22/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L’esercito russo occupa un villaggio del Daghestan dove è stato ucciso un parlamentare locale
Una settimana fa il Comitato russo antiterrorismo presieduto dal direttore dei servizi segreti, Nikolai Patrushev, ha ufficialmente dichiarato “zona di operazione antiterrorismo” un piccolo villaggio sulle montagne del Daghestan dove pochi giorni prima un parlamentare locale era stato ucciso in un agguato dalla guerriglia islamica.
 
Blindati a GimryBrutalità e provocazioni. Gimry, nel distretto di Untsukul, è stato quindi circondato da mezzi blindati e occupato da centinaia di soldati e poliziotti delle forze speciali russe provenienti da Rostov e Volgograd, che hanno piantato tende e imposto il coprifuoco notturno. I militari hanno comunicato ai residenti che non se ne andranno fino a quando non verranno consegnati loro almeno trenta guerriglieri islamici. Poi sono iniziate le perquisizioni nelle case e gli arresti di sospetti.
Secondo le testimonianze fornite dalla gente del villaggio e pubblicate sul sito filoribelle Kavkaz Center, i soldati si stanno comportando in maniera brutale e provocatoria. “Entrano nelle case con la scusa di cercare armi e ribelli, maltrattano le persone e si rubano soldi e oggetti di valore. Se ne vanno in giro ubriachi di vodka insultando i ragazzi del villaggio per provocare reazioni e innescare scontri. Minacciano di uccidere chiunque non obbedisca ai loro ordini. Ripetono continuamente che se qualcuno sparerà contro di loro un solo colpo, il villaggio verrà raso al suolo con un bombardamento aereo”.
 
PerquisizioniChi semina vento… Il 9 dicembre, il deputato Gazimagomed Magomedov era venuto a Gimry a far visita ad alcuni amici. Mentre si trovava nella loro casa, un uomo gli ha chiesto di uscire: appena fuori, il politico è stato crivellato di colpi. Fin dall’inizio, le autorità non hanno avuto dubbi sulla matrice “wahabita” dell’assassinio, ovvero sul coinvolgimento dei ribelli islamici del gruppo Jamaat Shariat guidati dal giovane emiro Abdul Majhid e fedeli al comandante della guerriglia cecena, Dokka Umarov. Era la prima volta che la guerriglia daghestana colpiva un obiettivo di alto livello: fino a quel momento nel mirino degli integralisti erano finiti solo poliziotti locali. La conferma del ‘salto di qualità’ della jihad daghestana è arrivata quarantotto ore dopo, l’11 dicembre, con l’uccisione di Kurban Pashaev, giudice della Corte suprema. Il Cremlino ha quindi deciso di reagire con le maniere forti, spostando truppe in Daghestan e dando il via a operazioni antiterrorismo ‘in stile ceceno’, ovvero spedizioni punitive contro la popolazione civile. Azioni che non fanno altro che aggravare la situazione, generando sentimenti antirussi anche in chi non li aveva e finendo quindi con il fare il gioco di una guerriglia che, altrimenti, godrebbe di scarsissimo seguito tra la gente del Daghestan.

Enrico Piovesana

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