20/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La discussione al Consiglio di Sicurezza sancisce il fallimento della diplomazia
''Sfortunatamente la possibilità di raggiungere una posizione negoziata sul Kosovo è adesso esaurita e, al momento, le posizioni delle due parti rimangono diametralmente opposte''. E' toccato al ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema sancire in modo ufficiale quello che tutti, da un bel po', sapevano già.

Nulla di fatto. La discussione davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del memorandum presentato il 10 dicembre scorso dalla trojka dei mediatori (Russia, Usa e Ue) è terminata in un nulla di fatto. La seduta, a porte chiuse, come richiesto dalla delegazione serba e da quella albanese del Kosovo, ha sancito la distanza siderale tra le posizioni. Nessuno è disposto a fare un passo indietro, anche perché i kosovari albanesi si sentono forti dell'appoggio di Washington e i serbi dell'appoggio della Russia. Una nuova guerra fredda insomma, che apre scenari di difficile previsione a questo punto delle cose.
Nel braccio di ferro tra Mosca e Stati Uniti, l'Ue mantiene la sua posizione, per una volta, unitaria. Indipendenza si, ma in un quadro concordato e sostenuto dalla missione civile di tecnici approvata il 14 dicembre scorso, alla quale la Serbia continua a dirsi contraria.
Nessuno per il momento si è sbilanciato, ma la sensazione è che lo status del Kosovo resterà congelato fino a quando non si sarà tenuto il secondo turno delle presidenziali in Serbia, presumibilmente il 3 febbraio prossimo.

Fantasmi di secessione. Intanto la situazione in Kosovo pare congelata, non solo in senso metaforico per le basse temperature che affliggono la provincia serba in questi giorni. Solo una manifestazione, ieri, per le strade di Mitrovica nord, la parte della città a maggioranza serba, che minacciava a sua volta la secessione in caso d'indipendenza al Kosovo.
Per il resto la popolazione locale, serba e albanese, è sempre più alle prese con drammatici problemi economici e, pur nel sostegno a tesi opposte, i due gruppi paiono più interessati a sopravvivere che alla politica.
Non sono dello stesso avviso alcuni analisti d'intelligence che, proprio oggi, ripresi dalle agenzie di stampa internazionali, hanno lanciato l'allarme sicurezza sul Kosovo. Si temono, in caso di violenze, infiltrazioni in Kosovo da parte di estremisti musulmani dalla Bosnia-Erzegovina, provenienti dalla zona di Sarajevo, in sostengo dei kosovari. Tanto quanto di fanatici nazionalisti serbi dall'altra parte.
Inoltre il livello di esposizione per le missioni Unmik e Kfor, rispettivamente gli uomini Onu e Nato in Kosovo, si eleverà fino al punto di massimo pericolo. Per non parlare dell'aumento di traffici illeciti e di profughi dal Kosovo verso l'Europa.
Infine, secondo i servizi segreti italiani e non solo, c'è il rischio di un effetto domino nella regione con una serie di richieste d'indipendenza a catena.
Tutte storie già sentite e che per i kosovari, serbi e albanesi, lasciano il tempo che trovano. L'aumento dei prezzi, le pensioni da fame e la disoccupazione non interessano gli analisti.

Christian Elia

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