Scritto per noi da
Simone Bruno
Tranquilandia. Con questo nome era
conosciuta la più grande “cucina” di coca di cui si abbia
memoria nel mondo. I padroni erano i capi del cartello di Medellin:
Escobar, Gacha e gli Ochoa. Si estendeva su 500 ettari nelle pianure
del Yarí e comprendeva una decina di laboratori di
raffinazione e ben 6 piste di atterraggio. Nel marzo dell’ 84, il cartello di
Medellin era riuscito a far arrivare da Chicago 76 barili di etere,
usati per raffinare la pasta di coca, direttamente dentro
Tranquilandia. Quello che Pablo Escobar e gli altri capi non sapevano
era che gli agenti antinarcotici erano riusciti a nascondere nei
barili dei segnalatori che li portarono direttamente dentro
Tranquilidad.
Un’operazione di portata storica, un esempio
della lotta dello stato contro la mafia. Il primo duro colpo a Pablo
Escobar.
Dentro Tranquilandia c’erano tante
cose, ma spiccava un elicottero. La matricola era Hk2704 e
apparteneva a una società: la Aerefoto Amórtegui. La
società di Uribe Sierra, padre di Álvaro Uribe Vélez,
attuale presidente del paese.
Quell’operazione l’aveva voluta
fortemente l’allora ministro degli Interni Rodrigo Lara Bonilla,
fondatore insieme a Galan della corrente del nuovo liberalismo, ed
era stata eseguita da un efficiente ed onesto colonnello che guidava
la antinarcotici: Ramirez Gómez. Il prezzo che pagarono fu
molto alto.
Il 30 del mese seguente, Lara Bonilla, mentre tornava
a casa, fu raggiunto da 25 colpi sparati da una mitragliatrice. Il
secondo fu fatto fuori nel Novembre del 1986.
Lo Zar. Avere un padre che affronta
apertamente la mafia in Colombia, porta quasi inevitabilmente ad
essere un orfano. Rodrigo Lara Restrepo aveva 8 anni e aspettava il
ritorno di suo padre dal lavoro quel 30 aprile, quando invece fu
dilaniato da quei 25 colpi. Venti anni dopo Rodrigo accetta il ruolo
di Zar anticorruzione proprio nel governo Uribe: “Perdere l’odio
è cominciare una nuova vita”, ebbe a commentare sul suo
nuovo incarico.
La tenia del regime. Felipe Zulueta definisce, nel suo editoriale ne El Espectador, José
Obdulio Gaviria Vélez, il più importante assessore
presidenziale, uno degli uomini più influenti e fidati del
presidente. Si dice che non accada nulla e che il presidente non
decida nulla senza prima consultarsi con lui. Ma José Obdulio
Gaviria non ha una famiglia di cui essere molto fiero. Suo cugino era
niente di meno che Pablo Escobar e suo fratello, come rivelato da El
Espectador la scorsa domenica, era cointestatario del conto dal quale
fu pagato il sicario che uccise l’allora direttore de El Espectador,
Guillermo Cano (amico e confidente di Lara Bonilla). Un terzo
fratello invece è accusato di narcotraffico negli Stati Uniti.
Quando Il Nuevo Heraldo, versione in
spagnolo del New Herald, ha cominciato ad indagare su alcuni fatti
riguardanti gli omicidi del ministro Lara Bonilla e del colonnello
Ramírez Gómez, ha richiesto per email e fax un commento
al presidente. Un commento mai arrivato.
Rivelazioni dissepolte. Durante il processo, la sorella del
ministro, Cecilia Lara Bonilla, ha rilasciato alcune rivelazioni
molto importanti e che fino a pochi giorni fa, fino a quando il
giornalista Gerardo Reyes del
New Herald le ha riscoperte, erano
state completamente dimenticate.
Riferisce Cecilia di un dialogo
con suo fratello: “Mi disse che i fatti di Tranquilandia erano
molto gravi, e compromettevano gente molto importante nella politica
del paese e che l’elicottero che avevano sequestrato in
Tranquilandia era del padre di Álvaro Uribe (già
sindaco di Medellin ed ex direttore dell’aereonautica civile)”.
Ma Cecilia, che ha poi ribadito a distanza di 23 anni le sue
dichiarazioni, continua: “E' allora che mi ha detto: la mafia
è penetrata in tutti gli angoli del paese, non solo nella
politica, ma anche nell’economia”.
In un’altra confessione
giurata il colonnello Ramírez Gómez, prima di essere
assassinato a sua volta ha raccontato di una conversazione con il
ministro Bonilla, nella quale gli confessava il suo timore per un
attentato e che i responsabili sarebbero stati “i padroni
dell’elicottero e degli aerei sequestrati nel Yarí
(Tranquilandia)”.
La lista. Lo Zar anticorruzione Rodrigo Bonilla
non ha saputo dal presidente o dal suo fido assessore delle indagini
del
New Herald, anzi è convinto che nel palazzo abbiano
cercato di tenerlo all’oscuro di tutto. Per questo giovedì
passato ha deciso di rinunciare all’incarico e sabato ha raccontato
della sua indignazione.
Da palazzo Nariño piovono comunicati secondo i quali
l’elicottero era stato venduto prima del suo sequestro. Eppure non
esistono prove di passaggio di proprietà. Inoltre colui che
viene indicato come il compratore, Pedro Fidel Agudelo, secondo la
prestigiosa rivista culturale Numero, era un dipendente di Fabio
Ochoa, uno dei capi del Cartello di Medellin, condannato negli stati
uniti a 30 anni.
Fabio Ochoa, come ammesso dallo stesso
presidente era amico e vicino di suo padre e appare in una foto
pubblicata da poco accanto al fratello del presidente durante una
allegra scampagnata.
Il giudice che accusò Pablo
Escobar dell'omicidio Lara Bonilla, Tulio Manuel Castro Gil, fu
eliminato nel 1985. Uribe Sierra fu invece ucciso in un attentato
nel 1983 e come afferma Daniel Coronell nei suoi editoriali dalla
pagine della rivista Semana l’attuale presidente si recò sul
luogo dell’attentato su un elicottero di proprietà di Pablo
Escobar.
Ma dopo l'articolo sull'Espectador, qualcun altro si è dimesso. E' Carlos Medellin,
marito di una delle figlie di Guillermo Cano, che ha deciso di rinunciare al posto
di ambasciatore a Londra. Un altro che si aggiunge alla lunga lista di persone
che escono dal governo per i legami di personaggi importanti col cartello di Medellin.