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Naxaliti
Domenica 298 detenuti del carcere di Dantewada nello stato di
Chhattirsgah sono evasi, su istigazione di 105 di loro, guerriglieri
maoisti. I maoisti sono attivi in 15 stati indiani su 28 e in 182
distretti; una guerra che ha causato 6mila morti in 30 anni. Evasi
ancora alla macchia. Diversa la storia del leader naxalita Malla Raji
Reddi, (che comandava la guerriglia maoista in Kerala, Karnataka
Maharashrta e Tamil Nadu), arrestato martedì
dopo 30 anni da latitante. Per il premier Maonmanh Singh “un colpo
durissimo inferto ai ribelli”, dopo la cattura di altri venti capi
maoisti nel corso del 2007.
Assam
e Manipur Piazzano
anche bombe i guerriglieri indipendentisti nel nordest del Paese. Un
ordigno sul treno notturno Golaghat – Nuova Delhi è esploso
in un villaggio di montagna dell'Assam, uccidendo una dozzina di
persone venerdì 14 dicembre. Attentato attribuito alla guerriglia Asom
Liberation front.
Due giorni dopo, gli indipendentisti dell'Unfl
(Fronte
unito di liberazione nazionale) nel Manipur hanno piazzato una bomba sopra un
bus di linea tra Lamlai e Keibi, uccidendo una decina di
donne, di cui una adolescente. I ribelli indipendentisti dell'Assam
hanno anche nel fine settimana assaltato una caserma di polizia a
colpi di granata, uccidendo tre agenti nel distretto di Dimaja. A
rivendicare l'azione, le Black Widow (Vedove nere), gruppo capeggiato
da Jewel Galossa.
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speciali
Ma come reagisce a queste sfide lo stato indiano? Con una legge del
1958 che dà poteri eccezionali all'esercito, tuttora in vigore
e la cui applicazione viene estesa geograficamente di anno in anno.
La legge, secondo gruppi umanitari come Human Rights Watch è
oramai una scusa per i poliziotti verso la violenza impunita. Il governo di Singh
aveva anche organizzato una
Commissione per le riforme amministrative, che alla fine del suo
mandato ha chiesto un mese fa al premier di revocare la legge di
emergenza nazionale, Afspa.
La commissione per la riforma amministrativa (Arc) ha chiesto di
separare i poteri di chi ha compiti di sicurezza da quelli di chi
indaga sui reati; di fissare un massimo di tre anni per la permanenza
in carica dei comandanti di polizia. Babloo Loitongbam di Human
Rights alert del Manipur lamenta che “da sei
anni il nostro attivista Irom Sharmila fa lo sciopero della fame
chiedendo l'abrogazione della legge, dopo che sette anni or sono
alcuni soldati hanno ucciso dieci ragazzi a una fermata d’autobus a
Moreh nel Manipur". L'attivista del Manipur Lenin Raghuvanshi denuncia
come “in questo Stato spesso sia negato accesso a persone straniere
o di altre province. L'informazione è controllata dal governo.
I politici eletti non contano, l'amministrazione è controllata
da agenzie paramilitari. La popolazione subisce discriminazioni dal
1949, quando re Budhachandra è stato costretto a ratificare
l'annessione all'India. La polizia non ha
poteri: un agente a Moreh è stato schiaffeggiato da un soldato
perché si rifiutava di ricevere false accuse contro
innocenti”.
Centro
indiano per i Diritti umani
Il direttore dell'agenzia Asian
Center for Human rights,
Sumas Chakma, ha spiegato a PeaceReporter
perché i cittadini del Manipur e dell'Assam così come
di altri stati nordorientali, non hanno molte speranze. “E' già
la seconda volta che una commissione di parlamentari – era successo
cinque anni fa – chiede al premier di revocare le leggi speciali di
polizia. Ma in tutti e due i casi il Governo ammette di essere
impotente di fronte alle esigenze dei militari.Gianluca Ursini