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Unione integrale.
L'ultima smentita risale ad oggi, ma il momento atteso da otto anni
potrebbe essere dietro l'angolo, vista la scadenza dell'ultimo
mandato putiniano a febbraio. L'unione, se diventasse definitiva,
oltre a creare una nazione da 158 milioni di abitanti, prima al
mondo per estensione territoriale, avrebbe bisogno di nuova
costituzione e nuovo presidente, che potrebbe ripresentarsi per
quante volte ritenuto necessario dai nuovi costituenti. Secondo la
radio indipendente Ekho Moskvy, Putin e la sua controparte in
Russia bianca, Alexander Lukashenko, sarebbero pronti a firmare
questo fine settimana l'accordo, durante una visita di due giorni a
Minsk dell'ex agente Kgb in scadenza di mandato. L'unione
sarebbe assoluta, in termini di territorio, dogane, rappresentanze
diplomatiche, sistema giudiziario e di polizia, moneta ed esercito
comuni.
Proteste vane. Se
Putin dovesse esserne il presidente, Lukashenko, secondo la radio
moscovita sarebbe il suo vice e presidente del parlamento. Le già
perseguitate opposizioni della Russia bianca hanno chiamato i loro
seguaci alla protesta nelle piazze, contro quella che è stata
definita come “la imminente annessione”. “E' evidente come
Mosca sfrutterà le sue risorse, soprattutto energetiche, per
forzarci ad una 'unione di stati' non richiesta” accusa in un
comunicato il fondatore del Fronte popolare bielorusso Viktar
Iveshkevich. La Bielorussia è già completamente
dipendente per le risorse energetiche e per il sostentamento del
sistema sanitario da Mosca; Lukashenko è anche l'alleato
internazionale più fidato di Putin. Tra i due paesi esiste dal
1996 una unione parziale che prevede la libera circolazione di merci
senza tariffe doganali e la libera circolazione delle persone, ma
rimangono ancora confini distinti. Ma nell'ultima settimana il
triplicamento del prezzo del gas da parte di Mosca ha reso la vita
difficile al governo di Minsk. “La fusione con la Russia potrebbe
essere l'unica via di sopravvivenza per Lukashenko”, riferisce un
esperto di politica russa del Carnegie center di Mosca,
Nikolai Petrov.
Fino all'ultimo
“Una delle caratteristiche di Putin è non svelare i suoi
piani fino all'ultimo, quindi possiamo ancora fare previsioni fino a
marzo” dicono dalla redazione di Global Affairs Russia, una rivista
edita in inglese nella capitale russa. Per il 2 marzo sarebbero
previste le nuove elezioni presidenziali russe, ma secondo
l'emittente che ha svelato il piano, per quel mese si potrebbero
tranquillamente indire referendum per approvare la nuova
Costituzione, la fusione e l'elezione del nuovo capo di Stato. Gli
ultimi sondaggi hanno mostrato come i due terzi dei Russi bianchi
sono fortemente nostalgici della loro potenza all'interno dell'Unione
sovietica e sognano la riunificazione con i fratelli di Mosca. “Le
maggioranze assolute del popolo, sia in Russia che in Bielorussia
vogliono la riunificazione; il nostro è un progetto serio”
ha detto un economista consulente del Cremlino alla radio Ekho
Moskvy, Sergei Markov. Appuntamento al primo disgelo allora, per
scoprire l'ennesimo mandato di Zar Vladimir primo.
Intanto, Medvedev. Per coprirsi comunque le spalle Zar Vladimir ha nominato il suo potenziale
successore, con il suo beneplacito alla candidatura del vice Dimitri Medvedev,
per conto di Russia Unita - il suo partito - alle presidenziali di marzo (tra l'altro il cognome del candidato significa
"Dell'Orso"; curiosa assonanza visto che il simbolo di Russia Unita è l'Orso siberiano).
Quarantadue anni, il delfino è la chiave dei successi personali del presidente
negli ultimi anni: ha diretto la sua campagna elettorale del 2000. Adesso sta dirigendo la chiave dei successi geopolitici di Putin, essendo il
dominus unico di Gazprom, il gigante statale del gas russo. Questo avvocato è adesso
l'uomo più vicino al presidente, che nel 2003 lo ha nominato anche a capo del
personale della presidenza, e dal 2005 suo vice. Comunque caschi, Zar Vladimir
casca sul sicuro.Gianluca Ursini