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A Bali ci sono volute 24 ore in più
del tempo massimo per arrivare a una bozza su cui trovare un accordo.
Molti i problemi, di contenuto, di posizioni. Ma soprattutto di
ruoli, con Paesi definiti in via di sviluppo che oggi, però,
sono già assai sviluppati e che sono capaci di far pendere la
bilancia per l'enorme peso anche diplomatico che hanno assunto. India
e Cina sullo stesso fronte, mentre i grandi inquinatori come gli Stati Uniti
avevano la pretesa di impegnare i nuovi giganti in maniera più
severa rispetto ai propri parametri. Il gioco non ha funzionato.
Nella partita diplomatica un ruolo determinante è stato dei
paesi dell'Unione europea, coesi, che hanno perso solo su un punto,
importante: la definizione dei tagli da affrontare nei prossimi anni
dei gas inquinanti. E gli Stati Uniti, che cambieranno
amministrazione fra meno di un anno, hanno giocato duro fino alla
fine, quando sono stati obbligati ad accordarsi, per non rimanere soli di
fronte alle preoccupazioni mondiali per gli effetti dei cambiamenti
climatici.
Ma torniamo all'ipocrisia delle regole
internazionali: documentari, fotografie comparate, studi e documenti
scientifici – addirittura un nobel per la pace – hanno dimostrato
che se non si agisce in tempi rapidi, rischi e pericoli non possono
che aumentare in maniera esponenziale. Eppure la grande diplomazia
internazionale non riesce ad andare oltre al fatto che se il Trattato
di Kyoto, ormai desueto, scade nel 2012, non si può far altro
che riunirsi prima per trovare un accordo, ma che valga solo a
partire dalla data ultima di Kyoto. Più chiaramente: i
prossimi negoziati si dovranno aprire verso aprile 2008. Nel 2009,
nel summit sul clima che avrà come sede Copenaghen si deciderà
l'accordo post-Kyoto il cui regime entrerà, quindi, in vigore
nel 2012, cioé ben tre anni dopo. Anche se vi fosse un accordo
validamente riconosciuto.
Sulla riduzione dei gas serra, la
vittoria è stata degli Usa. L'Unione europea non è
riuscita a imporre le cifre che aveva portato a Bali: una diminuzione
del 25-40 percento entro il 2020 e del 50 percento nel 2050. Questi
numeri sono finiti in una postilla, nelle premesse dell'accordo. Angelo Miotto