10/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Alvaro Uribe precisa i dettagli della proposta per una zona di scambio prigionieri con le Farc. La chiesa viene indicata come unica mediatrice
Alvaro UribeIl presidente colombiano Alvaro Uribe ha reiterato nelle scorse ore la sua proposta di una zona smilitarizzata di incontro per uno scambio umanitario di prigionieri con le Farc, Forze armate riovoluzionarie di Coliombia. Uribe ha anche aggiunto che la chiesa sarà l'istituzione prescelta per la mediazione e lo scambio. Ci sono anche delle prime notizie che riguardano le regole che devono essere accettate dalla guerriglia per arrivare allo scambio. I guerriglieri liberati dovranno firmare un documento che li impegni a non rientrare nei ranghi delle Farc, mentre per il momento vi è l'indisponibilità assoluta a negoziare anche sui guerriglieri che sono detenuti in territorio statunitense. Un'analisi dei precedenti tentativi sulla questione, dimostra come le Farc abbiano rifiutato ipotesi simili.
Dalla mediazione venezuelana, per mano dello stesso presidente Hugo Chavez con l'ausilio della senatrice colombiana Piedad Cordoba, all'intervento del presidente francese Nicolas Sarkozy, tutto pare disegnare una partita a scacchi di difficile soluzione. Con alcuni passaggi ancora avvolti da un alone di mistero. Come l'arresto a Bogotà di tre guerriglieri con i video degli ostaggi in vita, fra cui quello di Ingrid Betancourt. Quell'arresto avvenne poche ore dopo il licenziamento di Chavez per mano di Uribe, che lo ha accusò di aver avuto contatti diretti con un generale del suo stato maggiore, trascurando e contravvenendo alle regole della mediazione.
 
Guido Piccoli, esperto di Colombia e autore di saggi sul conflitto, rimane pessimista su questa nuova fase annunciata da Uribe.
 
 

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Angelo Miotto

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