La notizia di un passaggio di consegne tra Nasrallah e Qasim è smentita da Hezbollah, ma non convince i libanesi
scritto per noi da
Erminia Calabrese
In un Libano dove si fa fatica a (re)inventare un consenso nazionale, il leader
di Hezbollah Hassan Nasrallah ha saputo costruire attorno alla sua figura una
certa solidarietà e un consenso, soprattutto quando si parla di lui come colui
che ha fermato gli israeliani durante il conflitto estivo del 2006, durato 33
giorni.
Sayyed, così come viene chiamato, in arabo è un titolo che si attribuisce a chi è discendente
della famiglia del profeta.
Trame politiche. Dopo la polemica suscitata dal quotidiano
as-Sharq al-Awsat, di proprietà saudita, e dal quotidiano israeliano
Ma'ariv, che avevano annunciato pochi giorni fa come la guida suprema iraniana ayatollah
Ali Khamenei avesse ordinato che il comando dell’ala militare del movimento sia
tolto a Nasrallah e passato, in via temporanea, al suo vice Nai’m Qasim, il
sayyed ha subito smentito la notizia. "Il partito di Dio afferma che non corrisponde
al vero e che sotto la guida di Hassan Nasrallah, Hezbollah resterà un simbolo
determinato di resistenza contro l’occupazione'', si legge sul sito
al-Manar, di proprietà di Hezbollah.
Nasrallah e Qasim in realtà si conoscono da tempo. Entrambi hanno aderito al
partito sin dalla sua fondazione. Nel 1992, Nasrallah fu eletto Segretario Generale
di Hezbollah all' unanimità dai membri del Consiglio Consultivo, succedendo a
Sayyed ʿAbbās al-Musāwī, assassinato dall'esercito israeliano il 16 febbraio 1992.
La sua elezione fu fortemente voluta da Khamenei, che lo preferì a Qasim. "Nasrallah
ha connessioni più dirette con Teheran", dichiarò Khamenei.
Una vita all'ombra di Nasrallah. Da allora sembra che Qasim abbia vissuto, e viva tuttora, all’ombra di Nasrallah.
Mentre quest’ultimo ha moltiplicato le sue apparizioni sulla stampa locale e internazionale,
Qasim appare di rado e non gli sono consacrate tutte (o quasi) le emittenti televisive
libanesi e panarabe quando tiene un discorso. E’ una persona molto riservata e
molto educata, è cresciuto nel quartiere di Basta, non lontano dal centro di Beirut,
ha studiato all’università libanese e la sua famiglia era molto povera, così lo
descrivono a Beirut.
La notizia, trasmessa anche dal canale satellitare
al-Arabiyya, non ha lasciato indifferenti gli abitanti del quartiere Basta e della periferia
sud di Beirut, roccaforte sciita.
"Non credo a ciò che è stato scritto dal quotidiano saudita: è l’ennesimo tentativo
per far nascere discordia nella comunità sciita e poi Hezbollah ha smentito subito.
Per noi anche lo sheik Na’im Qasim ha assunto negli ultimi tempi posizioni molto
più moderate rispetto alla nascita del partito. Nasrallah è molto più carismatico
dunque non penso che ci sarà un cambio ma noi sciiti non abbiamo niente contro
Qasim, anzi lo rispettiamo molto", racconta Ali, 25 anni, del quartiere Basta,
Beirut.
"Io penso che sia vero, nonostante la smentita del partito. In effetti penso
che dopo l’alleanza tra Nasrallah e Aoun noi sciiti ci siamo avviati ad un dialogo
con la comunità cristiano-maronita e forse questo può non piacere a Teheran. In
realtà, ai tempi della guerra civile, io non conoscevo la gente che combattevo,
erano dei libanesi come me, ma li vedevo dei nemici perchè erano cristiani. Oggi
a 50 anni mi rendo conto che non li conoscevo”, dice Rabia, di un piccolo paese
a sud di Tiro, "per noi non c’è nessuna differenza. Il
sayyed e lo Sheikh Na’m Qasim sono persone per bene. Non abbiamo paura anche di un probabile
cambio".
I militanti aspettano. In realtà in certi quartieri sciiti si mormora che qualche dettaglio di questa
storia sia vero. "Ultimamente i rapporti tra il segretario generale Nasrallah
e il numero due di Hezbollah Na’im Qasim non sono proprio rosei, in quanto il
secondo sarebbe stanco di essere messo da parte e sopportare il peso mediatico
del
sayyed", spiega Abbas, 36 anni.
Dopo il 1982, Hezbollah si è assunto la responsabilità quasi esclusiva (eliminando
anche con omicidi mirati la resistenza laica e comunista) del territorio libanese:
"Fino a quando un metro quadrato del territorio libanese sarà occupato noi continueremo
a resistere", aveva detto Hezbollah, il 3 ottobre 1993 all’agenzia
Afp.
Ma dopo la guerra civile (1975-1990) l’attuazione incompleta degli accordi di
Taif (1989) ha confermato il monopolio del partito di Dio, che non ha tuttora
disarmato la sua milizia.
Dalla guerra dell’ estate 2006 Hezbollah avendo marcato la sua distanza da Damasco,
sottolineando la differenza dei suoi interessi con quelli dell'Iran e confermando
la sua solidarietà con Hamas in Palestina, ormai si è imposto come un attore ineludibile
della scena mediorientale: che sia guerra o trattativa.