12/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Rientra la crisi tra Splm e Khartoum, scongiurata una nuova guerra civile
Dopo due mesi di timori, accuse reciproche e minacce, rientra la crisi che più di tutte aveva proiettato una fosca ombra sul futuro del Sudan. Gli ex-ribelli del sud del Sudan People's Liberation Movement hanno infatti deciso di fare rientro nel governo di unità nazionale, formato subito dopo la firma degli accordi di pace nel 2005. Le divergenze che opponevano il Splm e i leader politici di Khartoum sarebbero state tutte appianate, ad eccezione della spinosa “questione Abyei”, che le parti dovrebbero trattare a partire da sabato prossimo.

Il leader del Splm Salva KiirRientro. I 18 membri del Splm sono rientrati nel governo oggi stesso, dopo due mesi di assenza. La decisione segue i colloqui tra il presidente sudanese Hassan Omar al-Bashir e il leader del Splm (e primo vice-presidente del Paese) Salva Kiir. Colloqui lunghi e difficili, ma che alla fine hanno portato i frutti sperati. Concretamente, le parti hanno approvato un nuovo calendario per il ridispiegamento delle proprie truppe nelle zone di confine tra il nord e il sud Sudan, da concludersi ai primi di gennaio; stanziamenti di fondi per il censimento (che dovrebbe prendere il via a breve), necessario per le elezioni previste nel 2009; una gestione nuova e trasparente dei proventi petroliferi, che secondo gli accordi del 2005 dovrebbero essere divisi al 50 percento tra nord e sud.

Accordi. A ben vedere, i nuovi accordi regolamentano tutti i contenziosi emersi tra le parti in questi due anni di “pace”, tranne la questione di Abyei, la ricca regione petrolifera al confine tra nord e sud il cui status non è stato ancora deciso ufficialmente. I leader di Khartoum avevano infatti sconfessato il lavoro di una commissione indipendente, che aveva assegnato il territorio al Sudan meridionale. Sulla questione, neanche gli ultimi vertici sono riusciti a far avanzare le parti, che si incontreranno di nuovo a partire da sabato prossimo, data del ritorno di Salva Kiir da un viaggio in Etiopia. L'esito felice dei colloqui, nonostante l'ottimismo delle parti, non è affatto scontato, vista la posta in gioco.

Un soldato del SplmDarfur. La notizia arriva come una boccata di ossigeno per un Paese alle prese, oltre che con la crisi politica, con una guerra in Darfur che sta conoscendo un nuovo periodo “caldo”. Ieri, infatti, i ribelli del Justice and Equality Movement hanno annunciato di aver attaccato un'installazione petrolifera nella regione di Kordofan, a est del Darfur. L'attacco, il secondo contro impianti petroliferi dopo quello avvenuto lo scorso ottobre, ha colpito nuovamente una compagnia cinese (la Great Wall Company), visto che Pechino è accusata dai ribelli di sostenere, sia economicamente che militarmente, il regime di Khartoum. Nell'occasione, il Jem è tornato sulle compagnie che fanno affari con il governo sudanese, ammonendole che potrebbero essere colpite in qualsiasi momento. Per una crisi che si chiude, insomma, ce n'è un'altra che si aggrava.

Matteo Fagotto

Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità