stampa
invia
buonenuove. Le istituzioni malesi hanno provato a salvare la faccia di fronte alla comunità
internazionale liberando 31 cittadini di etnia indiana, arrestati durante alcune
manifestazioni anti discriminazione il 24 novembre passato. Ogni accusa è stata
ritirata contro cinque arrestati, mentre altri 26 sono stati solo sollevati dall'accusa
di tentato omicidio, punibile con 20 anni. Le accusa veniva da uno scontro con
un agente, che ne era uscito con la testa rotta, in mezzo ad una manifestazione
cui erano accorsi 20mila Indu. In cinque sono comunque rimasti in prigione in
base ad una 'Legge di sicurezza' risalente al periodo coloniale, che permette
arresti a tempo indeterminato senza processo
Hindraf Si chiama Hindu rights Action Force (Hindraf, 'Forza di difesa dei diritti Indu') il gruppo cui appartengono i 5
leaders ancora sotto arresto; i loro sostenitori lunedì erano s'erano radunati
intorno alla prigione, 150 chilometri a nord della capitale. Si chiamano
Minoranza Indu Gli attivisti dell'Hindraf premono per un riconoscimento dei diritti religiosi
della minoranza Hindu, oltre a chiedere l'abolizione di un vecchio sistema di
quote nei posti amministrativi, in favore della popolazione malese, secondo loro
macchiata dalla discriminazione razziale. La organizzazione Hrw chiede che la
Malesia applichi i trattati internazionali sul rispetto dei diritti umani firmati
sotto l'auspicio dell'Onu e un mese fa dell'Asean, organismo economico regionale
che ha obbligato i suoi membri al rispetto di standard minimi per le libertà civili
politiche e sociali. Invece il 15 dicembre il Pm e l'ispettore di polizia incaricati
del caso avevano dichiarato in conferenza stampa che gli attivisti avevano “legami
chiari col terrorismo internazionale” e che si erano “immischiati in attività
mirate a far montare l'odio razziale”. Anche i 26 scarcerati lunedì 16 per ottenere
il rilascio su cauzione hanno dovuto patteggiare e confessare di aver “causato
disturbi alla quiete pubblica”, durante la manifestazione, cosa per la quale andranno
a giudizio il 27 dicembre. Invece nelle carceri malesi rimarrano quegli 87 cittadini
mai ancora giudicati, in base alla legge di sicurezza interna (Isa, Internal Security Act) con la quale i cinque leader della protesta sono ancora in attesa di giudizio.
Diverse ong hanno chiesto al governo malese l'abolizione di questa norma.Gianluca Ursini