stampa
invia
I fatti. La decisione era nell'aria. Dopo le proteste delle scorse settimane, sfociate
in incidenti, i leader delle quattro provincie hanno voluto sfidare il presidente.
E l'hanno fatto in pompa magna. Dopo l'approvazione dei nuovi statuti regionali,
voteti dalle assemblee in tutta fretta e in attesa di un referendum popolare che
li faccia entrare ufficialmente in vigore, i governatori hanno radunato la popolazione
e hanno dichiarato l'autonomia. Fra l'eccitazione generale, soprattutto nella
ricchissima provincia di Santa Cruz, si sono uditi slogan molto pesanti contro
Morales. “Evo assassino” gridava la folla. “Siamo autonomi, Siamo autonomi”, si
è sentito urlare da più parti. E non mancavano le bandiere e gli inni regionali
cantati a squarciagola dagli oppositori di Morales. E proprio il presidente ha
voluto commentare le decisioni delle quattro province definendoli “atti contro
la legge che vogliono minare l'integrità nazionale cercando di dividere i boliviani”.
Di diverso avviso, ovviamente, i rappresentanti del Comitato Civico di Santa Cruz,
che per voce del loro presiedente, Branko Marinkovic, hanno fatto sapere che Morales
“deve smettere di screditare queste autonomie. Legga il nostro statuto, quello
appena approvato e si renderà conto che la nostra è un'autonomia per l'unità e
non per la separazione”. Le province in rotta con le decisioni presidenziali valgono
il 42 percento del prodotto interno lordo e nel loro territorio si concentra l'85
percento delle riserve nazionali di idrocarburi.
Non tutto oro quello che luccica.Se da una parte l'autonomia, ad esempio quella proclamata dalla provincia di
Santa Cruz, riconosce la figura del governatore, ha competenza in materia di difesa
del territorio, ha una propria forza di polizia e ha la possibilità di introdurre
nuove tasse locali, dall'altra deve fare i conti con l'ostilità dei gruppi fedeli
a Morales, che promettono battaglia. E sembra che abbiano già iniziato. Poco lontano
dalla città di Santa Cruz, infatti, dove centinaia di oppositori al governo compravano
t-shirt con le scritte più strane contro Morales, i fedeli al presidente, quasi
tutti appartenenti all'etnia aymara, si organizzavano e bloccavano le strade per
dimostrare il loro totale rifiuto al progetto di autonomia.
Intanto a La Paz. Non deve essere preoccupato più di tanto Morales se nonostante la crisi in atto,
sia sociale che politica, ha partecipato alla grande manifestazione degli indios
e dei contadini felici per l'approvazione della nuova Costituzione che promette
loro maggiore autonomia (ovviamente di diversa natura rispetto a quella autoproclamata
dalle province ribelli). E comunque per Morales la “battaglia finale” si avrà
solo al momento del referendum popolare al quale la nuova costituzione dovrà essere
sottoposta. E ha invitato davvero tutti, giovani e meno giovani, a fare campagna
elettorale affinché la nuova carta venga approvata. Inoltre, forse volendo aprire
ad una trattativa futura con i governatori della regione, Evo Morales ha fatto
sapere che le regioni potranno approvare i loro statuti solo dopo l'entrata in
vigore della nuova costituzione.Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, pace, guerra peacereporter