartieri commerciali della città bruciando roghi
di copertoni per strada. Gridando “Benazir è ancora viva, con noi”, circa 4mila
uomini del Pp a Peshawar, capoluogo della Frontiera di Nord Ovest, hanno assalito
la sede locale della LmP-Q di Musharraf, saccheggiandola. La folla si è poi diretta
verso gli uffici del partito musulmano maggioritario nella Provincia, devastandolo.
Gianluca Ursini
Parole chiave: Benazir, Musharraf, Sharif, Lega Musulmani pachistani, frazione N, Lega Musulmani Pachistani frazione Q, Larkana, Karachi