Alvaro Uribe precisa i dettagli della proposta per una zona di scambio prigionieri con le Farc. La chiesa viene indicata come unica mediatrice

Il presidente colombiano Alvaro Uribe ha reiterato nelle scorse ore la sua proposta
di una zona smilitarizzata di incontro per uno scambio umanitario di prigionieri
con le Farc, Forze armate riovoluzionarie di Coliombia. Uribe ha anche aggiunto
che la chiesa sarà l'istituzione prescelta per la mediazione e lo scambio. Ci
sono anche delle prime notizie che riguardano le regole che devono essere accettate
dalla guerriglia per arrivare allo scambio. I guerriglieri liberati dovranno firmare
un documento che li impegni a non rientrare nei ranghi delle Farc, mentre per
il momento vi è l'indisponibilità assoluta a negoziare anche sui guerriglieri
che sono detenuti in territorio statunitense. Un'analisi dei precedenti tentativi
sulla questione, dimostra come le Farc abbiano rifiutato ipotesi simili.
Dalla mediazione venezuelana, per mano dello stesso presidente Hugo Chavez con
l'ausilio della senatrice colombiana Piedad Cordoba, all'intervento del presidente
francese Nicolas Sarkozy, tutto pare disegnare una partita a scacchi di difficile
soluzione. Con alcuni passaggi ancora avvolti da un alone di mistero. Come l'arresto
a Bogotà di tre guerriglieri con i video degli ostaggi in vita, fra cui quello
di Ingrid Betancourt. Quell'arresto avvenne poche ore dopo il licenziamento di
Chavez per mano di Uribe, che lo ha accusò di aver avuto contatti diretti con
un generale del suo stato maggiore, trascurando e contravvenendo alle regole della
mediazione.
Guido Piccoli, esperto di Colombia e autore di saggi sul conflitto, rimane pessimista
su questa nuova fase annunciata da Uribe.
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