13/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Sempre più preoccupante la diffusione del neonazismo. Non solo tra i giovani disoccupati

Khursheda SultanovaI russi li chiamano spregiativamente ciornie, ‘neri’. Sono i non-slavi, gli immigrati provenienti dalle repubbliche ex sovietiche del Caucaso e dell’Asia centrale, e gli zingari rom. Sono le vittime predestinate della violenza razzista degli skinhead russi, giovani balordi che girano in gruppo per le città russe compiendo impunemente aggressioni ai danni di chiunque abbia capelli, carnagione e occhi neri. L’ultimo episodio è di pochi giorni fa, quando una bambina tagica di nove anni, Khursheda Sultanova, è stata aggredita e accoltellata a morte nel centro di San Pietroburgo, la stessa città in cui nell’ottobre scorso una piccola rom di sei anni era stata picchiata a morte fuori da una stazione ferroviaria. Nella sola ex Stalingrado si calcola ci siano oltre 20 mila skinhead!
 
Un'immigrata caucasicaMa a Mosca le cose non vanno meglio. Nei mercati cittadini, dove le bancarelle sono gestite in gran parte da immigrati caucasici e centrasiatici, i raid degli skinhead armati di spranghe e bastoni sono la norma. La polizia non interviene mai, e quando lo fa è solo per difenderli in caso di reazione da parte degli aggrediti. Anche perché, quando non sono gli skinhead, è la stessa polizia a compiere retate e rastrellamenti. Le chiamano ‘operazioni di pulizia’. Anche queste avvengono nei mercati, ma soprattutto nei dormitori di periferia. Gli agenti mascherati o in tenuta antisommossa prelevano tutti gli immigrati e li portano nelle centrali: là li immobilizzano faccia a terra, e poi calci, pugni e manganellate.
 
Arresto di un immigrato caucasicoQuesto fenomeno ha assunto dimensioni preoccupanti soprattutto in relazione alla guerra in Cecenia, o meglio agli attentati attribuiti ai separatisti ceceni (ma dietro ai quali molti intravedono lo zampino dei servizi segreti russi) che negli ultimi anni hanno causato centinaia di morti provocando un’ondata di xenofobia senza precedenti. Sentimenti nati sulla scia del terrore e dell’orrore, e rafforzati dai razzistici e vendicativi proclami delle autorità di governo che puntualmente fanno seguito a queste stragi. Dopo l’attentato alla metropolitana di Mosca del 6 febbraio la polizia ha tappezzato le città russe di identikit di improbabili sospetti dai tratti marcatamente caucasici, accompagnati dall’invito alla popolazione affinché venga segnalato alle autorità ogni caucasico dall’atteggiamento sospetto. Ma non è solo la polizia a spalleggiare gli skinhead, i quali sono organizzati e irrigimentati in vari movimenti paramilitari estremisti della destra neo-nazista ultranazionalista e xenofoba.
 
Militante dell'RneIl principale partito neo-nazista russo è l’Unità Nazionale Russa (Rne) di Alexander Barkashov, che ha per simbolo una svastica rossa sovrapposta alla croce diagonale di Sant’Andrea, simbolo che spicca sulle fasce rosse che i suoi militanti portano al braccio in occasione delle manifestazioni pubbliche. E’ un movimento semiclandestino molto forte, con sedi in tutta la Russia e con un largo seguito tra i giovani disoccupati e poveri delle grandi metropoli russe. Il secondo movimento neo-nazista russo, in termini di seguito e strutture, è il Partito Nazional-Socialista Russo di Konstantin Kasimovsky, che si richiama apertamente all’ideologia hitleriana. Come simbolo ha una croce nera che richiama il labarum, l’anagramma cristico (PX), con la croce diagonale di Sant’Andrea sullo sfondo, nera su campo rosso. Sul fronte dell’ultradestra religiosa c’è poi il Fronte Nazional-Patriottico Pamyat di Dimitry Vasiliev, che si richiama alle radici cristiano-ortodosse della ‘Grande Madre Russia’ mischiando fondamentalismo religioso e nostalgie zariste. Il suo simbolo è infatti l’aquila bicefala dello Zar con al centro un’icona di Cristo circondata dai bracci di una svastica. Questa formazione predica l’antisemitismo e l’odio verso tutti i non-slavi. Sono le stesse accuse mosse ai nazional-comunisti dell’ambiguo Partito Nazional-Bolscevico di Eduard Limanov, anche se loro si professano anti-razzisti. Il loro simbolo è come la bandiera nazista, ma con falce e martello neri al posto della svastica.
 
Sfilata del PamyatPer gli esperti di questioni russe, il vero riflesso di questo fenomeno, la vera cartina al tornasole che testimonia la rinascita di sentimenti ultranazionalisti e xenofobi tra i russi è l’inarrestabile consolidamento del potere del presidente Vladimir Putin. Il nuovo Zar è arrivato al Cremlino proprio sull’onda di un sentimento di revanchismo patriottico ispirato a una nuova politica di potenza sul piano internazionale e al principio di legge e ordine sul piano interno, il tutto condito da una retorica nazionalista, militarista e razzista nei confronti dei ceceni. Alle ultime elezioni il suo partito, Russia Unita ha sbancato con il 37 per cento delle preferenze, contro il 23 per cento del ’99. E alle elezioni presidenziali del prossimo 14 marzo, Putin è dato per vincitore con una maggioranza bulgara. I candidati concorrenti fanno da comparse in un copione elettorale già scritto.
 
Neonazi russiProdotto e alfiere della cultura politica autoritaria e repressiva dei servizi segreti (l’Fsb, erede del Kgb), Putin, pur spacciandosi per liberale e democratico, negli ultimi anni ha trasformato la Russia in un’autocrazia che riesuma i metodi sovietici, sostituendo il collante ideologico del comunismo con quello del nazionalismo. L’opposizione politica (rappresentata principalmente dagli oligarchi e mafiosi legati alla famiglia dell’ex presidente Eltsin) è stata spazzata via: chi in prigione (come Kodorkosvkij) chi in esilio (come Berezovsky). La stampa indipendente è praticamente sparita: tutte le maggiori emittenti televisive e testate giornalistiche sono controllate direttamente o indirettamente dal governo e le nuove leggi sulla stampa (introdotte dopo il sequestro del teatro Dubrovka dell’ottobre 2002) hanno imposto una censura ferrea che rende reato ogni critica al governo. I poteri della polizia e dei servizi segreti sono aumentati a dismisura grazie alle leggi anti-terrorismo introdotte da Putin dopo le stragi del settembre 1999 (vissuto dai russi come l’11 settembre americano). E nei giorni scorsi, sull’onda dell’ultimo attentato alla metropolitana, i vertici dei servizi segreti hanno chiesto alla Duma di votare leggi che concedono ai servizi segreti “poteri senza precedenti” per combattere il terrorismo. Richiesta accolta con applausi scroscianti. Un clima politico del genere, a sua volta, fornisce l’humus culturale e psicosociale ideale alla crescita di movimenti ultranazionalisti e xenofobi.
 
Polizia a MoscaL’attrazione esercitata dal nazionalismo xenofobo è aumentata anche in ragione del peggioramento delle condizioni di vita dei russi. Povertà e disoccupazione dilagano assieme all’alcolismo, alla tossicodipendenza e a un'incredibile incidenza dei suicidi (la seconda più alta al mondo). Il 20 per cento della popolazione guadagna meno di 70 dollari al mese. L’aspettativa di vita è crollata a 72 anni per le donne e 59 per gli uomini, la più bassa dei paesi industrializzati. Tutto questo ha provocato un forte sentimento di delusione delle aspettative suscitate dalla fine del comunismo, che non ha portato alcun aumento del benessere, anzi. Né tanto meno la libertà e la democrazia. Da qui il ripiego, il rifugio in ideologie nostalgiche e giustificative che individuano la causa di tutti i mali negli immigrati (dalla disoccupazione alla delinquenza al terrorismo) e nell’abbandono di una politica di potenza (con conseguente asservimento ad interessi stranieri), proponendo una ricetta a base di nazionalismo e razzismo, che si traduce in una politica estera più aggressiva (un nuovo imperialismo eurasiatico a guida russo-slava) e nella creazione di un regime politico guidato da un uomo forte che usi il pugno di ferro verso la criminalità, gli immigrati, la corruzione, garantendo un migliore stile di vita ai russi veri, quelli di origine slava.
 
Queste sono le idee degli skinhead e dei neo-nazisti russi, pericolosamente somiglianti alle linee di fondo del governo Putin. Una convergenza che dovrebbe far suonare un campanello d’allarme nelle democrazie occidentali, i cui leader invece continuano a dichiararsi grandi amici e ammiratori dell’ex agente del Kgb.
 
Enrico Piovesana 
 
Categoria: Migranti, Politica
Luogo: Russia