
Le Forze armate rivoluzionarie della
Colombia hanno annunciato la liberazione di Clara Rojas - rapita
assieme a Ingrid Betancourt di cui era il braccio destro nella corsa
alla presidenza della Repubblica - di suo figlio Emmanuel, nato tre
anni fa in cattività da una relazione con un guerrigliero, e
di Consuelo González, che saranno consegnati o al presidente
venezuelano Hugo Chávez o a qualcuno da lui designato. Lo
riferisce il Granma, giornale ufficiale cubano, che spiega come in un
comunicato giunto nell'ufficio di Bogotá dell'agenzia di
stampa cubana Prensa Latina, il gruppo rivoluzionario spieghi questo
gesto come un atto di indennizzo per i familiari dei sequestrati, per
Chávez e per la senatrice Piedad Cordoba, la cui gestione
delle trattative per uno scambio umanitario è stata cancellata
da Alvaro Uribe, senza ragioni sostanziali. Il testo, siglato dal
Segretariato delle Farc, specifica come "l'ordine per liberarli
in Colombia è già stato impartito".
La Francia. Parigi, alla luce dei nuovi sviluppi, si è detta speranzosa che la situazione
si sblocchi e che si arrivi allo scambio integrale dei prigionieri politici in
mano alle Farc con quelli in mano allo Stato colombiano. E il primo ministro,
François Fillon, si è anche spinto oltre, dichiarando che la Francia è pronta
ad
accogliere i guerriglieri delle Farc che saranno
liberati in cambio degli ostaggi.
Il testo. Nel comunicato di sette punti, le Farc
insistono nel chiedere la smilitarizzazione di due municipi, Florida
e Pradera, per un periodo di 45 giorni, in modo da concretizzare
l'accordo umanitario, e ratificano la decisione di realizzarlo e di
avanzare con la soluzione politica del conflitto armato. Spiegano
anche come considerino improvvisata e inaccettabile la proposta del
governo Uribe di una zona di incontro in cui dialogare in “luoghi
inospitali, remoti e clandesitni, per 30 giorni”. Il tutto mentre,
secondo le Farc, l'Alto Commissario per la Pace, Luis Carlos
Restrepo, continua a minacciare il dialogo con operativi militari
massicci, ratifica il suo ordine di liberare gli ostaggi militarmente
e offre dollari ai guerriglieri affinché tradiscano i loro
ideali.
Le dediche. Quindi il riferimento diretto a Hugo
Chávez, che ringraziano per la sua dedizione alla causa, per
il colossale sforzo come mediatore, per la buona fede e la sua
solidarietà alla causa del popolo colombiano, nonché
per il tempo investito nelle trattative, nonostante le sue grandi
responsabilità. Secondo la guerriglia, “l'annullamento della
mediazione è stato un atto di barbaria diplomatica contro il
legittimo capo di Stato di un paese fratello e contro il popolo
venezuelano, solidale con i solleciti venuti da Bogotá”.
Infine, non poteva mancare un cenno al presidente francese Nicolas
Sarkozy, ai presidentei latinoamericani solidali e “ai familiari
dei prigionieri di guerra”.
Dal canto suo, Hugo Chávez ha
dichiarato ieri pomereggio da Montevideo di aver ricevuto “da pochi
minuti il comunicato delle Farc. Ero in allerta che potesse succedere
una liberazione del genere o che le Farc ne avrebbero annunciato
l'imminenza”.
La reazione. L'Alto Commissario per la Pace
colombiano, Luis Carlos Restrepo, ha dichiarato ieri sera che il
governo di Bogotà si mantiene prudente. Lo ha reso noto
l'emittente radiofonica La F.M. Peraltro in passate occasioni, ha
aggiunto Restrepo in una conferenza nel palazzo presidenziale, “il
gruppo guerrigliero ha annunciato liberazioni di sequestrati e poi
non ha mantenuto l'impegno”. Altro motivo che invita alla prudenza,
ha concluso, è il fatto che né il governo colombiano né
quello cubano hanno modo di verificare l'autenticità del
comunicato.