19/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Per un rapporto della Banca Mondiale il miracolo economico di Pechino sarebbe sovrastimato "almeno del 40percento"
di gianluca Ursini
 
Drasticamente ridimensionata la crescita economica cinese. Un rapporto della Banca Mondiale, che battezza la Cina “seconda economia mondiale”, considera però come il valore effettivo del Pil di Pechino sia sovrastimato “almeno del 40 percento”. Questo secondo nuovi calcoli del Pil, alla luce dei prezzi e dei salari vigenti in Cina, pari a un decimo di quelli Usa.
 
fabbrica d'auto a Wuhu, nell'AnhuiSecondi al mondo. Questa previsione implica che i cinesi non saranno più, come dai rapporti precedenti, prima economia mondiale nel 2012. Sono dunque più poveri di quanto s'immaginasse alla luce dei recenti successi economici. Questo contribuirà, secondo la Banca, a rimandare il ripensamento degli aiuti da destinare a Pechino. Che si giova ancora di parecchi aiuti finanziari dalle istituzioni monetarie internazionali. Ma che ha chiesto anche di ritardare controlli severi sulle proprie emissioni di gas serra in virtù di uno status di nazione emergente molto discutibile.
 
R. Zoellnick, americano a capo della Banca mondialeRenminbi da rivalutare Una tempistica curiosa, in un periodo di dollaro debolissimo e moneta cinese sotto assedio da parte della Federal reserve americana, che ne chiede una forte rivalutazione. L'economia Usa rimane la più produttiva al mondo per un valore di 12 milioni di miliardi di dollari, mentre i 5,33 registrati in campo cinese andrebbero ribassati a 2,24 milioni di miliardi. Questo se si applica il principio della 'parità del potere d'acquisto' della Banca, per capire le reali condizioni dei cittadini cinesi. Pechino rimarrebbe comunque seconda al mondo. E da soli Usa, Giappone, Germania, Cina e India valgono più di mezzo Pil mondiale. PeaceReporter ha rivolto domande sul tema ad Antonio Tricarico, economista e ricercatore della 'Campagna per la riforma della Banca mondiale'.
 
Zoellnick con la vicepremier di Pechino Wu YuCina come seconda potenza?
“Probabilmente sì, se si calcola il Pil rapportato al peso della moneta della nazione. Si potrebbero adottare altri metodi, per i quali risulterebbe terza o quarta. La stima è comunque attendibile”.
E le richieste Usa-Ue di rivalutazione della valuta cinese?
Bisogna capire se c'è davvero l'intenzione delle banche centrali di far corrispondere il peso della moneta al peso di una nazione sulla scena mondiale economica. Poi sulla misura della svalutazione si dibatte; alcune teorie credono che la loro moneta sia sottostimata del 300 percento. Il tesoro americano all'ultimo G7 aveva chiesto che i cinesi la apprezzassero del 30 percento.
 
 
banca nel GanzuForse Banca e Fondo monetario sono sensibili alle esigenze del vicino, visto che hanno sede a Washington?
Assolutamente sì. E' questo uno dei motivi di riforma della Banca mondiale. Da almeno quattro anni si discute del fatto che l'assetto cristallizzato 60 anni fa negli accordi di Bretton Woods sia ormai inadatto ad affrontare le 'global embalances', gli sbilanciamenti che si registrano a livello planetario nelle finanze delle maggiori potenze. Le proposte che arrivano da Washington per farvi fronte non sono innovative; le forme di governo di queste istituzioni sono ferme a 60 anni fa. Nel quadro multilaterale attuale non è pensabile la poca partecipazione che hanno funzionari cinesi e indiani in queste istituzioni. Come pure il potere del loro voto all'interno del Consiglio dei Rettori delle banche centrali: la Cina ha un peso finanziario assegnato pari al Belgio. E l'India anche meno. Ma non faranno chiasso per ottenere più potere. Hanno una visione pragmatica. Si accontentano di vedere riconosciuto il loro nuovo status e poi trattano accordi per loro vantaggiosi sotto banco, dietro le quinte. Eppure la Cina potrebbe impuntare i piedi e minacciare di uscire dal Fondo, con una quantità di riserve valutarie in dollari in mano che spaventa il tesoro Usa.
 

Gianluca Ursini

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