13/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel nord dell'isola sono state uccise 124 persone negli ultimi 6 giorni; 96 erano guerriglieri Tamil
Oltre 120 morti. Scontri quotidiani in diversi distretti srilankesi; da Vavuniya a Welioya, da Mannar a Mullaitivu, fin a ridosso del capoluogo del nord Jaffna, nel distretto di Kilaly. La guerra tra Tigri tamil ed esercito di Colombo dilaga in tutto il nord dell'isola. E coinvolge anche i civili. Nonostante i richiami ufficiali della ex potenza coloniale che ha invitato le due parti in causa a trovare una soluzione diplomatica al conflitto e, comunque, a non mettere in mezzo chi non indossa una divisa.
 
velupillaiRegno unito. Un richiamo alle due parti è arrivato dalla ex potenza coloniale che ha imposto il suo dominio all'isola di Ceylon per tre secoli prima dell'indipendenza. L'ambasciatore Dominick Chilcott, inviato speciale di Downing Street per la crisi singalesi-tamil, con il titolo di British high Commissioner (Alto Commissario), ha tirato le somme della situazione bellica nel suo ultimo discorso pubblico a Colombo. Da gennaio lascerà il paese per la ben più ambita sede di Washington, Dc. Come accenno più importante, ha ricordato alle due parti di “minimizzare le perdite tra i civili” nel quadro degli scontri bellici, considerati ormai inevitabili dall'inviato speciale inglese. Chilcott ha cassato la possibilità di un accordo qualsiasi tra esercito di liberazione Tamil e il governo, incitando Colombo a rivolgere le proprie offerte di limitata autonomia – dentro lo Stato singalese – ai “settori moderati e democratici della società Tamil”. L'intuizione di Chilcott è che le Tigri non vorranno mai abbandonare la soluzione militare, se non fino all'indipendenza. Una soluzione del tutto esclusa nel panorama geopolitico della diplomazia britannica. La preoccupazione inglese, nelle parole dell'ambasciatore, era per le “conseguenze interne britanniche” del conflitto: un numero crescente di richiedenti asilo srilankesi, e sempre più immigrati dell'isola che rimangono nel Regno Unito anche oltre la scadenza del permesso di soggiorno, pur di non tornare in una terra di conflitto. “Oltre a questo, il nostro territorio è invaso da bande Tamil che taglieggiano i propri connazionali per finanziare la guerriglia”, ha concluso Chilcott, assicurando Colombo che su territorio inglese si farà di tutto per “impedire la raccolta fondi a favore della causa dei guerriglieri Tamil”.
 
pattugliamento per le vie di JaffnaPirapaharan. Dal canto loro le Tigri si vedono sempre più duramente colpite dalla campagna bellica di Colombo: solo negli ultimi sei giorni, ci sono state in media tra le quattro e le cinque battaglie ai quattro angoli del settentrione tamil. Le Tigri hanno sofferto perdite intorno alle 100 unità, mentre meno di 10 soldati regolari sono morti. Ma il leader delle Tigri Velupillai Pirapaharan non ha intenzione di mollare: nel suo tradizionale discorso di fine novembre, nel giorno degli Eroi, aveva chiarito che l'unica “possibile soluzione al conflitto srilankese viene ignorata dallo stato singalese genocida: una patria Tamil, e il diritto all'autodeterminazione riconosciuto al popolo Tamil”. L'ultimo strale del leader ribelle è andato alla comunità internazionale, accusata di aiutare Colombo. Nessuna meraviglia che il discorso di Pirapaharan sia stato al centro del commiato dell'Alto commissario inglese, che ha sottolineato lo scetticismo di Pirapaharan per una soluzione diplomatica “destinata a fallire”, bollando le Tigri come un movimento “senza nessuna considerazione per i diritti umani, che impone il suo dominio con la paura e il terrore”. Nulla di incoraggiante per chi vorrà perseguire una soluzione pacifica ad un conflitto iniziato nel 1983, che ha finora ucciso 70mila persone, di cui 40mila civili.
G.l.U. 
Parole chiave: Chilcott, Regno Unito, Pirapaharan
Categoria: Guerra
Luogo: Sri Lanka