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Martedì 18 dicembre, 13 palestinesi sono stati uccisi nei raid
israeliani sulla striscia di Gaza, tra di loro c'erano due importanti
comandanti della Jihad Islamica: Majd al Harazin e Karim Dahdouh,
altri 4 miliziani del gruppo e due attivisti di Hamas. “Gli omicidi non sono mai
serviti a
scoraggiare i nostri combattenti” ha dichiarato il capo di Jihad
islamica, lo sceicco Abdallah al Shami, promettendo una serie di
attentati come ritorsione. Secondo il portavoce di Olmert, Mark
Regev, gli arresti e le uccisioni ai danni di Hamas sono giustificati
dal fatto che il gruppo islamico è “una seria minaccia al
processo politico”, perché punta a impedire la
riconciliazione tra israeliani e palestinesi. Mentre sull'altro
fronte, Fawzi Barthoum, portavoce di Ismail Haniyeh, ha accusato
apertamente il premier del governo di transizione di Ramallah, Salam
Fayyad, di “complottare giorno e notte con gli israeliani per
distruggere Gaza e liquidare Hamas”. La politica dell'eliminazione
degli avversari politici non rigurarda però solo Hamas.
La pratica delle uccisioni mirate o
omicidi extragiudiziali è cominciata all'inizio degli anni Settanta, con la caccia
agli assassini di 11 atleti israeliani, alle
olimpiadi di monaco del 1972. Ma negli anni è diventata sempre
più ricorrente. Recentemente il Centro Palestinese per i
Diritti Umani, Pchr, ha pubblicato un rapporto in cui si tenta una
contabilità del sanguinoso fenomeno, definito “Un crimine
contro l'umanità”. Il rapporto si concentra soprattutto
sugli anni dalla Seconda Intifada, dal 2000 a oggi, e descrive una
pratica in crescita, da allora fino ai picchi del 2007. Il 4
giugno2001, il quotidiano israliano Yedihot Ahronot pubblicava le
parole di un portavoce dell'esecito israeliano che annunciava:
“Abbiamo approntato una lista di nomi di palestinesi dei quali il
governo israeliano approva la liquidazione fisica. Tra loro ci sono
esponenti di Hamas, Fatah, del Fronte Popolare e della Jihad
Islamica”. Dal dicembre del 2000 a giugno 2007, i palestinesi
uccisi nel corso di queste liquidazioni sono stati 664. Di questi,
434 erano obiettivi specifici, cui si sono aggiunte oltre 230
vittime, per così dire collaterali, cioè morte nel
corso dell'attacco. Nella maggior parte dei casi le uccisioni
avvengono con un bombardamento aereo, in cui missili vengono diretti
usando le frequenze dei telefoni cellulari. Tra le vittime di questi
attacchi figurano anche oltre settanta bambini, rimasti uccisi nelle
esplosioni o nelle sparatorie.
A dispetto delle molte proteste della
comunità internazionale, nessuna sanzione è stata
comminata contro Israele per queste pratiche che, secondo il
Professor Hohn Dugard delle Nazioni Unite, citato nel rapporto,
violano gravemente gli articoli 3, 27, 32 e 38 della quarta
convenzione di Ginevra. Oltre a ciò, l'uccisione di nemici
politici – le ultime elezioni in Palestina hanno visto una netta e
trasparente vittoria di Hamas- è una violazione degli articoli
3 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e 6 della
Convenzione Internazionale sui Diritti Politici e Civili del 1966.Naoki Tomasini
Parole chiave: Omicidi mirati, esecuzioni extragiudiziali, ehud Barak, Dallal Al-Maghrebi