22/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Scheda Conflitto
PARTI IN CONFLITTO
L'Algeria , diventata indipendente nel 1962 dopo otto anni di sanguinosa guerra contro la Francia, nella quale persero la vita più di un milione di civili algerini, fino al 1989 è stata governata dal Fronte di Liberazione Nazionale (Fln), il gruppo dirigente che aveva guidato la lotta anti - coloniale. Le prime elezioni multipartitiche si tennero nel 1991, e vennero vinte dal Fronte Islamico di Salvezza (Fis), ma questo risultato venne dichiarato nullo dall'esercito, che voleva impedire a tutti i costi la deriva islamista dell’Algeria. Nel 1992 i vertici militari presero il potere con un golpe e il Fis venne messo fuori legge. La mossa dei militari si rivelò controproducente, perché il Fis era molto variegato al suo interno. La svolta militare fece risaltare l’ala più estremista del Fis, il Gia (Gruppo Islamico Armato), che iniziò ad armarsi contro l’esercito dando il via a un periodo di violenti scontri armati tra le forze governative e le milizie islamiche. Le fazioni lottarono senza esclusione di colpi, con ricorrenti massacri di civili, compiuti sia dagli integralisti che dalle squadre speciali dell'esercito. Nel 1999, dopo sette anni di guerra e oltre 150 mila morti, il primo presidente non militare dopo la guerra, Abdelaziz Boutefilka, avviò il processo di pace, offrendo l'amnistia ai combattenti islamici in cambio del disarmo dei gruppi combattenti.
La politica del dialogo di Bouteflika ha dato i suoi frutti, almeno nella maggior parte dei casi. Ma la frangia più irriducibile del Gia, composta daifondamentalisti del Gruppo salafita per la Predicazione e il Combattimento (Gspc) e dai Difensori degli insegnamenti salafiti (Hsd), non ha accettato di deporre le armi in cambio dell'amnistia. Si tratta di due gruppi che, secondo molti analisti, sarebbero legati ad al-Qaeda, di tradizionalisti che inseguono una visione dell’Islam purista e puntano all’instaurazione di un califfato islamico in Algeria. Nel silenzio quasi totale dei mezzi d’informazione algerini, con uno stillicidio quotidiano, continuano gli scontri tra gli uomini dei gruppi integralisti e il governo di Abdelaziz Bouteflika. Solo nel 2006, secondo fonti indipendenti, sarebbero almeno 300 le vittime degli scontri tra militari e fondamentalisti.
Bouteflika resta convinto che la grazia sia l’unica via per tenere unito il paese e, a settembre dello scorso anno, ha presentato agli algerini un referendum con il quale si chiedeva ai cittadini, in parole povere, di chiudere i conti con il passato. Il referendum è stato approvato a grande maggioranza. Questo, secondo alcune organizzazioni per i diritti umani e secondo i familiari delle vittime della guerra civile, è un inaccettabile colpo di spugna sulle colpe sia dei militari che dei fondamentalisti, ma l’alta percentuale di consensi ottenuti dal referendum significa anche che la popolazione algerina ha ritrovato quel minimo di pace che le basta. In effetti, per quanto la guerra sommersa tra militari e salafiti non sia cessata, almeno i massacri di civili sono solo un brutto ricordo. Il governo di Bouteflika, nel 2001, sembrava sul punto di dover affrontare un nuovo conflitto. Nella regione della Cabilia si generò una ribellione autonomista della minoranza berbera, duramente repressa e discriminata dal governo, che causò la morte di almeno 120 persone e migliaia di feriti e arrestati negli scontri tra la polizia algerina e i gruppi di cabili. Al momento la situazione è stata normalizzata, anche se il governo non ha ancora chiuso definitivamente la questione del riconoscimento dei diritti dei Cabili, così che il problema potrebbe riproporsi da un momento all’altro.Cabilia a parte, il fronte della guerriglia islamista si è invece già riaperto. Il 2007 ha segnato, rispetto alla fine della guerra civile, il ritorno della violenza.
 
VITTIME
Circa 150 mila morti durante la guerra civile. Dal 1997 a oggi, si calcola che siano morte almeno 15mila persone. Dall'inizio del 2007, sono almeno 60 le vittime degli scontri tra esercito e miliziani.
 
FORNITURA ARMAMENTI
Il governo riceve armi da Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Ucraina, Bielorussia, Cina, Sudafrica, Repubblica Ceca; i gruppi islamici da Iran, Sudan e dall’appoggio internazionale di diverse organizzazioni islamiche.
 
RISORSE CONTESE
E’ il controllo politico del paese la risorsa contesa.
 
SITUAZIONE ATTUALE
Dopo il referendum voluto da Bouteflika, che ha amnistiato tutti i guerriglieri e i militari che si sono macchiati di crimini durante la guerra civile, sono stati rilasciati molti comandanti delle formazioni integraliste della guerra civile. L'unico gruppo ancora attivo, che si scontra quotidianamente con l'esercito, è il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento. Dall'inizio di quest'anno, il Gspc ha ripreso intensamente l'attività, e una parte del gruppo ha annunciato di essersi unito a dal-Qaeda, mutando il suo nome in Organizzazione di al-Qaeda in Maghreb.

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