Gaza
City. La prima cosa a venirci incontro appena superato il valico di
Erez, l'accesso settentrionale alla Striscia di Gaza, quando da
lontano compare la città e intorno ci sono soltanto scheletri
di case, è un carretto trainato da un asino. Potrebbe quasi
sembrare un’immagine romantica, come la residua testimonianza di un
tempo che fu.

Proseguendo lungo la strada, invece, ci si rende conto
che i mezzi trainati da animali sono moltissimi, trovano con
disinvoltura la loro collocazione accanto alle auto e trasportano
persone e cose. In realtà questo è il risultato del
declino delle condizioni di vita della gente dell’enclave di Gaza,
a causa dello strettissimo assedio imposto da Israele da quando Hamas
si è impossessato del potere a metà giugno.Quale
risultato dei sei mesi della chiusura dei valichi, i gazawi stanno
patendo la scarsità di materiali di ogni tipo, di prodotti
alimentari, di benzina. Ciò ha fatto sì che i prezzi di
qualsiasi cosa a Gaza siano elevatissimi, inclusi quelli degli
animali, in particolare degli asini. I residenti affermano che i
prezzi degli asini, dei muli e dei cavalli nel mercato del bestiame
di Gaza, sono molto aumentati rispetto a quelli del periodo
precedente all’assedio israeliano. Proprio nel corso di questa
crisi del gasolio, molti autisti hanno deciso di vendere la propria
auto e di comprare un asino o un mulo, dicendosi: gli animali non
hanno bisogno di benzina e di pezzi di ricambio... Però,
dato il generale aumento dei prezzi, anche quello degli animali è
aumentato, anche fino al 60% rispetto al periodo precedente alla metà
di giugno, quando Hamas ha preso il posto delle forze di sicurezza di
Mahmoud Abbas prendendo il controllo della Striscia.

Israele,
com’è noto, ha deciso di ridurre l’afflusso di benzina su
Gaza in risposta agli attacchi lanciati dai militanti di Hamas nei
confronti dei territori meridionali israeliani. Naturalmente la
carenza della benzina ha fatto aumentare il costo dei trasporti,
prodotto ulteriore disoccupazione, che attualmente raggiunge il 70
per cento. Saber al-Jobour del Sud di Gaza, che possedeva un’auto
con la quale distribuiva frutta e verdura lungo la Striscia, ha
deciso di vendere il proprio mezzo a motore, comprando al suo posto
un asino con il carretto. “Ho venduto la mia auto – dice –
perché la benzina non si trovava più o era carissima.
Ho deciso di comprarmi un carretto, anche se non è così
veloce come un’auto, per continuare a fare il mio lavoro”. “Vendo
cocomeri, cipolle e altra frutta e verdura – dice – vado in giro
solo nelle vicinanze, ma almeno non ho bisogno di benzina o parti di
ricambio”. Il prezzo di un asino al mercato del bestiame è
anch’esso cresciuto notevolmente, si può arrivare fino a 800
dollari, il che è sempre meno di un’auto che costa 8000
dollari, e poi non ha bisogno di benzina. “Il prezzo comunque varia
da asino ad asino, dipende tutto ovviamente dall’età –
dice al mercato uno dei venditori – siamo in grado di valutarne
l’età guardando i loro denti”.