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La
norma, approvata in Senato con 17 voti favorevoli e 7 contrari, è
indirizzata espressamente a legalizzare le relazioni tra coppie dello
stesso sesso, escludendo però la possibilità di
contrarre matrimonio e di adottare. Per i legislatori uruguagi – si
attende adesso solo la ratifica del presidente Tabaré Vazquez,
che appoggia l'iniziativa – anche coppie di persone dello stesso
sesso devono avere il diritto a formalizzare la propria unione con
l'iscrizione in un registro, che darà loro gli stessi benefici
sociali di cui godono le coppie etero. Viene richiesta una
convivenza di almeno cinque anni, per poter disporre testamento verso
il convivente, garantirsi assistenza reciproca, creare società
commerciali e rendere reversibili eventuali pensioni, di varia
natura. La norma, denominata per la ''Union
concubinaria'',
andrà a beneficio anche delle coppie di fatto eterosessuali:
secondo un sondaggio della tv pubblica, a trarne beneficio sarà
il 40 percento delle relazioni in Uruguay. “Questa legge arriva
dopo 15 anni di lotta per il riconoscimento dei diritti delle coppie
di fatto – ha detto Clara Fassler, coordinatrice dell'associazione
'Red,
Genero y Familia'
(rete, genere e famiglia) – che finora non avevano nessun diritto.
C'è ancora però una lacuna: la possibilità per
le coppie omosessuali di sposarsi e adottare”.
“Arcigay
Italia saluta questa graditissima novità a beneficio delle
unioni civili, come d'altrondesi
cerca di promuovere da tempo in altri paesi latinoamericani come Cile
o Cuba – ha detto a
PeaceReporter il
presidente dell'associazione Aurelio Mancuso – E' la
dimostrazione che nel mondo ci si sta aprendo a questi temi grazie a
decenni di lavoro degli attivisti. Dobbiamo purtroppo registrare una
netta vittoria dell'Uruguay sull'Italia; quello latinoamericano è
un paese fortemente cattolico, ma questo non ha impedito ai
legislatori di continuare nel solco di nazioni che stanno aprendo ai
diritti di tutti i cittadini senza discriminazioni di sesso. Penso
anche al Sudafrica, che garantisce i diritti dei gay espressamente
nella Costituzione. La cosa triste da notare è che l'Italia
rimane fanalino di cosa nella classifica del riconoscimento della
parità dei diritti per tutti”.Gianluca Ursini