stampa
invia
I fatti. Erano presenti alla riunione tutti i deputati del Mas, il partito del presidente
Evo Morales, e i suoi alleati. Assenti, in polemica con la decisione di svolgere
la riunione, gli aderenti a Podemos e Potere Democratico, i partiti dell'opposizione.
Adesso la parola passa al referendum popolare, che dovrà ratificare la decisione
presa dall'Assemblea Costituente. Polemiche e contestazioni non sono mancate.
I punti di disaccordo sono sempre gli stessi. L'opposizione ha dichiarato “illegittima”
la riunione e ha fatto sapere che le proteste non si fermeranno. Comunque, anche
al suo interno ci sono voci contrastanti, tanto che alcuni deputati non hanno
voluto boicottare la riunione e vi hanno partecipato. Le contestazioni riguardano
fondamentalmente quattro punti.
I punti contestati. Secondo la nuova Costituzione sarà ridefinito il concetto di proprietà privata.
Questa, infatti, potrà essere riconosciuta solo se non sarà in contrasto con “gli
interessi collettivi”. La nuova Carta prevede anche che la Bolivia sia definita
uno “stato pacifista”, oltre alla rieleggibilità del presidente per due mandati
di cinque anni (il Mas avrebbe voluto la possibilità di rieleggere a tempo indeterminato
il capo dello Stato).
L'opposizione reagisce. Morales è felice per l'approvazione della Costituzione, ma l'opposizione ha
già detto che non si fermerà e continuerà la sua lotta. Dalla regione orientale,
ricca, del Paese, quella maggiormente legata all'opposizione, si minaccia una
“resistenza civile permanente”. Nella discussione è entrato anche il capo delle
forze armate del Paese, Wilfredo Vargas, che ha accusato i leader dell'opposizione
di voler far cadere con l'uso della forza il governo Morales.Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, pace, guerra, peacereporter