18/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Numero 18. Dal 1° novembre al 30 novembre 2007
Novembre nero alle frontiere. 127 morti in un mese, quasi tutti sulle rotte per le Canarie, dove hanno perso la vita 119 migranti: 61 in un naufragio in Mauritania, 36 in Marocco e 20 in Gambia. Due corpi recuperati sulle coste algerine, mentre a Siracusa sono stati rinvenuti i resti di altre quattro vittime del naufragio di Vendicari. In Grecia e a Cipro ad uccidere è la polizia che spara sui migranti.
Intanto alla conferenza euro-africana di Lisbona passa il modello spagnolo: pattugliamenti congiunti, esternalizzazione dei campi di detenzione e rimpatri. E l'Italia, che ha reinsediato per la prima volta 40 rifugiate eritree, vola in Libia in cerca di un accordo in vista della prossima stagione degli sbarchi. E dall'inizio dell'anno l'immigrazione verso l'Europa ha già fatto almeno 1.470 vittime.
 
Barça ou Barçakh. Barcellona o l’inferno. Lo ripetono da anni, in wolof, i giovani di Saint Louis e Dakar, pronti a partire, costi quel che costi, per raggiungere il centro del mondo: l’Europa. La storia è nota. Nel 2006 il boom degli arrivi alle Canarie, a un anno di distanza dalle deportazioni di massa dal Marocco e dalla dura repressione di Ceuta e Melilla, le enclave spagnole dall’altro lato di Gibilterra, finita con 17 morti ammazzati e un migliaio di deportati. Nel 2006 arrivarono a Las Palmas più di 31.000 migranti, contro i 4.751 del 2005. Zapatero firmò un accordo di riammissione con il Senegal e l’Unione europea lanciò la prima missione di pattugliamento anti immigrazione dell’agenzia Frontex (denominata Hera) nelle acque mauritane e senegalesi, con l’obiettivo di respingere in mare i migranti. Intanto i lavori del campo di detenzione “Ecole VI” a Nouadhibou (Mauritania) venivano ultimati e la struttura affidata alla Croce rossa spagnola. A settembre 2006 iniziarono i rimpatri dei migranti sbarcati alle Canarie, prima verso Senegal, poi verso gli altri Paesi firmatari di accordi bilaterali di riammissione con Madrid.

Nel 2007 oltre 1.500 migranti sono stati fermati in mare dalle navi di Frontex, mentre i senegalesi rimpatriati dal 2006 sono oltre 18.000. Oggi il numero degli arrivi alle Canarie è crollato: meno 75% nei primi nove mesi dell’anno. Ma da Dakar si continua a partire. Ma soprattutto si continua a morire. Sì perchè le rotte si sono fatte via via sempre più lunghe e pericolose, e per evitare i pattugliamenti di Frontex ormai si naviga fino a 300 miglia al largo dalle coste africane restando in mare dieci dodici giorni con grandissimi rischi. Lo testimonia lo stato di salute dei migranti che arrivano a Las Palmas, sempre più spesso in gravi condizioni di disidratazione e ipotermia proprio per la durata dei viaggi. Sempre più spesso con morti di stenti a bordo delle piroghe. Lo scorso sei novembre, una delle piroghe venne stata soccorsa a La Güera, al confine tra Mauritania e Sahara occidentale. Vagava alla deriva da tre settimane, dopo un guasto al motore. A bordo c’erano 101 passeggeri. Gli altri 56 che erano partiti con loro da Ziguinchor, in Senegal, venti giorni prima, li avevano gettati in mare dopo che erano morti di stenti. Nel 2006 le vittime al largo delle Canarie erano state, secondo i dati di Fortress Europe, almeno 1.035. Un anno dopo, con gli sbarchi diminuiti del 75%, i morti sono già 657 nei primi undici mesi dell’anno. Dei quali 200 a ottobre e 119 a novembre. Un dato che rischia di essere di gran lunga inferiore alla realtà, di fronte all’eventualità di tanti, troppi naufragi fantasma, come quello consumatosi a ottobre nell’Atlantico, la cui unica eco è stata il funerale collettivo celebrato a Kolda, in Senegal, dalle famiglie degli oltre 150 dispersi in mare.

Una intera generazione è tagliata fuori dalla possibilità di raggiungere l’Europa, in un Paese, il Senegal, che non riesce ad offrire un futuro ai propri giovani. La sola cosa che il presidente Wade ha saputo fare, è stato firmare gli accordi di riammissione con la Spagna nel 2006 in cambio di maggiori quote di ingresso. Accordi che presto saranno estesi anche al rimpatrio dei minori non accompagnati, (alle Canarie ne sono arrivati 616 solo a novembre). Certo la Spagna di Zapatero ha anche quadruplicato gli aiuti allo sviluppo, passati dai 150 milioni di euro nel 2003 ai 700 milioni nel 2006. Tuttavia senza un’apertura di canali legali di mobilità e senza un massiccio e coerente investimento nelle economie africane, questo modello sia destinato a fallire. Unione Europea e Unione Africana, riunite al meeting euro-africano di Lisbona dell’8 e 9 dicembre 2007 si sono impegnate per una maggiore cooperazione in chiave migratoria. Che sulle frontiere si tradurrà in pattugliamenti congiunti nelle acque territoriali africane, costruzione di campi di detenzione, finanziamento delle operazioni di rimpatrio e perché no, esternalizzazione delle richieste d’asilo. In cambio l’Ue ha più posti di lavoro per l'immigrazione regolare africana, investimenti nei paesi di origine, nelle infrastrutture e nella formazione. Staremo a vedere.
 
Gabriele Del Grande
Categoria: Migranti