Scritto
per noi da
Erminia Calabrese
Beirut,
un'autobomba con 35 kg di tritolo uccide Francois al-Hajj, comandante
delle operazioni dell'esercito libanese, e il suo autista. E' il
17esimo attentato dal Febbraio 2005.

Oggi
i politici libanesi, e con loro i media regionali e internazionali,
fanno a gara a puntare il dito contro i presunti mandanti
dell'attentato che, stamani verso le sette ora locale, ha ucciso
François al-Hajj, comandante delle operazioni dell'esercito
libanese e possibile successore del comandante in capo dell'esercito,
Michel Suleiman, in caso di una sua elezione alla presidenza della
Repubblica. L'esplosione è avvenuta nel quartiere di Hadath
Kfar Shima, a Baabda, località est di Beirut, dove sorgono
varie ambasciate, tra cui quella italiana. La bomba, 35 kg di tritolo,
era stata piazzata, secondo fonti militari libanesi, in una Bmw
modello 1978, parcheggiata nei pressi del municipio di Baabda, dove il
generale Al-Hajj soleva passare per recarsi al ministero della
Difesa, situato nello stesso quartiere. Con lui è morto il suo
autista-guardia del corpo e sette sarebbero i feriti secondo il
responsabile della Croce Rossa libanese.

Il
presunto colpevole sarà ancora una volta la Siria, per
la maggioranza al governo, il nemico Israele invece, che si alterna con gli
Stati Uniti, per l'opposizione capeggiata da Hezbollah. Sembra questo
l'unico argomento su cui il blocco 14 e 8 Marzo mantengono ancora
una posizione ferma e decisa. I volti dei politici di
maggioranza e di opposizione sfilano sugli schermi televisivi,
mescolandosi alla rabbia e alla disperazione della gente che mostra
l'altra faccia del Libano, quella che più volte è
ignorata dai media, quella cioè di un paese che non ne può
più, né dei suoi politici né delle ingerenze
esterne. Le
conferenze stampa dei leader, dirigenti e stavolta anche di ex
generali si moltiplicano. “Ieri il vicepresidente sirano
Faruk al Sharaa aveva garantito che la Siria era ancora più
fortemente presente in Libano rispetto ad una volta, e oggi l'ha
dimostrato”, ha detto, riferendosi all'assassinio di Al- Hajj, Dori
Chama'un, leader del partito Liberale Nazionale, alla televisione
qatariota al-Jazeera. “Sono gli alleati della Siria ad essere
accusati e il discorso di Faruk al Sharaa è sbagliato perche i
loro alleati sono meno potenti di un tempo” ha risposto il leader
delle Forze Libanesi Samir Geagea, sul quotidiano An-Nahar. “Questo
assassinio rende servizio a Stati Uniti, Israele e Forze
Libanesi” ha riferito il generale in pensione Walid Succariyeh,
all'agenzia di stampa libanese Nna, “i Kataeb (la falange cristiana
capeggiata dalla famiglia Gemayel, ndr) hanno mandato qualcuno a
convincere al-Hajj ad assumere il controllo della zona cuscinetto
stabilita da Israele al Sud, ma lui ha rifiutato” ha detto ancora
Succarieh e “la risposta di questo rifiuto è stata questa
bomba” ha aggiunto.

“A
beneficiare di questo crimine sono Israele e i suoi agenti in
Libano” ha fatto sapere il governo di Damasco tramite l'agenzia
ufficiale di stampa siriana la Sana, e ha proseguito ricordando che "Israele aveva
già bombardato l'auto di al-Hajj nel 1976, nel
sud del Libano, e lo aveva minacciato durante la guerra del 2006, a
causa del sostegno dell'esercito alla resistenza Hezbollah”. Ad
Hassan, 19 anni, della periferia est di Beirut, l'attentanto di
stamattina avrebbe potuto costare la vita. “Ho sentito un gran
boato, la casa del mio amico dove ero rimasto a dormire ieri non è
lontana dal municipio di Baabda, dove è avvenuta l'esplosione”
e continua: “Abbiamo avuto paura, c'erano fiamme e fumo dappertutto
e subito abbiamo capito che si trattava molto probabilmente
dell'ennesimo attentato”. Hassan, sciita la scorsa estate, aveva
deciso di lasciare la sua scuola a Sin el Fil, quartiere cristiano,
per paura di una escalation di odio confessionale e aveva deciso di
iscriversi in una scuola di Baabda, dove sembra che le classi siano
piu “interconfessionali”.

E'
il diciassettessimo attentato, questo, dal 14 Febbraio 2005, giorno in
cui morì in un esplosione l'ex premier Rafiq Hariri, ma è
il primo contro un responsabile militare. Il comandante Francois
al-Hajj aveva diretto per quindici settimane le operazioni militari
contro i guerriglieri del gruppo Fatah al-Islam nel campo profughi di
Nahr al Bared, nord di Beirut, la scorsa estate. Altri presunti
autori dell'attentato potrebbero essere proprio membri del
gruppuscolo di Fatah al-Islam, che si sarebbero in questo modo
vendicati della sconfitta impartita dal generale al loro gruppo. “Il
messaggio è chiaro, vogliono far sprofondare il paese nel caos,
nel vuoto. La colpa è di un mancato compromesso sull'elezione
presidenziale tra maggioranza e opposizione e noi stiamo qui
aspettiando non so cosa”, dice Darwish, 25 anni, di Beirut. “La
falange cristiana e le forze libanesi sono i responsabili di
quest'attentato. Loro sono gli alleati libanesi di Israele”, dice
George, 29 anni, di Beirut. “Basta! Vogliamo il
Libano” dice Jinane, 24 anni della periferia est di Beirut. Sembra proprio che
l'elezione presidenziale, prevista dopo il
nono rinvio per il 17 dicembre, sia ritornata alla casella di
partenza di quel gioco che maggiornaza e opposizione si ostinano a
portare avanti.