10/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



In marzo le elezioni presidenziali russe; ma per una radio moscovita Putin diventerà presidente di un nuovo Stato
Dopo aver stravinto le elezioni per la Duma con il suo partito (64 percento), Vladimir Putin sta architettando un nuovo escamotage che gli permetterebbe di mantenere il potere per un altro decennio: la sbandierata fusione con la contigua BieloRussia (la Russia Bianca, progetto in piedi dal 1999, ascesa di Zar Vladimir al Cremlino), che porterebbe all'adozione di una nuova Costituzione, con annesso azzeramento dei mandati presidenziali. Questo, nonostante la designazione del vicepresidente Dimitri Medvedev, sia una rassicurazione sul fatto che Putin sarà saldamente al potere nei prossimi quattro anni anche nel probabile ruolo di primo ministro, sotto la prossima presidenza del suo attuale vice.

vladimir putinUnione integrale. L'ultima smentita risale ad oggi, ma il momento atteso da otto anni potrebbe essere dietro l'angolo, vista la scadenza dell'ultimo mandato putiniano a febbraio. L'unione, se diventasse definitiva, oltre a creare una nazione da 158 milioni di abitanti, prima al mondo per estensione territoriale, avrebbe bisogno di nuova costituzione e nuovo presidente, che potrebbe ripresentarsi per quante volte ritenuto necessario dai nuovi costituenti. Secondo la radio indipendente Ekho Moskvy, Putin e la sua controparte in Russia bianca, Alexander Lukashenko, sarebbero pronti a firmare questo fine settimana l'accordo, durante una visita di due giorni a Minsk dell'ex agente Kgb in scadenza di mandato. L'unione sarebbe assoluta, in termini di territorio, dogane, rappresentanze diplomatiche, sistema giudiziario e di polizia, moneta ed esercito comuni.
 
alexander lukashenkoProteste vane. Se Putin dovesse esserne il presidente, Lukashenko, secondo la radio moscovita sarebbe il suo vice e presidente del parlamento. Le già perseguitate opposizioni della Russia bianca hanno chiamato i loro seguaci alla protesta nelle piazze, contro quella che è stata definita come “la imminente annessione”. “E' evidente come Mosca sfrutterà le sue risorse, soprattutto energetiche, per forzarci ad una 'unione di stati' non richiesta” accusa in un comunicato il fondatore del Fronte popolare bielorusso Viktar Iveshkevich. La Bielorussia è già completamente dipendente per le risorse energetiche e per il sostentamento del sistema sanitario da Mosca; Lukashenko è anche l'alleato internazionale più fidato di Putin. Tra i due paesi esiste dal 1996 una unione parziale che prevede la libera circolazione di merci senza tariffe doganali e la libera circolazione delle persone, ma rimangono ancora confini distinti. Ma nell'ultima settimana il triplicamento del prezzo del gas da parte di Mosca ha reso la vita difficile al governo di Minsk. “La fusione con la Russia potrebbe essere l'unica via di sopravvivenza per Lukashenko”, riferisce un esperto di politica russa del Carnegie center di Mosca, Nikolai Petrov.
 
sede Gazprom a MoscaFino all'ultimo “Una delle caratteristiche di Putin è non svelare i suoi piani fino all'ultimo, quindi possiamo ancora fare previsioni fino a marzo” dicono dalla redazione di Global Affairs Russia, una rivista edita in inglese nella capitale russa. Per il 2 marzo sarebbero previste le nuove elezioni presidenziali russe, ma secondo l'emittente che ha svelato il piano, per quel mese si potrebbero tranquillamente indire referendum per approvare la nuova Costituzione, la fusione e l'elezione del nuovo capo di Stato. Gli ultimi sondaggi hanno mostrato come i due terzi dei Russi bianchi sono fortemente nostalgici della loro potenza all'interno dell'Unione sovietica e sognano la riunificazione con i fratelli di Mosca. “Le maggioranze assolute del popolo, sia in Russia che in Bielorussia vogliono la riunificazione; il nostro è un progetto serio” ha detto un economista consulente del Cremlino alla radio Ekho Moskvy, Sergei Markov. Appuntamento al primo disgelo allora, per scoprire l'ennesimo mandato di Zar Vladimir primo.
 
il delfino e il presidenteIntanto, Medvedev. Per coprirsi comunque le spalle Zar Vladimir ha nominato il suo potenziale successore, con il suo beneplacito alla candidatura del vice Dimitri Medvedev, per conto di Russia Unita - il suo partito -  alle presidenziali di marzo (tra l'altro il cognome del candidato significa "Dell'Orso"; curiosa assonanza visto che il simbolo di Russia Unita è l'Orso siberiano). Quarantadue anni, il delfino è la chiave dei successi personali del presidente negli ultimi anni: ha diretto la sua campagna elettorale del 2000.  Adesso sta dirigendo la chiave dei successi geopolitici di Putin, essendo il dominus unico di Gazprom, il gigante statale del gas russo. Questo avvocato è adesso l'uomo più vicino al presidente, che nel 2003 lo ha nominato anche a capo del personale della presidenza, e dal 2005 suo vice. Comunque caschi, Zar Vladimir casca sul sicuro.
 

Gianluca Ursini

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