11/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Australia concede asilo a sette rifugiati birmani da un anno a Nauru, abbandonando la politica di Howard
Kevin Rudd non sta aspettando i suoi “primi cento giorni di governo” per mostrare di avere idee diverse rispetto al suo predecessore. Dopo aver annunciato la ratifica del Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni inquinanti, il nuovo primo ministro australiano ha concesso l'asilo politico a sette rifugiati birmani che per più di un anno erano stati detenuti nell'isola-carcere di Nauru. L'intenzione, confermata dallo stesso ministro dell'immigrazione Chris Evans, è quella di andare oltre la “soluzione pacifica”, ossia la politica verso i richiedenti asilo ideata dall'ex premier John Howard: se intercettati in mare, venivano rinchiusi in vere e proprie “Guantanamo dei rifugiati”. Una linea gradita agli elettori australiani e che ha ridotto drasticamente gli arrivi di immigrati, ma che aveva attirato le critiche delle organizzazioni umanitarie di tutto il mondo.

Una politica controversa. L'idea della “Pacific solution” era nata nel 2001 dopo una serie di sbarchi di migranti, in particolare mediorientali, sulle spiagge del nord dell'Australia: puntando forte sul tema nella campagna elettorale che lo avrebbe visto vincitore, il conservatore Howard iniziò a deportare i richiedenti asilo fermati in acque australiane, scaricandoli in un'isola-stato come Nauru o in quella di Manus (Papua Nuova Guinea), in attesa che la loro domanda fosse esaminata dalle autorità australiane. La filosofia alla base era come quella applicata dagli Usa ai detenuti di Guantanamo: non avendo messo piede sul suolo australiano, queste persone non potevano appellarsi alle leggi di tutela dei diritti umani. Il 90 percento dei circa 10.000 richiedenti asilo arrivati in Australia dal 1999 ha visto accolta la sua domanda, ma spesso al prezzo di oltre tre anni di prigionia a Nauru. Un'odissea, che nel 2004 portò diverse persone lì detenute a iniziare uno sciopero della fame, cucendosi le labbra per protesta.

I cambiamenti di Rudd. L'annuncio del nuovo governo è stato accolto in modo positivo dalle associazioni che si occupano dei rifugiati. Ma Rudd, che in campagna elettorale ha promesso di voler mantenere una linea dura nei confronti dell'immigrazione, non sta cestinando la “soluzione pacifica” in un colpo solo. Il ministro Evans ha già detto che il centro di permanenza temporanea sulla Christmas Island, in territorio australiano, verrà mantenuto. “Non ci sono elementi per dire che indeboliremo la nostra politica di intercettare le navi dirette verso l'Australia”, ha detto oggi Evans. E' anche una questione economica: spedire e dar da vivere ai rifugiati a Nauru e Manus è costato oltre 200 milioni di euro alle autorità australiane. Per questo, il nuovo ministro dell'immigrazione ha definito la Pacific solution “un costoso errore”.

Richiedenti asilo nel limbo. Intanto i sette birmani, appartenenti alla minoranza musulmana Rohingya, verranno trasferiti a Brisbane entro Natale. Ma la sorte di altri 74 richiedenti asilo fuggiti dallo Sri Lanka, e tuttora detenuti a Nauru, non è stata ancora decisa: la loro richiesta è stata ritenuta genuina, ma il governo di Canberra vuole trovare un Paese terzo disposto ad accoglierli. Saranno invece presto rimpatriati 16 pescatori indonesiani arrivati la settimana scorsa in Australia: sostengono di essere stati rovinati dalle politiche marittime australiane, una motivazione che non è stata ritenuta sufficiente. “La gente di altri Paesi non ha il diritto di rimanere in Australia solo perché qui starebbe meglio economicamente”, ha detto Evans commentando il caso.
 

Alessandro Ursic

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