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Rischio di rottura definitiva.
L’ottimismo suscitato a fine ottobre dall’annuncio di un
accordo tra governo e Fronte Islamico di Liberazione Moro (Milf) per la ripresa
dei negoziati di pace è già finito. Nel finesettimana i guerriglieri – che combattono
dal 1978 per l’indipendenza delle regioni musulmane meridionali di Mindanao e
Sulu – hanno abbandonato il tavolo negoziale accusando il governo di essersi
già rimangiato l’intesa raggiunta sull’estensione e sul livello di autonomia del
‘dominio ancestrale’. “Ci sono dei sabotatori nel governo che remano contro il
negoziato”, ha dichiarato il rappresentante del Milf, Mohagher Iqbal. “Così si
mette a dura prova la pazienza del popolo Moro, che potrebbe anche decidere di
risolvere il conflitto con mezzi diversi da quelli pacifici”.
Colombe e falchi da
entrambe le parti. Un fallimento definitivo del processo di pace rischia di
creare fratture all’interno degli almeno 12 mila combattenti del Milf, tra un
vertice attendista e paziente e una base combattente sempre più esasperata dall’atteggiamento
ondivago e schizofrenico di un governo che alterna momenti di apertura a
momenti di irrigidimento, frutto questi ultimi delle pressioni delle gerarchie
militari da sempre contrarie a ogni negoziato con i ribelli islamici.
I ribelli comunisti
rifiutano la tregua. Brutte notizie arrivano anche dall’altra guerra
filippina, quella che dal 1969 contrappone il governo ai ribelli comunisti del
Nuovo Esercito del Popolo (Npa) e che fino a oggi ha causato almeno 40 mila
morti. Il capo di stato maggiore dell’esercito Ermogenes Esperon aveva annunciato
nei giorni scorsi una tregua natalizia e offerto ai ribelli una successiva tregua
di tre anni per provare a intavolare un negoziato. Ka ‘Roger’ Rosal, portavoce
dei
guerriglieri dell’Npa, ha risposto dicendo che si tratta di un bluff. “L’ipocrita
regime fascista della Arroyo sta intensificando l’offensiva militare su tutti
i
fronti, continua a compiere crimini di guerra contro al popolazione civile,
discute di reintrodurre la legge anti-sovversione per meglio reprimere gli oppositori
e il giorno dopo propone tregue. E’ solo un trucco, a cui noi risponderemo intensificando
i nostri attacchi”.Enrico Piovesana