
“La tossicità chimica e la radioattività dei proiettili all’uranio impoverito
generano una miscela micidiale, con esiti terribili, soprattutto sulla popolazione
civile. In Iraq ci saranno, in futuro, drammatiche conseguenze sulla vita degli
iracheni.”
La denuncia è del professor Keith Baverstock che adesso lavora presso il Dipartimento
di Scienze Ambientali dell’ Università finlandese di Kuopio, ma per undici anni
della sua vita è stato il punto di riferimento della ricerca dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità (Oms), agenzia delle Nazioni Unite per la salute mondiale.
Fino a quando il professor Baverstock non si è dimesso, nel maggio scorso, in
seguito alle polemiche causate dalle sue dichiarazioni circa la censura da parte
dell’Oms di cui sarebbe stata vittima una sua ricerca.
Baverstock e due suoi colleghi (Carmel Mothersill dell’Università canadese di
McMaster e Mike Thorne, consulente dell’Oms) hanno svolto un lavoro sulle conseguenze
sulla popolazione civile dell’utilizzo massiccio di proiettili all’uranio impoverito.
Quindi anche per il popolo iracheno, visto che le truppe della coalizione usano
dal primo giorno questo tipo di arma.
“Stiamo facendo correre un rischio assurdo alla popolazione irachena”, sostiene
il ricercatore, “l’uranio impoverito danneggia gravemente le cellule di chi lo
inala. Respirare le polveri che rilasciano le munizioni di quel tipo, soprattutto
in un Paese dal clima arido come l’Iraq, che allunga i tempi di permanenza nell’aria
delle particelle chimiche tossiche e radioattive rilasciate, può causare tumori
mortali.”
Baverstock e i suoi colleghi hanno terminato le loro ricerche nel 2001, e questo
aumenterebbe le responsabilità dell’Oms, perché per il ricercatore “i nostri risultati
avrebbero potuto svolgere una pressione maggiore sui vertici militari della coalizione,
che nel dubbio avrebbero magari rinunciato a farne un utilizzo così massiccio,
con aerei e carri armati.”
Gli Stati Uniti non hanno reso note le cifre a riguardo, mentre la Gran Bretagna
ha comunicato ufficialmente di aver utilizzato, nella sola zona di Basra, 1,9
tonnellate di uranio impoverito.
Il Regno Unito ha nominato un Comitato di controllo sui danni della radioattività
di cui lo stesso Baverstock è consulente.
“L’Oms si è piegata agli interessi dell’Agenzia Internazionale per l’Energia
Atomica (AIEA)”, accusa il ricercatore, “il nostro lavoro è stato censurato perché
l’agenzia non gradiva i risultati cui eravamo giunti. In tanti anni ho capito
che l’Oms si piega alle pressioni dell’AIEA, che rappresenta gli interessi delle
grandi potenze nuclerari, evidentemente interessate a non diffondere le notizie
sui rischi che si corrono con questo genere di armi. Se così non fosse, non si
riesce a capire perché non è stato ancora permesso l’arrivo degli osservatori
del Programma Ambientale delle Nazioni Unite (Unep).”
“Il ruolo dell’AIEA è minimo”, si difende Mike Rapacholi, coordinatore dell’Oms
a Ginevra per le conseguenze della radioattività sulla salute ambientale, “il
report di Baverstock non è stato pubblicato per motivi semplicemente scientifici,
visto che ignorava altre ricerche e altri pareri di scienziati che hanno collaborato
con noi in passato.”
Ritenendosi censurato, Baverstock si è rivolto a un giornale scozzese, il Sunday
Herald, che ha pubblicato la ricerca con un’intervista al ricercatore.
Sulla vicenda dell’uranio impoverito, da tempo, si è scritto tutto e il contrario
di tutto. Il tipo di armamenti in questione sono quelli già utilizzati durante
i bombardamenti del Kosovo che tante polemiche hanno suscitato.
In attesa che la scienza possa dare delle risposte in questo senso si continua
a utilizzare questo genere di munizioni, correndo un rischio tremendo.
Questa la posizione di Pekka Havisto, portavoce del Programma delle Nazioni Unite
per gli ambienti post-bellici con sede a Ginevra, che opera già da anni in Bosnia
Erzegovina.
“Non possiamo permettere che vengano usati quei proiettili”, afferma Havisto,
“soprattutto in una situazione come l’Iraq, dove i bambini giocano tra i rottami
delle cartucce all’uranio impoverito e le famiglie ricavano utensili domestici
dalle stesse.”