Per Hanoi Pechino viola la propria sovranita. Il parlamento cinese fa irrita il Vietnam e agita il Mar Cinese Meridionale
Scritto
per Peacereporter
da
Andrea Rosa
Il 3 dicembre dal
Ministero degli Esteri vietnamita si è espressamente
riaffermata la sovranità di Hanoi sugli arcipelaghi Paracelso
e Spratly. I due gruppi di isole nel Mar Cinese Meridionale – o
Orientale per Hanoi - sono oggetto di disputa tra Vietnam e Cina.
Da
tempo risolta La controversia sul confine di terra:
nel dicembre 1999 si chiuse un contrasto trascinato dalla guerra del
febbraio 1979, quando i cinesi invasero il Vietnam per “punirlo”,
(parola di Deng Xiao Ping) dopo l'attacco a Pol Pot. Tuttavia, tranne
il golfo del Tonchino, dove i due paesi condividono una zona comune
di pesca e hanno abbozzato una linea di demarcazione, i confini
marittimi restano indefiniti, così come le rispettive zone
economiche, oggetto di una contesa che coinvolge tutto il sud-est
asiatico. In novembre il parlamento di Pechino ha stabilito che la
città di Sansha, isola di Hainan, sarà la nuova
capitale amministrativa di una provincia comprendente anche Spratly e
Paracelso (Nansha e Xisha per i cinesi). Questa decisione rappresenta
una dichiarazione unilaterale di sovranità
de
facto.
Secondo
il portavoce Le Dung, citato dall’agenzia di stampa ufficiale
Vietnam News Agency,
“il Vietnam rigetta del tutto la creazione di qualsiasi
amministrazione cinese comprendente i due arcipelaghi vietnamiti”.
Le Dung ha detto che “un tale atto rappresenta un’invasione del
territorio del Vietnam”. Aggiungendo come “esistono concrete
prove storiche e sufficienti basi legali perché il Vietnam
reclami la propria legittima sovranità su entrambi gli
arcipelaghi di Hoang Sa (Paracelso) e Truang Sa (Spratly)”. Accuse
respinte: “infondate””, secondo il portavoce del Ministero
degli Esteri di Pechino, per il quale la propria sovranità
sulle isole è “indiscutibile” e l'amministrazione della
nuova provincia non oltrepassa i limiti territoriali
cinesi. Alle proteste ufficiali del Vietnam sono seguite quelle
popolari: domenica 9 dicembre, a una settimana esatta dalle
dichiarazioni di Le Dung, gruppi di vietnamiti si sono radunati
davanti le sedi diplomatiche cinesi di Hanoi e Ho Chi Minh per
manifestare contro la Repubblica Popolare. C'è da chiedersi
quanto le proteste, piuttosto limitate, siano parte di una strategia
volta a trovare nell’espressione popolare ulteriore legittimazione
alle proprie rivendicazioni.
Per Hanoi La decisione cinese è non conforme al diritto del mare
sancito da una convenzione Onu del 1982, come ribadito anche il 10
dicembre dal rappresentante vietnamita presso l'Onu. Il comportamento
di Pechino mina gli sforzi diplomatici tra i due paesi, dicono da
Hanoi, perché contrario allo spirito della dichiarazione
congiunta Asean-Cina del 2002, del codice di condotta per la
risoluzione della disputa. Tale dichiarazione venne firmata dagli
stati interessati al possesso delle isole per cercare una soluzione
pacifica in ambito regionale a un confronto che aveva sfiorato lo
scontro militare.
Nel 1974,
approfittando della guerra in corso in Vietnam, i cinesi cacciarono
dalle isole Paracelso la piccola guarnigione vietnamita e vi
insediarono un proprio contingente. Nel 1988 uno scontro navale
diretto causò la morte di circa 70 marinai. Poi nel '92 il
parlamento cinese pubblica una mappa ufficiale e dichiara la
sovranità cinese sull'80 percento delle acque del Mar Cinese
Meridionale, incluso Spratly. A questa sovranita’ Pechino non
rinuncia e anzi, secondo il Ministero degli Esteri, vi sarebbero
“evidenti prove storiche e archeologiche” di una presenza cinese
risalente al 200 a.C. per legittimarla.
Non
solo Vietnam e Cina Spratly viene rivendicata anche da Filippine,
Malesia, Brunei e Taiwan. Tutti questi paesi, salvo Brunei, hanno
piccole installazioni militari in porzione di un arcipelago
costituito da innumerevoli isolotti inospitali e inabitati, ma di
rilevanza globale: ricchissimo di pesce, gas e petrolio, questo mare
è economicamente vitale ma soprattutto strategico per una
delle rotte più importanti d'Asia. Pochi, per primi Usa e
Giappone, vedono con favore le rivendicazioni di Pechino che, se
soddisfatte, allargherebbero i possedimenti marittimi cinesi fino al
golfo di Thailandia, a ridosso delle coste malesi e filippine. I
cinesi controllerebbero così ingenti risorse naturali e un
tratto di mare per il quale passa tutto il traffico diretto in
estremo oriente. Soprattutto la rotta principale delle petroliere che
superato stretto di Malacca e Singapore, dal medio oriente si
dirigono verso il Giappone e le coste occidentali americane. La
partita non si gioca dunque a livello regionale, visti gli interessi
in campo; non stupisce che forze navali filippine e americane
conducano ogni tanto esercitazioni congiunte a ridosso delle piccole
isole, sollevando regolarmente le proteste dei vicini. Le
relazioni tra Pechino e Hanoi non sono mai state idilliache; sebbene
oggi si parli di maggiore cooperazione sugli scambi commerciali e
accelerare il dialogo verso una soluzione duratura per il Mar Cinese
meridionale, azioni eparole dei governi navigano spesso in rotta di
collisione.
Hanoi
estrae greggio al largo delle proprie coste meridionali. Per il
Vietnam queste isole sono essenziali per ottenere le risorse
energetiche di cui il paese in rapida crescita ha bisogno, e in
passato aveva già irritato Pechino rilasciando concessioni
nelle Spratly a diverse compagnie petrolifere occidentali e
giapponesi: Mobil, Exxon, BP, Total e Mitsubishi tra le altre.
Inoltre, due voci specifiche del Piano quinquennale (2006-2010) di
sviluppo economico sono dedicate a “sicurezza e difesa nelle isole
del Mar Orientale” e a “protezione delle isole Spratly e della
zona economica esclusiva del Vietnam”. Ma anche Pechino è
accusata di avervi costruito un avamposto militare e di avervi
condotto esercitazioni a inzio novembre. Questo scontro è solo
l'ultima testimonianza che le ambizioni Vietnamita e cinese non hanno
ancora trovato un equilibrio.