Ahmad Ejaz, giornalista da 18 anni in Italia, ci spiega la politica nel suo paese. Dove impazza un reality sul Primo ministro
Si
chiama “Scegli il primo Ministro”. Il primo spettacolo di
tv-verità su canali pachistani, o meglio sulla rete 'all
news' Dawn, maggiore
editore nazionale. I candidati al reality devono
dimostrare di saper guidare la nazione meglio di Pervez Musharraf,
Benazir Bhutto o Navaz Sharif. In sei si contenderanno da gennaio il
premio, cercando di convincere tre giudici di essere l'uomo giusto
per un paese che in 60 anni d'indipendenza non riesce a eleggere
governanti liberi dal condizionamento dell'esercito. Si erano
presentati in 300, ma solo una dozzina compariranno di fronte le
telecamere. “Per lo più – spiega uno dei 'giudici', Nusrat
Amin – è gente delle classi alte, tenute ai margini della
politica, che vogliono dimostrare al paese come ci siano classi
lontane dai giochi di potere in grado di amministrarci”.
Cosa
pensano i pachistani. La politica a Islamabad ha dei punti fermi,
ma completamente diversi dalle nostre categorie. Per orientarci nelle
sigle pachistane, ci serve Ahmad Ejaz, caporedattore di '
Azad'
(in hurdu significa 'libero'), foglio della comunità
pachistana in Italia. Paese familiare a Ejaz, che ha sposato
un'italiana e vive qui da 18 anni, lavorando sia come giornalista che
come mediatore culturale.
PeaceReporter lo ha raggiunto a
Roma, intento in una delle sue tante attività
anti-discriminazione.
Ejaz,
come spiegare la politica pachistana? il movimento degli avvocati ad
esempio, ha un partito?
Questa
è una novità assoluta per la società pachistana:
esponenti delle professioni prendano la parola nel dibattito
politico. Oltre ai legali, anche giudici e giornalisti sono scesi in
piazza per difendere la libertà d'espressione. Sono le libertà
concesse dal presidente che gli si ritorcono contro. Va detto che se
tutto questo è stato possibile, lo si deve anche a Musharraf,
che è stato un garante della modernizzazione. Per esempio
negli ultimi 10 anni abbiamo avuto una stampa indipendente, cosa
impensabile negli anni '80. E anche le donne sono scese in piazza in
questi mesi: prima non era mai successo. Va detto che Musharraf ha
nominato le prime 10 ambasciatrici donna, e anche la nuova
rappresentante a Roma è donna: Tassaneem Aslam. Comunque non
si sono ancora espressi in un movimento organizzato per le elezioni.
Poi,
il fronte dei militari a favore di Musharraf..
Bisogna
capire che nei nostri 60 anni di storia abbiamo avuto molti militari
al governo, perché l'esercito è l'unico collante per
tenere insieme quattro province divise per nazionalità, lingua e
cultura. I pachistani ne sono consapevoli. Ma tra la gente c'è
anche odio per la parte di budget sempre maggiore che va ai generali.
Per Musharraf questa quota non supera il 10 percento del bilancio, ma
a noi giornalisti non risulta. Se consideriamo anche le entrate delle
aziende statali, stimiamo intorno al 60 percento la quota di
ricchezza nazionale assorbita dall'esercito. Anche i dirigenti delle
maggiori aziende, partecipate dal Tesoro e di nomina statale, sono
generali in pensione
Dietro
Musharraf, solo gli Usa?
Il
partito di Musharraf (frazione K della lega Musulmani pachistani, la
Pakistan Muslim League) aveva un seguito popolare, ma alle
prossime elezioni sarà di sicuro sconfitto: nemmeno un 20
percento. L'importante sarà stabilire quanto indietro rimane
rispetto ai partiti di
Bhutto e Sharif. Musharraf è stato astuto a trovare alleati a
Washington, dopo l'11 settembre: con la scusa della guerra al terrore
li ha convinti a tenerlo in sella. Così come negli anni '70 un
dittatore militare come Muhammad Zia Ul Haq aveva fatto della lotta
ai sovietici in espansione in Asia la sua bandiera. Nella lotta al
comunismo aveva creato una retorica 'pro-musulmana' contro
l'invasore, parlando di mujaheddin (combattenti) e Jihad
(guerra santa). Cambiato lo scenario geopolitico, cambiano le parole
d'ordine, e le necessità per mantenere il potere.
Sharif
e Bhutto, campioni dell'opposizione: chi li vota?
Per
capirci va superata la distinzione destra-sinistra. Un'analisi così
impostata non inquadra le nostre divisioni politiche. Il Partito
Popolare fondato dal padre di Benazir ha una ispirazione più
socialista, che viene da Ali Zulfiqar, ma la vera caratteristica è
d'essere inter-etnico e confessionale: lo votano sia Punjabi che
Pashto, sia sunniti che sciiti. E' votato al dialogo internazionale e
alla modernizzazione: Benazir vuole un ruolo maggiore per le donne e
ha ottimi agganci internazionali; guarda all'India senza rancori;
vuole cambiare il nostro sistema sociale (basato sulle caste) e
modernizzare il paese. Invece Navaz Sharif si presenta come un
musulmano ortodosso, ma conquista solo i voti sunniti. E' un erede di
Ul Haq e fa leva esclusiva sul suo carattere confessionale e
d'opposizione a Musharraf. Le previsioni di voto gli sono
sfavorevoli.
E
gli estremisti islamici?
A
gennaio ci sarà una coalizione per riunire i tre maggiori
movimenti estremisti. Altri quattro sono stati proibiti. Finora in
parlamento avevano un gruppo unico chiamato Mma, che si dovrebbe
sciogliere. I più potenti nelle città sono i wahabiti
(corrente integralista di origine saudita) del Jamaat e Islami,
ma nel nord ovest è fortissimo il Jamiat Ulema e Islam.
Insieme a livello nazionale raggiungerannoil 5 percento, ma sono
maggioranza assoluta nella Provincia della Frontiera di Nord ovest e
nella Provincia Fata (aree tribali federali, dove in questi
mesi si combatte una guerra contro Musharraf e dove si nasconderebbe
Bin Laden). E' difficile che possano influire sul voto. Tutto
dipenderà dal distacco tra i popolari di Bhutto (che
dovrebbero avere la maggioranza relativa) e tra i concorrenti sunniti
Musharraf e Sharif.