Manifestanti in piazza. venti arresti. Leader dell'opposizione bloccati in aeroporto. Kuala Lumpur sembra Karachi
di gianluca Ursini
In Malesia si sta ripetendo lo stesso copione repressivo che abbiamo visto recitato
fino all'altro ieri in Pakistan. Con un regime nervoso che non ammette il rientro
di oppositori politici, costretti all'esilio da condanne giudiziarie pilotate
per eliminare il dissenso. E con la repressione violenta dei manifestanti pacifici
che chiedono il rispetto della legge. A seguito di questi gravi avvenimenti il
numero della gente per strada non fa che aumentare. La polizia ha arrestato l'altro
ieri l'ex vicepremier Anwar Ibrahim al suo rientro a Kuala Lumpur, e oggi ha sbattuto
in galera alcuni manifestanti che protestavano contro il trattamento riservato
alle opposizioni.
Il rientro del figliol prodigo Martedi era rientrato nel paese l'ex vice premier e leader dei musulmani moderati
e liberali Anwar Ibrahim. Ibrahim è stato prelevato dai cellulari della polizia
con 11 suoi collaboratori e portato in caserma per accertamenti-avvertimenti.
Dovrebbe essere già stato rilasciato. Anwar era in esilio volontario dopo aver
scontato 5 anni di galera con l'accusa di 'sodomia' per una relazione omosessuale
segreta. La Malesia è uno stato a leadership musulmana, che punisce gravemente
atti contrari alla morale islamica corrente. Il processo del 2001 contro Ibrahim
apparve allora però pilotato per eliminare una figura in rapida ascesa nel panorama
politico malese. Tanto che adesso Ibrahim è il catalizzatore delle speranze dell'opposizione.
Gli arresti di oggi In piazza a Kuala Lumpur almeno 30mila persone, secondo calcoli dell'opposizione.
Per la polizia non più di 5mila. Nonostante gli arresti dei giorni scorsi gli
oppositori sono ancora in strada a chiedere le dimissioni del presidente. La polizia
ha denunciato 20 arresti tra i pacifici manifestanti riuntisi di fronte il parlamento
per chiedere rispetto delle regole democratiche. Sale così a poco meno di 50 il
bilancio degli arrestati dell'ultimo mese con l'accusa di “assembramento illegale”,
nel corso di una serie di manifestazioni che crescono in numero di partecipanti
di settimana in settimana. Le proteste di oggi sono le seconde nel giro di pochi
giorni convocate dal gruppo
Bersih ('pulizia' in Malese) per chiedere riforme elettorali che favoriscano l'ingresso
delle opposizioni in parlamento.
Riunioni sediziose In vista delle manifestazionila polizia aveva chiesto ieri alla magistratura
che dichiarasse ''illegittima'' la riunione pubblica odierna, per avere mani libere
e reprimere violentemente. Manifestazione tuttora in corso per le strade di Kuala
Lumpur, con manganelli e gas lacrimogeni in azione. Il principale partito islamico
d'opposizione, il Pas, ha appoggiato il governo attraverso il portavoce Hatta Ramil, che ha dichiarato
come nel paese “non ci sia caos, non ci siano disordini, non c'è niente”. Per
domani, la polizia ha proibito le riunioni con più di cinque persone. Intanto
in cinque sono riusciti a entrare in parlamento a distribuire volantini prima
di venire arrestati. Nei volantini si chiede al governo di rientrare dalla decisione
di mantenere l'attuale composizione della commissione elettorale (pro-governativa)
in vista delle prossime legislative di primavera. In attesa che domani il dissenso
malese torni in piazza