Sri Lanka, la denuncia: "I guerriglieri tamil reclutano i bambini nei campi profughi"

Oltre trentacinquemila vittime tra morti accertati e dispersi. Quasi ottocentomila
sfollati e danni incalcolabili a case e infrastrutture. Dopo lo tsunami del 26
dicembre scorso, lo Sri Lanka è in ginocchio. “Circa due terzi degli hotel sulle
coste sono andati distrutti o danneggiati. Il 60 per cento delle barche di pescatori
hanno subito danni o sono affondate”. A parlare da Colombo è Champika Liyanaarachchi,
giovane giornalista, impegnata per il rispetto dei diritti umani e studiosa dei
conflitti. Soprattutto di quello che da oltre vent’anni insanguina il suo Paese
e vede contrapposti i ribelli separatisti delle Tigri Tamil e il governo. In questa
guerra finora sono morte sessantacinquemila persone e sono stati commessi terribili
abusi: i più gravi contro i bambini, reclutati a migliaia dai guerriglieri. Gli
ultimi sarebbero stati catturati proprio in questi giorni di devastazione: “Le
Tigri – denuncia Champika - approfittano della situazione per rapire i piccoli
rimasti senza genitori. Il primo gennaio tre ragazze stavano per essere portate
via dal campo profughi …”. Intanto anche il segretario delle Nazioni Unite Kofi
Annan e il segretario di stato Usa Colin Powell sono arrivati ieri nei luoghi
del disastro.
Pochi giorni dopo la tragedia si è recata nelle province meridionali. Che cosa
ha visto?
Gli ospedali erano pieni di cadaveri. E altri venivano portati di continuo. Dato
che molti corpi erano in stato di decomposizione, il governo ha iniziato a ordinare
le sepolture di massa. I funzionari prima però cercavano di identificarli e li
fotografavano. Ho visto intere città rase al suolo, senza più tracce di edifici.
I superstiti si aggiravano freneticamente in cerca dei loro cari. Si sentiva un
unico lamento di pianti e grida.
Ci sono state molte polemiche sulla gestione degli aiuti. Come si sta comportando
il governo?
Gli aiuti stanno arrivando. Finora il governo ha ricevuto contanti e soccorsi
dagli Stati Uniti per il valore di un miliardo e mezzo di dollari. Il problema
è coordinare il lavoro. Ci sono ritardi causati dalla burocrazia, dalle tantissime
carte da compilare. Comunque il 4 gennaio 102 aerei carichi di aiuti erano già
atterrati a Colombo e altri 77 sono attesi. Da tutto il mondo stanno giungendo
navi e squadre di soccorso. Il governo è in difficoltà perché non si è mai trovato
a gestire un’operazione di tale portata. La presenza dei militari stranieri è
notevole. Sono arrivati per ricostruire le infrastrutture 1500 marines americani,
1000 soldati indiani e 400 pachistani. E’ atteso anche un contingente britannico.
Si è parlato di abusi contro donne e bambini, lei quali informazioni ha?
Il primo gennaio i militari dell’esercito governativo hanno salvato tre ragazze
che stavano per essere reclutate dalle Tigri. Hanno un’età compresa tra i 14 e
i 16 anni e sono rimaste orfane in seguito allo tsunami. I guerriglieri hanno
cominciato a cercare nuove reclute tra i bambini che hanno perso i genitori.
Alcuni testimoni oculari dicono che i ribelli hanno visitato diversi centri di
accoglienza per sfollati e chiesto ai genitori di consegnar loro i figli. Di conseguenza
centinaia di famiglie tamil hanno lasciato le zone controllate dalle Tigri e sono
fuggite in quelle controllate dal governo che rappresenta la maggioranza cingalese.
E riguardo ai casi di stupro?
Sei donne, che erano rimaste ferite, sono state stuprate da uomini non identificati
mentre venivano

trasportate in ospedale. Diverse ong e uno staff dell’Università di Colombo sta
aiutando queste vittime.
I soccorsi italiani sono arrivati a Trincomalee, città base della guerriglia
sulla costa orientale. Ma com’è la situazione nel resto della regione tamil (nord ed est del Paese), nelle zone più remote?
Le Tigri rifiutano di prendere parte alle operazioni di soccorso guidate dal
governo e di formare una propria task force. Per alcuni giorni hanno addirittura impedito ai gruppi non governativi di distribuire
gli aiuti nelle province del nord e dell’est. In seguito hanno consentito l’accesso,
ma hanno ordinato che i veicoli umanitari venissero scortati dai guerriglieri
armati. Inoltre sono loro a decidere a chi indirizzare i soccorsi. Alcuni soccorritori
non hanno accettato le condizioni dei ribelli e sono tornati indietro. Le Tigri
hanno anche saccheggiato dodici camion di aiuti e il primo gennaio hanno respinto
un team di medici russi che doveva curare i feriti di alcuni centri di accoglienza.
Eppure proprio le Tigri hanno denunciato che le condizioni degli sfollati tamil
sono drammatiche. E’ una situazione confusa e peggiorerà finchè i guerriglieri
freneranno gli aiuti. Tra l’altro loro stessi hanno subito ingenti perdite: circa
700 membri del loro esercito sono rimasti uccisi. Un’intera brigata di 400 persone
è stata cancellata. Erano tutte donne.