17/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Le ricche regioni boliviane proclamano l'autonomia. Morales dice che è contro la legge. Manifestazioni in tutto il paese. La fine della crisi è ancora lontana
  
Il guanto di sfida è stato lanciato. Le province ricche della Bolivia, Santa Cruz, Tarija, Pando e Beni tutte schierate con l'opposizione e quindi in contrasto con la politica di Morales, hanno dato una spallata al dialogo e hanno proclamato la loro autonomia.

Manifestazioni a Santa CruzI fatti. La decisione era nell'aria. Dopo le proteste delle scorse settimane, sfociate in incidenti, i leader delle quattro provincie hanno voluto sfidare il presidente. E l'hanno fatto in pompa magna. Dopo l'approvazione dei nuovi statuti regionali, voteti dalle assemblee in tutta fretta e in attesa di un referendum popolare che li faccia entrare ufficialmente in vigore, i governatori hanno radunato la popolazione e hanno dichiarato l'autonomia. Fra l'eccitazione generale, soprattutto nella ricchissima provincia di Santa Cruz, si sono uditi slogan molto pesanti contro Morales. “Evo assassino” gridava la folla. “Siamo autonomi, Siamo autonomi”, si è sentito urlare da più parti. E non mancavano le bandiere e gli inni regionali cantati a squarciagola dagli oppositori di Morales. E proprio il presidente ha voluto commentare le decisioni delle quattro province definendoli “atti contro la legge che vogliono minare l'integrità nazionale cercando di dividere i boliviani”. Di diverso avviso, ovviamente, i rappresentanti del Comitato Civico di Santa Cruz, che per voce del loro presiedente, Branko Marinkovic, hanno fatto sapere che Morales “deve smettere di screditare queste autonomie. Legga il nostro statuto, quello appena approvato e si renderà conto che la nostra è un'autonomia per l'unità e non per la separazione”. Le province in rotta con le decisioni presidenziali valgono il 42 percento del prodotto interno lordo e nel loro territorio si concentra l'85 percento delle riserve nazionali di idrocarburi.

Manifestazioni dell'opposizione nelle province che chiedono autonomiaNon tutto oro quello che luccica.Se da una parte l'autonomia, ad esempio quella proclamata dalla provincia di Santa Cruz, riconosce la figura del governatore, ha competenza in materia di difesa del territorio, ha una propria forza di polizia e ha la possibilità di introdurre nuove tasse locali, dall'altra deve fare i conti con l'ostilità dei gruppi fedeli a Morales, che promettono battaglia. E sembra che abbiano già iniziato. Poco lontano dalla città di Santa Cruz, infatti, dove centinaia di oppositori al governo compravano t-shirt con le scritte più strane contro Morales, i fedeli al presidente, quasi tutti appartenenti all'etnia aymara, si organizzavano e bloccavano le strade per dimostrare il loro totale rifiuto al progetto di autonomia.

Manifestazioni a La PazIntanto a La Paz. Non deve essere preoccupato più di tanto Morales se nonostante la crisi in atto, sia sociale che politica, ha partecipato alla grande manifestazione degli indios e dei contadini felici per l'approvazione della nuova Costituzione che promette loro maggiore autonomia (ovviamente di diversa natura rispetto a quella autoproclamata dalle province ribelli). E comunque per Morales la “battaglia finale” si avrà solo al momento del referendum popolare al quale la nuova costituzione dovrà essere sottoposta. E ha invitato davvero tutti, giovani e meno giovani, a fare campagna elettorale affinché la nuova carta venga approvata. Inoltre, forse volendo aprire ad una trattativa futura con i governatori della regione, Evo Morales ha fatto sapere che le regioni potranno approvare i loro statuti solo dopo l'entrata in vigore della nuova costituzione.

Alessandro Grandi

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