03/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo la fine della guerra, molti iracheni in carcere senza processo
iracheno arrestato dai militari usa“Mio marito non ha mai aiutato il regime, lui si occupava delle autoclavi del programma Onu conosciuto come Oil for Food,nessuno mi ha detto quando mio marito sarà rilasciato”. Banu Mahmud al-Awbasani, una donna di Baghdad, lancia il suo appello ad IRIN (agenzia stampa delle Nazioni Unite).
 
Suo marito, Sinan al-Awbasani, è un biologo. La donna è una rappresentante di genitori, mogli, figli e amici degli uomini arrestati in Iraq dalle forze della coalizione perchè sospettate di avere legami con i gruppi terroristici che attaccano ogni giorno i soldati. Dopo mesi di attesa, nessuno ha fatto sapere loro quando la reclusione avrà fine, se ci sarà un processo o i risultati delle indagini.
 
Il marito di Banu, “è stato fermato nel suo laboratorio a giugno, sembrava per qualche controllo, roba di un paio d’ore, -dice la donna - ma è dentro da cinque mesi. Sono disperata, mio marito non è un criminale. Io e i miei bambini non lo vediamo da giugno.” Vista la professione di Sinan, le forze investigative della coalizione, lo sospettano di aver preso parte al programma del regime di Saddam Hussein per lo sviluppo delle armi batteriologiche.
 
Secondo gli inquirenti potrebbe avere informazioni importanti sui siti in cui sarebbero tenute le armi di distruzione di massa, di cui fino ad oggi non si è trovata traccia. “Mio marito ha perfino lavorato fianco a fianco con gli ispettori delle Nazioni Unite quando facevano le loro ispezioni in Iraq”, sostiene Banu, “dopo la prima Guerra del golfo, nel 1991, non ha più avuto nulla a che fare con Saddam e i suoi”.
La Croce Rossa Internazionale (CRI) vigila sulle condizioni fisiche di questi detenuti, tutti classificati come prigionieri di guerra che, secondo Nada Doumani, portavoce del CRI a Baghdad, “dovrebbero essere tutti rilasciati, una volta finito il conflitto.”
 
Le famiglie dei detenuti e le organizzazioni non governative che si battono per i diritti umani, sottolineano che il presidente Bush ha dichiarato finita la guerra, sul ponte della portaerei Lincoln, il 1 maggio 2003. Le autorità della coalizione sostengono invece che ha solo dichiarato finiti i combattimenti, non le ostilità.

Per la Doumani, comunque sia, “tutti i civili internati hanno diritto a un processo immediato”. “Mio marito ha scritto che viene considerato un prigioniero di guerra,” continua Banu, “ma lui non ha mai avuto alcun incarico militare con il regime di Saddam.” Le famiglie chiedono di vedere i loro cari e di conoscere con precisione di cosa sono accusati. “Abbiamo sempre visto nei film americani -dice Banu- che tutti hanno diritto ad un avvocato e che tutto deve rispettare la legge: è questa la democrazia che ci danno?”

Christian Elia

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