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Una politica controversa. L'idea della “Pacific solution” era nata nel 2001 dopo una serie di sbarchi di migranti, in particolare mediorientali,
sulle spiagge del nord dell'Australia: puntando forte sul tema nella campagna
elettorale che lo avrebbe visto vincitore, il conservatore Howard iniziò a deportare
i richiedenti asilo fermati in acque australiane, scaricandoli in un'isola-stato
come Nauru o in quella di Manus (Papua Nuova Guinea), in attesa che la loro domanda
fosse esaminata dalle autorità australiane. La filosofia alla base era come quella
applicata dagli Usa ai detenuti di Guantanamo: non avendo messo piede sul suolo
australiano, queste persone non potevano appellarsi alle leggi di tutela dei diritti
umani. Il 90 percento dei circa 10.000 richiedenti asilo arrivati in Australia
dal 1999 ha visto accolta la sua domanda, ma spesso al prezzo di oltre tre anni
di prigionia a Nauru. Un'odissea, che nel 2004 portò diverse persone lì detenute
a iniziare uno sciopero della fame, cucendosi le labbra per protesta.
I cambiamenti di Rudd. L'annuncio del nuovo governo è stato accolto in modo positivo dalle associazioni
che si occupano dei rifugiati. Ma Rudd, che in campagna elettorale ha promesso
di voler mantenere una linea dura nei confronti dell'immigrazione, non sta cestinando
la “soluzione pacifica” in un colpo solo. Il ministro Evans ha già detto che il
centro di permanenza temporanea sulla Christmas Island, in territorio australiano,
verrà mantenuto. “Non ci sono elementi per dire che indeboliremo la nostra politica
di intercettare le navi dirette verso l'Australia”, ha detto oggi Evans. E' anche
una questione economica: spedire e dar da vivere ai rifugiati a Nauru e Manus
è costato oltre 200 milioni di euro alle autorità australiane. Per questo, il
nuovo ministro dell'immigrazione ha definito la Pacific solution “un costoso errore”.
Richiedenti asilo nel limbo. Intanto i sette birmani, appartenenti alla minoranza musulmana Rohingya, verranno
trasferiti a Brisbane entro Natale. Ma la sorte di altri 74 richiedenti asilo
fuggiti dallo Sri Lanka, e tuttora detenuti a Nauru, non è stata ancora decisa:
la loro richiesta è stata ritenuta genuina, ma il governo di Canberra vuole trovare
un Paese terzo disposto ad accoglierli. Saranno invece presto rimpatriati 16 pescatori
indonesiani arrivati la settimana scorsa in Australia: sostengono di essere stati
rovinati dalle politiche marittime australiane, una motivazione che non è stata
ritenuta sufficiente. “La gente di altri Paesi non ha il diritto di rimanere in
Australia solo perché qui starebbe meglio economicamente”, ha detto Evans commentando
il caso.Alessandro Ursic