23/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Censurato un report dell'OMS sui rischi per la salute degli iracheni
militare in un campo contaminato dall'uranio“La tossicità chimica e la radioattività dei proiettili all’uranio impoverito generano una miscela micidiale, con esiti terribili, soprattutto sulla popolazione civile. In Iraq ci saranno, in futuro, drammatiche conseguenze sulla vita degli iracheni.”
La denuncia è del professor Keith Baverstock che adesso lavora presso il Dipartimento di Scienze Ambientali dell’ Università finlandese di Kuopio, ma per undici anni della sua vita è stato il punto di riferimento della ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), agenzia delle Nazioni Unite per la salute mondiale.
 
Fino a quando il professor Baverstock non si è dimesso, nel maggio scorso, in seguito alle polemiche causate dalle sue dichiarazioni circa la censura da parte dell’Oms di cui sarebbe stata vittima una sua ricerca.
Baverstock e due suoi colleghi (Carmel Mothersill dell’Università canadese di McMaster e Mike Thorne, consulente dell’Oms) hanno svolto un lavoro sulle conseguenze sulla popolazione civile dell’utilizzo massiccio di proiettili all’uranio impoverito. Quindi anche per il popolo iracheno, visto che le truppe della coalizione usano dal primo giorno questo tipo di arma.
 
“Stiamo facendo correre un rischio assurdo alla popolazione irachena”, sostiene il ricercatore, “l’uranio impoverito danneggia gravemente le cellule di chi lo inala. Respirare le polveri che rilasciano le munizioni di quel tipo, soprattutto in un Paese dal clima arido come l’Iraq, che allunga i tempi di permanenza nell’aria delle particelle chimiche tossiche e radioattive rilasciate, può causare tumori mortali.”
 
Baverstock e i suoi colleghi hanno terminato le loro ricerche nel 2001, e questo aumenterebbe le responsabilità dell’Oms, perché per il ricercatore “i nostri risultati avrebbero potuto svolgere una pressione maggiore sui vertici militari della coalizione, che nel dubbio avrebbero magari rinunciato a farne un utilizzo così massiccio, con aerei e carri armati.”
 
Gli Stati Uniti non hanno reso note le cifre a riguardo, mentre la Gran Bretagna ha comunicato ufficialmente di aver utilizzato, nella sola zona di Basra, 1,9 tonnellate di uranio impoverito.
Il Regno Unito ha nominato un Comitato di controllo sui danni della radioattività di cui lo stesso Baverstock è consulente.
 
“L’Oms si è piegata agli interessi dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA)”, accusa il ricercatore, “il nostro lavoro è stato censurato perché l’agenzia non gradiva i risultati cui eravamo giunti. In tanti anni ho capito che l’Oms si piega alle pressioni dell’AIEA, che rappresenta gli interessi delle grandi potenze nuclerari, evidentemente interessate a non diffondere le notizie sui rischi che si corrono con questo genere di armi. Se così non fosse, non si riesce a capire perché non è stato ancora permesso l’arrivo degli osservatori del Programma Ambientale delle Nazioni Unite (Unep).”
 
“Il ruolo dell’AIEA è minimo”, si difende Mike Rapacholi, coordinatore dell’Oms a Ginevra per le conseguenze della radioattività sulla salute ambientale, “il report di Baverstock non è stato pubblicato per motivi semplicemente scientifici, visto che ignorava altre ricerche e altri pareri di scienziati che hanno collaborato con noi in passato.”
 
Ritenendosi censurato, Baverstock si è rivolto a un giornale scozzese, il Sunday Herald, che ha pubblicato la ricerca con un’intervista al ricercatore.
Sulla vicenda dell’uranio impoverito, da tempo, si è scritto tutto e il contrario di tutto. Il tipo di armamenti in questione sono quelli già utilizzati durante i bombardamenti del Kosovo che tante polemiche hanno suscitato.
In attesa che la scienza possa dare delle risposte in questo senso si continua a utilizzare questo genere di munizioni, correndo un rischio tremendo.
Questa la posizione di Pekka Havisto, portavoce del Programma delle Nazioni Unite per gli ambienti post-bellici con sede a Ginevra, che opera già da anni in Bosnia Erzegovina.
 
“Non possiamo permettere che vengano usati quei proiettili”, afferma Havisto, “soprattutto in una situazione come l’Iraq, dove i bambini giocano tra i rottami delle cartucce all’uranio impoverito e le famiglie ricavano utensili domestici dalle stesse.”

Christian Elia

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