stampa
invia
“Se mi eleggerete, darò un telefono cellulare a ogni pastore di questo paese,
comprerò Maradona per la nostra nazionale di calcio e creerò attorno alla repubblica
una specie di campo extrasensoriale che ci aiuterà a realizzare i nostri progetti
di sviluppo”.
Con queste allucinanti promesse elettorali, e con brogli di ogni genere, lo scacchista
multimiliardario Kirsan Ilyumzhinov divenne undici anni fa, all’età di 31 anni, il più giovane presidente di uno
Stato sovrano: la Repubblica russa di Calmucchia, l’unica nazione buddista d’Occidente, che infatti per bandiera ha un fiore
di loto.
Situata nelle desolate steppe russe della regione del Basso Volga e affacciata
sul Mar Caspio, la Calmucchia è abitata, oltre che da russi, dai calmucchi, popolazione
mongola discendente dai nomadi dell’Orda d’Oro di Gengis Khan giunti qui dalla
Mongolia nel XVII secolo.
Si tratta di una delle regioni più povere di tutta la Federazione Russa, con
un reddito medio di 50 euro mensili e un tasso di disoccupazione che supera il novanta per cento. L’unica ricchezza
del paese è rappresentata dalla lana delle pecore che pascolano nelle steppe.
Spese folli e pugno di ferro. La promessa del giovane presidente Ilyumzhinov era quello di trasformare questa
arretrata terra di pastori “in un secondo Kuwait” facendo diventare la repubblica
un paradiso fiscale esentasse per attirare capitali stranieri con cui finanziare
un fondo per lo sviluppo del paese.
Di soldi ne sono arrivati tanti, ma sono finiti tutti nelle tasche del giovane
ed eccentrico presidente e dei suoi corrotti amici finanzieri. Nulla è stato reinvestito
per il bene della popolazione locale. Nemmeno i fondi federali giunti da Mosca
per promuovere la produzione laniera. Ilyumzhinov li ha spesi tutti per i suoi
loschi affari e per coltivare la sua passione: gli scacchi.
Quando, due anni dopo la sua elezione, Ilyumzhinov è diventato presidente della
Federazione Mondiale degli Scacchi (Fide), ha speso 35 milioni di dollari per costruire nella capitale Elista una faraonica
e lussuosa “Città degli Scacchi” per ospitare le olimpiadi mondiali del 1998.
Una Disneyland scacchistica che oggi cade in rovina, monumento del totale disinteresse
del presidente verso le misere
condizioni di vita dei suoi cittadini. Che non possono protestare, dato che ogni
forma di dissenso e di opposizione è bandita. E non possono nemmeno berci sopra,
dato che per decreto presidenziale gli alcolisti vengono rinchiusi in gabbie lasciate
nella strada principale di Elista, esposti alla gogna del pubblico disprezzo.
Larisa Yudina, giornalista locale del quotidiano d’opposizione Sovietskaya Kalmykia Sevodnya (Calmucchia Sovietica Oggi) ha pagato con la vita la sua inchiesta sui traffici
finanziari del presidente. Dopo ripetute minacce di morte, nel giugno ’98 è stata
trovata morta in uno stagno alla periferia di Elista, con il cranio fratturato
e ferite da taglio multiple. Per il suo assassinio, dopo un difficoltoso processo,
è finito in carcere un ex assistente personale del presidente.
Nello stesso anno, Lidia Dordzhieva, attivista dell’opposizione che aveva organizzato
uno sciopero della fame per denunciare l’autoritarismo del regime di Ilyumzhinov,
è stata rinchiusa in una clinica psichiatrica per essere ‘rieducata’. Una volta
uscita, la Dordzhieva è fuggita all’estero.
Relazioni pericolose. Nella sua veste di presidente della Fide, Ilyumzhinov ha stretto poi amicizie
internazionali a dir poco inquietanti.
“L’amico” Saddam Hussein, amante degli scacchi, ha ospitato il presidente calmucco
a Baghdad nel 1998, pochi giorni prima che Bill Clinton scatenasse una pioggia
di bombe sulla capitale irachena per distogliere l’attenzione dei media dal recente
sexgate. Durante il loro incontro Ilyumzhinov aveva proposto al Raìs di tenere nella
capitale irachena una futura edizione delle olimpiadi degli scacchi. Un’amicizia,
questa, che a Elista ha lasciato un segno nelle centinaia di ritratti di se stesso
che Ilyumzhinov, su esempio di Saddam, ha fatto affiggere in ogni angolo della
città.
Ma la relazione più pericolosa, Ilyumzhinov l’ha stabilita con il nemico numero
uno dei Mosca: il leader indipendentista ceceno Shamil Basayev, altro amante degli
scacchi e presidente della federazione scacchistica di Grozny all’epoca in cui
fu primo ministro ceceno (1997-1999). Dalla loro amicizia sarebbe nata, secondo
le accuse del Cremlino, anche un’alleanza politica che ha visto Ilyumzhinov offrire
sostegno alla resistenza cecena dopo lo scoppio della seconda
guerra cecena (1999), con l’invio di aiuti, e la disponibilità a curare in Calmucchia
i ceceni feriti e a ospitare loro campi d’addestramento militare.
Accuse che comunque, nonostante momenti di forte crisi, non hanno mai prodotto
una rottura tra Ilyumzhinov e Putin, e che dopo i fatti di Beslan sembrano essere
state del tutto dimenticate dal Cremlino che, pur di evitare nuovi focolai di
tensioni in una regione già inquieta, ha deciso di garantire tutto il suo sostegno
al regime di Ilyumzhinov. Com’è risultato evidente lo scorso 21 settembre, quando
una manifestazione di piazza dell’opposizione che chiedeva le dimissioni di Ilyumzhinov
è stata brutalmente dispersa dalla polizia locale con l’intervento delle forze
speciali federali giunte dalle regioni vicine, con il risultato di decine di arresti
e di feriti tra la folla.
Ai calmucchi, a quanto pare, non resta altro che giocare a scacchi.
In silenzio e con la pancia vuota.
Enrico Piovesana