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di gianluca Ursini
Piu di 440mila arresti in un anno. In attesa di verifiche più precise, sembra la repressione più spettacolare della storia. E' quella attuata in Bangladesh da inizio anno, per reprimere la protesta studentesca, che molti avevano definito “il '68 pachistano”. Il ministero degli interni di Dacca ha diramato le cifre ufficiali: 440.684 persone dal primo gennaio al 6 dicembre, di cui 778 erano “pericolosi terroristi da tempo ricercati”
Quattrocento quarantamila Secondo il ministero, però solo, ''solo'', duecentomila potrebbero essere riconducibili
ai moti di protesta in corso nel paese ininterrottamente da agosto a settembre,
perchè in 239.480 sarebbero arresti in esecuzione di 'pene pendenti', quindi da
ritenere criminali comuni che erano finora sfuggiti alla giustizia. In tutto l'anno
la polizia bengalese ha sequestrato 3.398 armi e 2.047 bombe, ma non è stato specificato
quanta parte sarebbe stata trovata in mano agli studenti manifestanti. Il governo
ha presentato queste cifre come parte del proprio “successo nella lotta alla corruzione,
iniziato il 12 gennaio con l'insediamento di questo esecutivo ad interim”. Tra
le prove della lotta alla corruzione e alla sedizione ci sarebbero anche gli arresti
delle due ex premier Khaleda Zia e Sheikh Hasina
Proteste e botte fuori dal carcere Il gabinetto del presidente ha detto di aver ricevuto a mezzogiorno una richiesta
di grazia dalle mogli dei quattro. In pochi minuti fuori dai cancelli del carcere
si erano radunati centinaia di studenti per attendere i loro professori, festeggiando
on orchestre improvvisate che suonavano inni patriottici, secondo quanto riferito
dai reporter locali del 'Daily Star'. “Non crediamo che adesso verrà loro permesso
di insegnare ancora – ha detto a PeaceReporter al telefono uno degli avvocati che ha presentato la richiesta di grazia, Ahmed
Hussein – perché il perdono presidenziale ha cancellato la pena, ma non il crimine.
Sono stati imprigionati dopo un arresto in flagranza, quindi la legge non prevede
che il loro delitto venga cancellato. E il crimine comporta che si perda il titolo
di professore universitario, che è una carica pubblica”. Per il Bangladesh, continuano
i mesi sotto la legge marziale. Con quattro cento quaranta mila persone finite
in carcere in un anno. E un governo ' a tempo' che non ha intenzione di fissare
le elezioni che dovrebbero segnare la sua fine legale.Gianluca Ursini
Parole chiave: Khaleda Zia, Shaikh Hasina, Jajuddin, Dacca, '68 bengalese, Ursini