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Rientro. I 18 membri del Splm sono rientrati nel governo oggi stesso, dopo due mesi di assenza. La decisione
segue i colloqui tra il presidente sudanese Hassan Omar al-Bashir e il leader
del Splm (e primo vice-presidente del Paese) Salva Kiir. Colloqui lunghi e difficili,
ma che alla fine hanno portato i frutti sperati. Concretamente, le parti hanno
approvato un nuovo calendario per il ridispiegamento delle proprie truppe nelle
zone di confine tra il nord e il sud Sudan, da concludersi ai primi di gennaio;
stanziamenti di fondi per il censimento (che dovrebbe prendere il via a breve),
necessario per le elezioni previste nel 2009; una gestione nuova e trasparente
dei proventi petroliferi, che secondo gli accordi del 2005 dovrebbero essere divisi
al 50 percento tra nord e sud.
Darfur. La notizia arriva come una boccata di ossigeno per un Paese alle prese, oltre
che con la crisi politica, con una guerra in Darfur che sta conoscendo un nuovo
periodo “caldo”. Ieri, infatti, i ribelli del Justice and Equality Movement hanno annunciato di aver attaccato un'installazione petrolifera nella regione
di Kordofan, a est del Darfur. L'attacco, il secondo contro impianti petroliferi
dopo quello avvenuto lo scorso ottobre, ha colpito nuovamente una compagnia cinese
(la Great Wall Company), visto che Pechino è accusata dai ribelli di sostenere, sia economicamente
che militarmente, il regime di Khartoum. Nell'occasione, il Jem è tornato sulle compagnie che fanno affari con il governo sudanese, ammonendole
che potrebbero essere colpite in qualsiasi momento. Per una crisi che si chiude,
insomma, ce n'è un'altra che si aggrava.Matteo Fagotto