scritto per noi da
Stefano Piazza
La decisione che i 3600 delegati dell'African National Congress, il principale partito sudafricano, dovranno prendere durante il congresso tra
il 16 e il 21 dicembre, è molto più importante e complessa di quanto possa apparire
a prima vista. A Polokwane sarà in gioco il futuro stesso del Sudafrica, visto
che il vincitore di questa cinque giorni di intrighi e colpi bassi diventerà,
quasi certamente, anche il prossimo Capo dello Stato.
Polokwane. La campagna elettorale ha accentuato le divisioni etniche nel partito di Nelson
Mandela: la maggioranza degli zulu sostiene il "progressista" Jacob Zuma, contro
lo xhosa "conservatore" Thabo Mbeki, attuale numero uno dell'Anc e presidente
in carica.
Il presidente Mbeki ha deciso di ricandidarsi nonostante la costituzione gli
vieti di aspirare a un terzo mandato da Presidente, ma sembra ovvio che il suo
vero ruolo sia quello di “testa di ponte” per la sua corrente, in modo tale da
catalizzare i voti dei suoi sostenitori e influenzare la scelta del suo successore.
Il favorito rimane Jacob Zuma, l'ex vicepresidente costretto a dimettersi nel
2005 dopo una condanna per corruzione del suo consigliere finanziario. In seguito
Zuma è stato assolto, tra le polemiche, da un'accusa di stupro: non negò mai il
rapporto sessuale (ai danni di una nota lesbica sieropositiva), ma si dichiarò
convinto che il silenzio della donna e l’ampia veste che questa indossava fossero
un chiaro invito. Oggi, persino i più accaniti sostenitori di Zuma sono costretti
a glissare sull’argomento, non del tutto convinti che l'immagine sia la migliore
possibile per il futuro presidente.
Favorito. Ma Zuma, a differenza di Mbeki, considerato un politico freddo e autoritario,
è dotato di un grande carisma: la gente “comune” è dalla sua parte, così come
ampie fette della stampa locale. L’immagine di politico “di sinistra” sembra costruita
ad arte dal suo ufficio stampa, e nonostante il problema del presunto stupro,
bisogna ricordare che persino la Lega delle Donne del partito gli ha garantito
il proprio sostegno.
La vittoria di Zuma appare probabile, anche se alcuni non escludono la scelta
di un candidato di compromesso per evitare una spaccatura insanabile del partito.
Secondo il quotidiano Mail & Guardian, le manovre interne al partito servirebbero a cambiare il volto dell’Anc, trasformando
il movimento di liberazione in una semplice formazione politica “in cui si fa
carriera più per diritto ereditario che per merito”. L’African National Congress
è ancora legato all’immagine di Nelson Mandela, ma il clima intorno al congresso
si è fatto talmente pesante che lo stesso premio Nobel ha deciso di prendere le
distanze dalla lotta al potere.
Futuro. Anche se le differenze politiche tra i due non sono enormi Zuma vorrebbe porre
un freno alla povertà, intervenendo a favore delle fasce più deboli, mentre Mbeki
continua a inseguire il suo sogno di “Rinascimento Africano”, favorendo gli investitori
stranieri (i cinesi su tutti). Ma la ricaduta, sulla popolazione della Rainbow Nation, potrebbe essere la stessa. Il 2010 è alle porte, con l’evento mediatico più
importante del pianeta: il Mondiale di calcio. Entrambi vorranno sedere accanto
a Blatter, in tribuna d’onore, il giorno della finale di Johannesburg. Entrambi
faranno il possibile per presentare il Paese nel miglior modo possibile, dovessero
(come già accade) piegare leggi, ambiente e budget pur di ultimare in tempo i
lavori.