07/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Terrorismo ceceno o terrore di Stato? Uno sguardo al passato per capire il presente

Gli attentati del 1999Il 5 agosto del 1999 le formazioni armate islamiche del comandante ceceno Shamil Basayev, vecchia conoscenza dei servizi segreti russi (che qualche anno prima lo avevano usato per destabilizzare la Georgia dandogli il compito di guidare la rivolta separatista in Abkhazia), invadono la regione russa del Daghestan. Come nei film western, quando dopo una scorribanda dei banditi arriva in città un pistolero giustiziere dagli occhi di ghiaccio e dalla pistola veloce a rimpiazzare il vecchio sceriffo ubriacone e pauroso, così a Mosca il vecchio e anche lui ubriacone presidente Eltsin, impelagato in gravissimi scandali finanziari, si fa da pPutinarte per lasciare entrare in scena, il 9 agosto, il giustiziere Vladimir Putin, che prende il posto del primo ministro Stepashin. Questo giovane freddo e deciso, ex agente del Kgb, poi direttore dell’Fsb, sfodera subito la pistola e scaglia l’Armata Russa contro i villaggi daghestani occupati dai ceceni. Il 22 agosto i guerriglieri si ritirano senza perdite. Putin, prima sconosciuto a tutti, ci fa un gran bella figura.
 
Gli attentati del 1999Subito dopo, nel settembre del 1999, quasi trecento cittadini russi muoiono in una spaventosa serie di attentati esplosivi che, tra il 4 e il 16 settembre, distruggono due condomini nella periferia di Mosca, uno nella città di Volgodonsk e uno a Buinaksk. Putin accusa subito, senza alcuna prova, i separatisti ceceni, che si sarebbero così voluti vendicare per i bombardamenti russi di poche settimane prima. L’opinione pubblica russa, prostrata dalle drammatiche conseguenze della crisi economica del ’98 e disgustata dalla corruzione della classe politica eltsiniana, sull’onda del terrore viene scossa da un sussulto patriottico e si rifugia tra le rassicuranti braccia del nuovo uomo della provvidenza dagli occhi di ghiaccio che promette giustizia e sicurezza. Il primo ottobre 1999 Putin invia l’esercito in Cecenia, spodestando il governo indipendentista del presidente Aslan Mashkadov, regolarmente eletto nel 1997, e iniziando così una guerra che avrebbe portat4o alla morte di altri 100 mila ceceni, dopo gli altrettanti uccisi nella ‘prima guerra cecena’ del 1994-1996. I russi plaudono a questa decisione e al loro coraggioso premier, che a dicembre diventa  presidente ad interim dopo l’uscita di scena di Eltsin, e nel marzo 2000 viene trionfalmente eletto presidente della Repubblica Federale Russa.
 
Gli attentati del 1999Ma mentre tutta la Russia applaude Putin, gli inquilini di un palazzo di Ryazan, città operaia della Russia centrale tremano ancora di paura. E di rabbia. Pochi giorni dopo l’ultimo attentato di settembre, il 22 settembre 1999 per l’esattezza, alcuni residenti avevano notato a tarda sera un paio di uomini che da una macchina scura senza targa scaricavano dei sacchi e li portavano nella cantina del palazzo. Hanno chiamato la polizia che era intervenuta subito trovando una sorpresa: i sacchi erano pieni di hexogen, il potente materiale esplosivo usato per gli attentati, di timer e sofisticati detonatori pronti a innescare un’esplosione devastante. L’area era stata evacuata, la bomba disinnescata dagli artificieri e la città circondata dalla polizia nel tentativo di catturare gli attentatori. Poche ore dopo la polizia aveva intercettato una loro telefonata fatta da una cabina verso un numero di Mosca. Chiedevano istruzioni per scappare dalla città. Dall’altra parte gli era stato risposto “Dividetevi e allontanatevi”. I due erano stati arrestati. Ma c’era stata un'altra sorpresa: il numero di Mosca corrispondeva a un interno dell’Fsb, i servizi segreti, e i due fermati infatti si erano Bsubito dichiarati agenti dei servizi. Immediatamente rilasciati.
 
Il direttore dell’Fsb aveva poi commentato l’accaduto dicendo che si era trattato di un’esercitazione per testare la reattività della polizia locale e che nei sacchi non c’era esplosivo ma zucchero. Non era vero. E a confermarlo sono stati gli stessi artificieri che avevano disinnescato la bomba, perfettamente funzionante.
 
Gli attentati del 1999Dopo questo inquietante fatto, subito messo a tacere da Putin e dai suoi ex colleghi dell’Fsb, giornalisti e avvocati indipendenti hanno iniziato a indagare più a fondo sulle stragi del settembre ’99. E hanno scoperto che le cantine di tutti i quattro palazzi espl1osi, e anche degli altri quattro in cui erano state trovate bombe disinnescate in tempo (compreso quello a Ryazan), erano stati affittati prima degli attentati da Vladimir Romanovich, un agente dell’Fsb che faceva il commerciante come lavoro di copertura. Romanovich è morto a Cipro, investito da una macchina, pochi mesi dopo gli attentati. Poi è anche venuto fuori, dalle testimonianze di Nikita Chekulin, ex dirigente del Centro Nazionale di Smaltimento degli Esplosivi, che poco prima del settembre ’99 l’esercito aveva prelevato dai magazzini dell’istituto ingenti quantitativi di hexogen, l’esplosivo utilizzato negli attentati.
 
Molti autori di queste indagini e di queste rivelazioni sono poi morti in misteriosi incidenti automobilistici o per strane intossicazioni alimentari. Altri sono finiti in carcere con l’accusa di divulgazione di segreti di stato. Altri ancora sono scappati all’estero, soprattutto a Londra. E’ il caso di Boris Berezovsky, ex oligarca filo-eltsiniano, e di Alexander Litvinenko, ex alto dirigente dell’Fsb, che nel 2002 hanno apertamente accusato Putin di aver orchestrato gli attentati del ’99 per giustificare la seconda guerra cecena e per arrivare al Cremlino. Litvinenko ha scritto tutto in un libro che, appena pubblicato in Russia, nel dicembre 2003, è stato sequestrato dall’Fsb. Oltre che con la censuraA, Putin ha reagito a queste accuse ignorandole o bollandole come farneticazioni.
Intanto le indagini ufficiali sugli attentati del ’99 sono proseguite a porte chiuse e tutti gli atti sono stati secretati per 75 anni.
 
Putin Gli imputati, ovviamente, sono alcuni ceceni e caucasici accusati di legami con l’ambiguo leader ceceno Basayev, ma quasi tutti morti dopo il 1999.
Il processo, interrotto e ripreso più volte, si è definitivamente concluso lo scorso 12 gennaio con la condanna all’ergastolo per Yusuf Krymshamkhalov e Adam Dekkushev, due personaggi accusati di aver trasportato l’esplosivo. Loro negano tutto e dicono di essere stati condannati sulla base di menzogne.
 
Ieri, 6 febbraio, nella metropolitana di Mosca una nuova strage di civili russi, la più grave dal 1999. Come allora l’opinione pubblica russa ripiomba nel terrore e nell’insicurezza. Come allora, Putin accusa i ceceni. Tra poco più di un mese si terranno le elezioni presidenziali.
 

Enrico Piovesana

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