
“Mio marito non ha mai aiutato il regime, lui si occupava delle autoclavi del
programma Onu conosciuto come Oil for Food,nessuno mi ha detto quando mio marito
sarà rilasciato”. Banu Mahmud al-Awbasani, una donna di Baghdad, lancia il suo
appello ad
IRIN (agenzia stampa delle Nazioni Unite).
Suo marito, Sinan al-Awbasani, è un biologo. La donna è una rappresentante di
genitori, mogli, figli e amici degli uomini arrestati in Iraq dalle forze della
coalizione perchè sospettate di avere legami con i gruppi terroristici che attaccano
ogni giorno i soldati. Dopo mesi di attesa, nessuno ha fatto sapere loro quando
la reclusione avrà fine, se ci sarà un processo o i risultati delle indagini.
Il marito di Banu, “è stato fermato nel suo laboratorio a giugno, sembrava per
qualche controllo, roba di un paio d’ore, -dice la donna - ma è dentro da cinque
mesi. Sono disperata, mio marito non è un criminale. Io e i miei bambini non lo
vediamo da giugno.” Vista la professione di Sinan, le forze investigative della
coalizione, lo sospettano di aver preso parte al programma del regime di Saddam
Hussein per lo sviluppo delle armi batteriologiche.
Secondo gli inquirenti potrebbe avere informazioni importanti sui siti in cui
sarebbero tenute le armi di distruzione di massa, di cui fino ad oggi non si è
trovata traccia. “Mio marito ha perfino lavorato fianco a fianco con gli ispettori
delle
Nazioni Unite quando facevano le loro ispezioni in Iraq”, sostiene Banu, “dopo la prima Guerra
del golfo, nel 1991, non ha più avuto nulla a che fare con Saddam e i suoi”.
La
Croce Rossa Internazionale (CRI) vigila sulle condizioni fisiche di questi detenuti, tutti classificati
come prigionieri di guerra che, secondo Nada Doumani, portavoce del CRI a Baghdad,
“dovrebbero essere tutti rilasciati, una volta finito il conflitto.”
Le famiglie dei detenuti e le organizzazioni non governative che si battono per
i diritti umani, sottolineano che il presidente Bush ha dichiarato finita la guerra,
sul ponte della portaerei Lincoln, il 1 maggio 2003. Le autorità della coalizione
sostengono invece che ha solo dichiarato finiti i combattimenti, non le ostilità.
Per la Doumani, comunque sia, “tutti i civili internati hanno diritto a un processo
immediato”. “Mio marito ha scritto che viene considerato un prigioniero di guerra,”
continua Banu, “ma lui non ha mai avuto alcun incarico militare con il regime
di Saddam.” Le famiglie chiedono di vedere i loro cari e di conoscere con precisione
di cosa sono accusati. “Abbiamo sempre visto nei film americani -dice Banu- che
tutti hanno diritto ad un avvocato e che tutto deve rispettare la legge: è questa
la democrazia che ci danno?”