11/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Manifestanti in piazza. venti arresti. Leader dell'opposizione bloccati in aeroporto. Kuala Lumpur sembra Karachi
di gianluca Ursini
 


In Malesia si sta ripetendo lo stesso copione repressivo che abbiamo visto recitato fino all'altro ieri in Pakistan. Con un regime nervoso che non ammette il rientro di oppositori politici, costretti all'esilio da condanne giudiziarie pilotate per eliminare il dissenso. E con la repressione violenta dei manifestanti pacifici che chiedono il rispetto della legge. A seguito di questi gravi avvenimenti il numero della gente per strada non fa che aumentare. La polizia ha arrestato l'altro ieri l'ex vicepremier Anwar Ibrahim al suo rientro a Kuala Lumpur, e oggi ha sbattuto in galera alcuni manifestanti che protestavano contro il trattamento riservato alle opposizioni.
 
i manifestanti in cellaIl rientro del figliol prodigo Martedi era rientrato nel paese l'ex vice premier e leader dei musulmani moderati e liberali Anwar Ibrahim. Ibrahim è stato prelevato dai cellulari della polizia con 11 suoi collaboratori e portato in caserma per accertamenti-avvertimenti. Dovrebbe essere già stato rilasciato. Anwar era in esilio volontario dopo aver scontato 5 anni di galera con l'accusa di 'sodomia' per una relazione omosessuale segreta. La Malesia è uno stato a leadership musulmana, che punisce gravemente atti contrari alla morale islamica corrente. Il processo del 2001 contro Ibrahim apparve allora però pilotato per eliminare una figura in rapida ascesa nel panorama politico malese. Tanto che adesso Ibrahim è il catalizzatore delle speranze dell'opposizione.
 
la manifestazione di oggiGli arresti di oggi In piazza a Kuala Lumpur  almeno 30mila persone, secondo calcoli dell'opposizione. Per la polizia non più di 5mila. Nonostante gli arresti dei giorni scorsi gli oppositori sono ancora in strada a chiedere le dimissioni del presidente. La polizia ha denunciato 20 arresti tra i pacifici manifestanti riuntisi di fronte il parlamento per chiedere rispetto delle regole democratiche. Sale così a poco meno di 50 il bilancio degli arrestati dell'ultimo mese con l'accusa di “assembramento illegale”, nel corso di una serie di manifestazioni che crescono in numero di partecipanti di settimana in settimana. Le proteste di oggi sono le seconde nel giro di pochi giorni convocate dal gruppo Bersih ('pulizia' in Malese) per chiedere riforme elettorali che favoriscano l'ingresso delle opposizioni in parlamento.
 
Riunioni sediziose In vista delle manifestazionila polizia aveva chiesto ieri alla magistratura che dichiarasse ''illegittima'' la riunione pubblica odierna, per avere mani libere e reprimere violentemente. Manifestazione tuttora in corso per le strade di Kuala Lumpur, con manganelli e gas lacrimogeni in azione.  Il principale partito islamico d'opposizione, il Pas, ha appoggiato il governo attraverso il portavoce Hatta Ramil, che ha dichiarato come nel paese “non ci sia caos, non ci siano disordini, non c'è niente”. Per domani, la polizia ha proibito le riunioni con più di cinque persone. Intanto in cinque sono riusciti a entrare in parlamento a distribuire volantini prima di venire arrestati. Nei volantini si chiede al governo di rientrare dalla decisione di mantenere l'attuale composizione della commissione elettorale (pro-governativa) in vista delle prossime legislative di primavera. In attesa che domani il dissenso malese torni in piazza
 
Parole chiave: Ibrahim, Pas, Berih, Ursini
Categoria: Elezioni
Luogo: Malesia
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