
Mentre la Nato e il governo di Kabul esultano per la
riconquista di Musa Qala – fino a ieri la più importante roccaforte talebana nel
sud dell’Afghanistan, l’unica città che i talebani controllavano e governavano
da ormai quasi un anno – iniziano ad arrivare le prime notizie sulle vittime
civili dei violenti bombardamenti aerei e d’artiglieria che la Nato ha condotto
sul centro abitato prima dell’attacco via terra.
“Finora abbiamo ricevuto una quindicina di pazienti da Musa
Qala”, riferiscono a Peacereporter
dall’ospedale di Emergency di Lashkargah, tre ore e mezzo di jeep più a sud. “Sono
donne, anziani e bambini, tutti feriti durante i bombardamenti a cui la città
è
stata sottoposta nei giorni scorsi. Uno dei pazienti, arrivato questa mattina,
ha detto che era l’unico sopravvissuto della sua famiglia. Altri ci hanno
riferito di decine di civili morti sotto le bombe e di centinaia di feriti che
però non possono lasciare la valle perché le operazioni militari sono ancora in
corso e l’esercito ha sigillato la valle: abbiamo ricevuto feriti anche gravi
che
ci hanno messo due giorni prima di riuscire a passare i blocchi”.
Queste notizie confermano le dichiarazioni di alcuni notabili
pashtun di Musa Qaka, che già ieri parlavano di almeno una quarantina di morti
civili: notizia smentita come “propaganda talebana” dai comandi militari della
Nato.