L'esercito israeliano uccide 13 miliziani di Hamas e della Jihad Islamica in un giorno
Giornata di sangue ieri a Gaza, dove
l'esercito israeliano ha scatenato una tempesta di fuoco che ha
ucciso 13 miliziani palestinesi. Colpita al cuore la Jihad Islamica:
è stato ucciso Majed al-Harazin, 38 anni, uno dei leader
dell'organizzazione nella Striscia di Gaza.
Colpo al cuore della Jihad.
Al-Harazin, uno dei capi delle Brigate al-Quds, guidava la sua auto
per le strade di Gaza quando un missile sparato da un elicottero
militare dell'esercito di Tel Aviv ha colpito in pieno il mezzo. Con
lui è morto sul colpo un suo aiutante. L'esercito israeliano
ha confermato, sottolineando come quello messo a segno oggi ''è
uno dei colpi più importanti inferti ai nemici d'Israele''.
Il ritorno degli omicidi mirati arriva
mentre, a Parigi, è in corso la conferenza internazionale dei
donatori per la Palestina, dove Mahmoud Abbas sta ricevendo milioni
di dollari di aiuti per un piano economico di risanamento
dell'Autorità Nazionale palestinese, ormai sull'orlo della
bancarotta. L'attacco di oggi sembra segnare, in modo irreversibile,
una spaccatura tra i politici palestinesi ritenuti 'degni' di essere
seduti al tavolo dei negoziati internazionali, e quei leader dei
gruppi armati, bollati come 'terroristi', come se questo bastasse a
giustificare quello che altro non è che un brutale omicidio.
Non c'è vita fuori dalla benevolenza d'Israele e del Quartetto
(Usa, Ue, Onu e Russia). Tutto il resto, anche se rappresenta una
parte maggioritaria della popolazione palestinese, può
bruciare nel rogo di un razzo.
Bagno di sangue. Ma non è
morto solo al-Harazin ieri. In un secondo attacco aereo sono stati
uccisi quattro miliziani della Jihad Islamica, nella zona meridionale
di Gaza. In un terzo raid dell'aviazione militare di Tel Aviv, nei
pressi della città di Beit Lahiya, è stata colpita
un'auto sulla quale, secondo i militari israeliani, viaggiavano tre
miliziani di Hamas, uccisi sul colpo.
Altri due uomini di Hamas sono stati
uccisi, sempre con un attacco dagli elicotteri, nella zona
meridionale della città di Rafah.
Infine è stato ucciso, nei
pressi della città di Jenin, in Cisgiordania, un comandante
locale delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa. Anche lui è stato
colpito mentre viaggiava al volante della sua auto.
Alle azioni aeree sono seguiti anche
incursioni e rastrellamenti, in particolare nella città di
Nablus, in Cisgiordania. Colpite associazioni e organi d'informazione
palestinesi.
Una giornata di sangue, una di quelle
che si trascinerà ancora a lungo. Per i funerali di
al-Harazin, previsti per domani, sono attese non meno di 10mila
persone. In tanti, subito dopo le operazioni dell'esercito
israeliano, hanno chiesto al presidente dell'Anp Abbas di sospendere
i negoziati con Israele, mentre la Jihad ha diffuso un comunicato nel
quale giura vendetta.
I vertici militari israeliani, come
fanno da quando non ci sono più attentati suicidi in Israele,
hanno giustificato l'omicidio extragiudiziale di un ricercato con
l'accusa del lancio di razzi Qassam dalla Striscia di Gaza verso
Israele. Dall'inizio di maggio di quest'anno a oggi sono morti due
israeliani per i razzi e 260 palestinesi per le rappresaglie
dell'esercito di Tel Aviv.
Che vanno a ingrossare la cifra di
oltre 5mila morti dall'inizio della Seconda Intifada nel 2000, in una
macabra contabilità di morte dove i conti non tornano mai.
Ch.E.