stampa
invia
Brutalità e
provocazioni. Gimry, nel distretto di Untsukul, è stato quindi circondato
da mezzi blindati e occupato da centinaia di soldati e poliziotti delle forze
speciali russe provenienti da Rostov e Volgograd, che hanno piantato tende e imposto
il coprifuoco notturno. I militari hanno comunicato ai residenti che non se ne
andranno fino a quando non verranno consegnati loro almeno trenta guerriglieri
islamici.
Poi sono iniziate le perquisizioni nelle case e gli arresti di sospetti.
Chi semina vento…
Il 9 dicembre, il deputato Gazimagomed Magomedov era venuto a Gimry a far
visita ad alcuni amici. Mentre si trovava nella loro casa, un uomo gli ha
chiesto di uscire: appena fuori, il politico è stato crivellato di colpi. Fin
dall’inizio, le autorità non hanno avuto dubbi sulla matrice “wahabita” dell’assassinio,
ovvero sul coinvolgimento dei ribelli islamici del gruppo Jamaat Shariat guidati dal giovane emiro Abdul Majhid e fedeli al
comandante della guerriglia cecena, Dokka Umarov. Era la prima volta che la
guerriglia daghestana colpiva un obiettivo di alto livello: fino a quel momento
nel mirino degli integralisti erano finiti solo poliziotti locali. La conferma
del ‘salto di qualità’ della jihad daghestana
è arrivata quarantotto ore dopo, l’11 dicembre, con l’uccisione di Kurban
Pashaev, giudice della Corte suprema. Il Cremlino ha quindi deciso di reagire
con le maniere forti, spostando truppe in Daghestan e dando il via a operazioni
antiterrorismo ‘in stile ceceno’, ovvero spedizioni punitive contro la
popolazione civile. Azioni che non fanno altro che aggravare la situazione, generando
sentimenti antirussi anche in chi non li aveva e finendo quindi con il fare il
gioco di una guerriglia che, altrimenti, godrebbe di scarsissimo seguito tra la
gente del Daghestan.Enrico Piovesana