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In un piccolo ufficio a due stanze situato in un sobborgo settentrionale di Washington
D.C, non lontano dagli uffici ministeriali e presidenziali della prima potenza
del mondo, c’è uno dei cuori pulsanti della società civile del continente africano.
La nascita di Kabissa. L’iniziativa è nata cinque anni fa nella testa di Tobias Eigen, 33 anni, statunitense
di origini tedesche, una vita passata in giro per l’Africa e il mondo e una passione
per i computer e la tecnologia. “Ho sempre pensato che il continente africano
potesse trarre vantaggio da internet
e dalle nuove tecnologie comparse negli ultimi anni”, racconta Tobias da Washington,
dove l’abbiamo raggiunto telefonicamente. “L’Africa è una terra molto difficile,
soprattutto per chi è impegnato in attività legate al benessere comune. I servizi
sono inadeguati, molti governi repressivi, oppure mancano i mezzi per farsi conoscere
e raccogliere consensi e attenzione mediatica anche dall’estero. Per questo, nel
1999 è nata Kabissa. Grazie ad essa molte associazioni avrebbero avuto a disposizione un vero e
proprio ufficio virtuale, con uno statuto accessibile da ogni parte del mondo,
una posta elettronica e un archivio in cui tenere documenti importanti e riservati”.
"Molte organizzazioni non governative e associazioni civili varie lavorano in
condizioni molto precarie – continua Tobias – pochi sono disposti a finanziarle
o semplicemente ad appoggiarle. In alcuni paesi, le poche che si possono permettere
un ufficio o una stanza con una scrivania e un computer rischiano di vedersi arrivare
un gruppo di uomini armati che sequestrano tutto nel cuore della notte e sigillano
le porte la mattina dopo. Con Kabissa è tutto più semplice: ci sono solo uno username e una password. Sono le chiavi invisibili di un ufficio invisibile e irraggiungibile per qualsiasi
malintenzionato".
Oltre 850 organizzazioni. Kabissa (in lingua Kiswahili significa “assolutamente”) è utile anche per chi vive nelle
aree rurali e non può pagare l’affitto di un ufficio o anche solo di un computer.
Basta raggiungere un qualsiasi internet café (il cui numero sta crescendo anche in Africa) e il gioco è fatto.
"Davvero non mi aspettavo che questa iniziativa avesse così tanto successo –
dichiara entusiasta il fondatore del network – in cinque anni ci hanno contattato
o si sono formate grazie a noi oltre 850 organizzazioni. Ognuna ha un suo server
e può lavorare in piena libertà e indipendenza”.
Una rete di belle storie. “E’ per questo che, quando ho conosciuto Tobias, mi sono subito legata al suo
progetto”, racconta Kim Lowery, statunitense, dal 2002 anche lei parte integrante
del piccolo entourage di Washington. “Ho conosciuto l’Africa mano a mano attraverso
questo lavoro, che con il tempo è diventato una vera passione. Ti capita di conoscere
persone incredibili. Come quel tizio del Ghana nato in una famiglia di contadini
poverissimi e arrivato a conseguire un dottorato negli Stati Uniti. O quel tale
in Nigeria che combatte per i diritti della sua minoranza nel Delta del Niger
a dispetto delle minacce delle compagnie petrolifere e del governo. Di storie
così se ne trovano tantissime. Basta dar loro la possibilità di venire fuori”.
Time to get online è l’ultima trovata dei ragazzi di Kabissa, un nuovo e semplice programma online che spiega i rudimenti di internet e dei computer a chi non ha mai avuto la
possibilità di conoscere le nuove tecnologie. Con la speranza che
un giorno internet raggiunga anche le comunità rurali o isolate rispetto ai centri
urbani. E’ a questo che i membri dell’organizzazione sperano si arrivi, un giorno.
Pablo Trincia