13/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ahmad Ejaz, giornalista da 18 anni in Italia, ci spiega la politica nel suo paese. Dove impazza un reality sul Primo ministro
Si chiama “Scegli il primo Ministro”. Il primo spettacolo di tv-verità su canali pachistani, o meglio sulla rete 'all news' Dawn, maggiore editore nazionale. I candidati al reality devono dimostrare di saper guidare la nazione meglio di Pervez Musharraf, Benazir Bhutto o Navaz Sharif. In sei si contenderanno da gennaio il premio, cercando di convincere tre giudici di essere l'uomo giusto per un paese che in 60 anni d'indipendenza non riesce a eleggere governanti liberi dal condizionamento dell'esercito. Si erano presentati in 300, ma solo una dozzina compariranno di fronte le telecamere. “Per lo più – spiega uno dei 'giudici', Nusrat Amin – è gente delle classi alte, tenute ai margini della politica, che vogliono dimostrare al paese come ci siano classi lontane dai giochi di potere in grado di amministrarci”.
 
ahmad ejazCosa pensano i pachistani. La politica a Islamabad ha dei punti fermi, ma completamente diversi dalle nostre categorie. Per orientarci nelle sigle pachistane, ci serve Ahmad Ejaz, caporedattore di 'Azad' (in hurdu significa 'libero'), foglio della comunità pachistana in Italia. Paese familiare a Ejaz, che ha sposato un'italiana e vive qui da 18 anni, lavorando sia come giornalista che come mediatore culturale. PeaceReporter lo ha raggiunto a Roma, intento in una delle sue tante attività anti-discriminazione.
Ejaz, come spiegare la politica pachistana? il movimento degli avvocati ad esempio, ha un partito?
Questa è una novità assoluta per la società pachistana: esponenti delle professioni prendano la parola nel dibattito politico. Oltre ai legali, anche giudici e giornalisti sono scesi in piazza per difendere la libertà d'espressione. Sono le libertà concesse dal presidente che gli si ritorcono contro. Va detto che se tutto questo è stato possibile, lo si deve anche a Musharraf, che è stato un garante della modernizzazione. Per esempio negli ultimi 10 anni abbiamo avuto una stampa indipendente, cosa impensabile negli anni '80. E anche le donne sono scese in piazza in questi mesi: prima non era mai successo. Va detto che Musharraf ha nominato le prime 10 ambasciatrici donna, e anche la nuova rappresentante a Roma è donna: Tassaneem Aslam. Comunque non si sono ancora espressi in un movimento organizzato per le elezioni.
 
musharrafPoi, il fronte dei militari a favore di Musharraf..
Bisogna capire che nei nostri 60 anni di storia abbiamo avuto molti militari al governo, perché l'esercito è l'unico collante per tenere insieme quattro province divise per nazionalità, lingua e cultura. I pachistani ne sono consapevoli. Ma tra la gente c'è anche odio per la parte di budget sempre maggiore che va ai generali. Per Musharraf questa quota non supera il 10 percento del bilancio, ma a noi giornalisti non risulta. Se consideriamo anche le entrate delle aziende statali, stimiamo intorno al 60 percento la quota di ricchezza nazionale assorbita dall'esercito. Anche i dirigenti delle maggiori aziende, partecipate dal Tesoro e di nomina statale, sono generali in pensione
 
Dietro Musharraf, solo gli Usa?
Il partito di Musharraf (frazione K della lega Musulmani pachistani, la Pakistan Muslim League) aveva un seguito popolare, ma alle prossime elezioni sarà di sicuro sconfitto: nemmeno un 20 percento. L'importante sarà stabilire quanto indietro rimane rispetto ai partiti di Bhutto e Sharif. Musharraf è stato astuto a trovare alleati a Washington, dopo l'11 settembre: con la scusa della guerra al terrore li ha convinti a tenerlo in sella. Così come negli anni '70 un dittatore militare come Muhammad Zia Ul Haq aveva fatto della lotta ai sovietici in espansione in Asia la sua bandiera. Nella lotta al comunismo aveva creato una retorica 'pro-musulmana' contro l'invasore, parlando di mujaheddin (combattenti) e Jihad (guerra santa). Cambiato lo scenario geopolitico, cambiano le parole d'ordine, e le necessità per mantenere il potere.
 
bhutto appena uscita dagli arresti domiciliariSharif e Bhutto, campioni dell'opposizione: chi li vota?
Per capirci va superata la distinzione destra-sinistra. Un'analisi così impostata non inquadra le nostre divisioni politiche. Il Partito Popolare fondato dal padre di Benazir ha una ispirazione più socialista, che viene da Ali Zulfiqar, ma la vera caratteristica è d'essere inter-etnico e confessionale: lo votano sia Punjabi che Pashto, sia sunniti che sciiti. E' votato al dialogo internazionale e alla modernizzazione: Benazir vuole un ruolo maggiore per le donne e ha ottimi agganci internazionali; guarda all'India senza rancori; vuole cambiare il nostro sistema sociale (basato sulle caste) e modernizzare il paese. Invece Navaz Sharif si presenta come un musulmano ortodosso, ma conquista solo i voti sunniti. E' un erede di Ul Haq e fa leva esclusiva sul suo carattere confessionale e d'opposizione a Musharraf. Le previsioni di voto gli sono sfavorevoli.
 
E gli estremisti islamici?
A gennaio ci sarà una coalizione per riunire i tre maggiori movimenti estremisti. Altri quattro sono stati proibiti. Finora in parlamento avevano un gruppo unico chiamato Mma, che si dovrebbe sciogliere. I più potenti nelle città sono i wahabiti (corrente integralista di origine saudita) del Jamaat e Islami, ma nel nord ovest è fortissimo il Jamiat Ulema e Islam. Insieme a livello nazionale raggiungerannoil 5 percento, ma sono maggioranza assoluta nella Provincia della Frontiera di Nord ovest e nella Provincia Fata (aree tribali federali, dove in questi mesi si combatte una guerra contro Musharraf e dove si nasconderebbe Bin Laden). E' difficile che possano influire sul voto. Tutto dipenderà dal distacco tra i popolari di Bhutto (che dovrebbero avere la maggioranza relativa) e tra i concorrenti sunniti Musharraf e Sharif.

Gianluca Ursini

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