19/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Cuba, dopo la lettera di Fidel Castro ci si interroga sul futuro dell'isola
  
E' bastato che il Lider Maximo esprimesse un pensiero sul suo futuro e sul quello di Cuba che in pochi istanti è scattato a livello internazionale il toto successore.

Fidel Castro Ruz, presidente di CubaI fatti. C'è chi sostiene che le redini del comando resteranno nelle sapienti mani del fratello di Fidel, Raul (vice presidente della Repubblica) e chi sarebbe pronto a scommettere che saranno le nuove generazioni a continuare a far camminare la “rivoluzione”.
Sta di fatto che prima o poi i cubani dovranno prendere questa delicata decisione. Lo stesso Fidel nella lettera letta durante la trasmissione televisiva “Mesa Redonda” aveva scritto che Cuba sarà consegnata nella mani dei giovani che dovranno gestire il lavoro costruito a fatica dai mostri sacri della rivoluzione. E sembra che nemmeno l'attuale presidente del parlamento, Ricardo Alarcon, possa rientrare a far parte dei papabili. Così come Raul. Potranno essere importanti nel momento della transizione, ma non per il futuro del Paese. Ottime possibilità, invece, di riuscire a diventare il primo presidente del dopo-Castro le ha l'attuale ministro degli Esteri, Felipe Perez Roque, ottimo conoscitore della politica internazionale in virtù degli anni passati nei palazzi delle istituzioni europee.
 
Il direttore de Le Monde Diplomatique, Ignacio RamonetL'intervento. PeaceReporter ha discusso sulle prospettive future dell'isola con uno dei più grandi giornalisti europei, il direttore de Le Monde Diplomatique, Ignacio Ramonet.
“Credo che la lettera del Presidente Fidel Castro sia la conferma di quello che si poteva immaginare da diverso tempo. Ossia che Fidel non vuole intervenire in materia di successione al potere. In questo momento a Cuba è in atto un processo elettorale e molto probabilmente il prossimo presidente sarà eletto entro maggio o giugno 2008” racconta Ramonet. “Lo stato di salute attuale del Lider Maximo non gli consente di candidarsi alle elezioni e mi sembra una cosa normale anche se molti analisti hanno speculato sul fatto che Castro potesse continuare a mantenere il potere. Credo, comunque, che dal momento in cui si è sentito male, nel luglio 2006, e ha trasmesso il potere a Raul era evidente che non volesse aggrapparsi al potere”, conclude il direttore de Le Monde Diplomatique.
 
Il ministro degli Esteri, Felipe Perez RoqueIl passaggio di consegne. E dopo il passaggio di consegne al fratello Raul, Castro è comunque rimasto al centro della vita sociale cubana, nella veste di scrittore e giornalista pubblicando decine di articoli. Inoltre, è stato prodigo di consigli e si è ricavato tempo anche per incontrare capi di Stato di Paesi amici, come il venezuelano Hugo Chavez. Il toto presidenza, comunque, è già iniziato anche se Ramonet non si sbilancia in previsioni azzardate. “Io penso che la cosa normale sia che le istituzioni funzionino normalmente come sta accadendo adesso. Inoltre, credo che come conseguenza di tutto questo il presidente eletto fra maggio e giugno sarà Raul Castro. Proprio Fidel, però, ha già detto che Raul non ha una grande differenza di età con lui e per questo potrà essere solo un presidente di transizione. Forse anche per questa ragione nella sua lettera Fidel parla di nuove generazioni che si possono facilmente identificare come Carlos Lage, Felipe Perez Roque e Ricardo Alarcon. Ecco questi signori sono alcune delle personalità cubane più importanti e ritengo siano i più adatti a ricoprire il ruolo di Presidente. Fanno tutti parte di una generazione nuova, che non ha partecipato alla guerriglia di liberazione”.
 
George W. Bush, presidnete UsaGli Usa. Ma se da un lato i cubani avranno l'imbarazzo della scelta del presidente, dall'altro dovranno fare i conti con l'amministrazione statunitense, bestia nera della rivoluzione dei barbudos.
“In questo momento Fidel non è al potere. Questo è concentrato nelle mani di un'altra “squadra” istituzionale". Ramonet conclude dicendo "Possiamo dire che è in atto una riflessione sui cambiamenti necessari a Cuba. E poi è Raul Castro che sta governando il Paese e nei suoi discorsi pubblici avvenuti dopo l'investitura ha già fatto varie dichiarazioni di apertura verso Washington, alle quali, però, non ha mai ricevuto risposta”.

Alessandro Grandi

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